• Italia
  • martedì 7 dicembre 2010

Immigrati accusati ingiustamente

La storia di Mohammed Fikri a Brembate non è che l'ultima di una lunghissima serie

di Francesco Costa

Come tutte le cose gestite e amministrate dagli uomini, nessun sistema giudiziario è perfetto: per quanto buona possa essere la fede delle persone che vi operano e adeguate le leggi che li guidano, le possibilità di compiere degli errori sono tutt’altro che remote. Nei casi in cui le leggi sono inadeguate o viene meno la buona fede, gli errori sono addirittura probabili. È la ragione per cui, per esempio, bisognerebbe evitare di usare le indagini e gli avvisi di garanzia come corpi contundenti, in politica e nella società. Gli errori capitano. Moltissimi, centinaia, sono noti e documentati. Altri non lo sono ancora, alcuni non lo saranno mai.

Nel vasto campionario di errori di cui si è resa protagonista la giustizia italiana negli ultimi anni, emerge un corposo filone di sospetti, indagini e in certi casi anche condanne ai danni di cittadini stranieri, rivelatisi poi del tutto infondati. Sia chiaro: gli errori purtroppo possono capitare, persino quando si è in buona fede, persino quando si pensa di aver deciso “al di là di ogni ragionevole dubbio”, come vorrebbero dottrina e buon senso. Nel caso degli extracomunitari, però, la casistica si sposa con una certa superficialità delle indagini, con l’estrema debolezza – in certi casi l’assenza – delle prove, con l’influenza di un movimento d’opinione colpevolista e razzista e la presenza di un pezzo di classe politica pronto a soffiare sul fuoco.

Claudio Cerasa, giornalista del Foglio, sul suo blog elenca i casi più recenti di immigrati accusati o condannati di reati che non avevano mai commesso. Noi abbiamo raccolto il suo elenco e lo abbiamo ulteriormente ampliato.

Mohammed Fikri a Brembate di Sopra, Bergamo
È il caso più recente, quello della scomparsa della tredicenne Yara Gambirasio. Fikri è un ragazzo marocchino arrestato nei giorni scorsi. Due gli indizi sul suo conto. Un’intercettazione telefonica in cui avrebbe detto “Che Allah mi perdoni, io non l’ho uccisa” e un biglietto per la Tunisia che proverebbe il tentativo di fuga. Durante la permanenza di Fikri in carcere, a Brembate alcune persone hanno esposto cartelli razzisti contro i marocchini. Dopo pochi giorni è venuto fuori che il viaggio in Tunisia era stato prenotato molto tempo fa e concordato col datore di lavoro di Fikri. E che la traduzione della frase di Fikri – che comunque diceva di non avere ucciso la bambina – era del tutto errata: l’uomo aveva detto semplicemente “Allah, per favore, fa che risponda”. Tra l’altro, la legge italiana prevede che le intercettazioni non possano essere utilizzate come prove, bensì come mezzi per la ricerca delle prove. Fikri è stato scarcerato oggi.

Azouz Marzouk a Erba, Como
L’11 dicembre del 2006 scoppia un incendio in un appartamento, a Erba. I pompieri arrivano e trovano quattro cadaveri e un uomo ferito gravemente. I cadaveri appartengono a Raffaella Castagna, sua madre Paola, suo figlio Youssef, la vicina di casa Valeria. L’uomo ferito è il marito di Valeria, Mario Frigerio, accoltellato alla gola. Le indagini e i sospetti si dirigono verso Azouz Marzouk, tunisino, padre di Youssuf e marito di Raffaella Castagna. Marzouk ha precedenti per spaccio di droga, è uscito dal carcere con l’indulto e non si trova in circolazione: per giorni è il sospettato numero uno, nel consueto clima di caccia all’immigrato. In realtà Marzouk al momento del reato si trovava in Tunisia, e da lì torna precipitosamente in Italia e i carabinieri confermano il suo alibi. Pochi giorni dopo, grazie alla testimonianza di Frigerio, i vicini di casa Olindo Romano e Rosa Bazzi vengono arrestati e accusati di omicidio plurimo pluriaggravato. Saranno condannati in primo grado e in appello.

I rom a Nocera Inferiore
Il 7 giugno di quest’anno un neonato viene rapito all’ospedale “Umberto Primo” di Nocera Inferiore: una donna si traveste da infermiera e porta via con una scusa Luca Cioffi, nato appena poche ore prima. Per buona parte del pomeriggio diversi giornali raccontano che la pista sulla quale stanno investigando i poliziotti porta a una o due donne di etnia rom. “Caccia a due donne rom su Fiat Verde”, scrive l’AGI. “Si cerca una Fiat Punto di colore verde con due donne rom a bordo”, scrive il Tempo. Diversi altri siti di notizie rilanciano la notizia, e i principali giornali italiani titolano sulla “caccia a due donne rom”. A mezzanotte i poliziotti fanno irruzione in un appartamento poco distante dall’ospedale, ritrovano Luca Cioffi e arrestano la donna responsabile del suo rapimento. Si chiama Annarita Buonocore, è una donna bianca di nazionalità italiana e fa effettivamente l’infermiera, ma in altro ospedale di Nocera. Il tema dei rom e dei rapimenti dei bambini è sua volta pieno di casi del genere, che il Post aveva riassunto qui.

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