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  • mercoledì 1 Dicembre 2010

Anche il Pentagono apre ai gay nelle forze armate

Cade l'ultimo pretesto dei repubblicani, che avevano chiesto di conoscere uno studio della difesa

L'amministrazione spinge per votare entro la fine dell'anno, i repubblicani promettono ostruzionismo

I soldati omosessuali possono prestare servizio nelle forze armate senza mentire sulla loro identità e senza che questo pregiudichi la compattezza e l’abilità dell’esercito. A questa conclusione è arrivato uno studio condotto dai vertici del Pentagono, che chiede quindi al congresso di abolire la dottrina “don’t ask don’t tell”, secondo cui gli omosessuali possono prestare servizio nelle forze armate a patto che mentano sul loro orientamento sessuale.

Si tratta di un’importante notizia per l’amministrazione Obama, che ha fatto una priorità dell’abolizione del “don’t ask don’t tell” e spera di riuscire ad approvare una legge entro la fine del 2010. I repubblicani sono contrari, per quanto si trovino in una posizione non facilissima. Storicamente contrari all’abolizione del “don’t ask don’t tell”, i loro argomenti si sono ridotti settimana dopo settimana. L’ex candidato alla presidenza John McCain è un eroe di guerra e il repubblicano più importante quando si parla di forze armate: si è detto sempre contrario, ogni volta aggrappandosi ad argomenti che sono poi svaniti.

Prima del 2008 diceva di essere contrario alla modifica della dottrina perché contrari erano i leader dell’esercito: poi sono arrivate le dichiarazioni favorevoli del ministro della difesa, il repubblicano Bob Gates, e del capo di stato maggiore, l’ammiraglio Mullen. McCain disse allora che avrebbe voluto sapere il parere dell’ex generale e segretario di stato Colin Powell, repubblicano, e anche lui dichiarò pubblicamente di essere favorevole all’abolizione della dottrina. In ultima istanza, McCain e i repubblicani si aggrapparono proprio al Pentagono, dicendo che un simile cambio di mentalità mentre l’esercito è impegnato in due guerre potrebbe compromettere l’unità delle truppe, e appellandosi quindi a uno studio sulle possibili conseguenze sui soldati dell’eventuale abolizione della norma. Il risultato dello studio del Pentagono è arrivato ieri indebolisce anche quest’ultimo argomento.

“Siamo convinti che il nostro esercito possa farlo, anche in tempo di guerra”, dicono nel rapporto l’avvocato del Pentagono Jeh Johnson e il generale Carter Ham. Il ministro della difesa Gates ha ribadito ancora che la dottrina attuale “obbliga i soldati a mentire”. “Passiamo molto tempo nell’esercito a parlare di cose come l’integrità, l’onore, i valori. Dire la verità è una cosa molto importante, se si vuole tener fede a questi valori”.

La Camera ha già approvato un testo di legge che abolisce la norma. Lo scorso settembre, in Senato, l’ostruzionismo dei repubblicani ha impedito alla dottrina di essere abolita definitivamente. All’epoca, i repubblicani chiesero che la votazione finale avvenisse soltanto al completamento dello studio del Pentagono. Che ora è arrivato ed è esplicito nel chiedere l’abolizione del “don’t ask don’t tell”. I repubblicani per adesso non hanno preso posizione.

Dall’entrata in vigore della legge nel 1993, circa 13mila persone sono state allontanate dall’esercito a causa del loro orientamento sessuale. Nella maggior parte dei casi si è trattato di esclusioni seguite alla rivelazione volontaria da parte dei membri dell’esercito, ma i gruppi che si battono per i diritti dei gay denunciano che in molti casi la legge è stata usata come pretesto per liberarsi da colleghi indesiderati, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

(Chip Somodevilla/Getty Images)