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  • giovedì 18 Novembre 2010

La premiazione di Liu Xiaobo rischia di saltare

Il Comitato del Premio sta pensando di cambiare radicalmente la cerimonia

Lui Xiaobo ha vinto il Nobel per la pace «per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina»

Il Comitato del Premio Nobel per la Pace potrebbe essere costretto a modificare radicalmente la cerimonia di premiazione prevista per il prossimo 10 dicembre a Oslo, perché né il vincitore Lui Xiaobo né sua moglie o altri rappresentati familiari riusciranno a essere presenti. La notizia è stata data da Geir Lundestad, segretario del comitato organizzatore del Nobel: «la cerimonia ci sarà, ma probabilmente dovremo saltare la parte in cui si consegna la medaglia e l’assegno».

Lui Xiaobo ha vinto il Premio Nobel per la Pace di quest’anno «per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina». Fu arrestato una prima volta nel 1996 e condannato a tre anni di lavori forzati. Poi, nel 2008, fu di nuovo arrestato per atti sovversivi contro il governo e poco dopo condannato a undici anni di carcere.

Le autorità cinesi hanno fatto di tutto per nascondere il più possibile la notizia del Nobel a Liu Xiaobo. Alcune emittenti all news come BBC News e CNN sono state oscurate durante l’annuncio del Comitato dei Nobel e le trasmissioni di altri canali televisivi sono state interrotte a più riprese durante l’intera giornata. Sua moglie, Liu Xia, è ancora agli arresti domiciliari dopo essere riuscita a dare la notizia del premio al marito. Uno dei fratelli di Liu, Liu Xiaoxuan, ha fatto sapere di essere costantemente controllato dal governo e di volere rimanere in silenzio.

La settimana scorsa il governo di Pechino ha impedito a due noti intellettuali cinesi, Mo Shaoping e He Weifang, di andare in Inghilterra per una conferenza. Secondo i due uomini, la decisione sarebbe stata presa per paura che potessero partecipare alla cerimonia di premiazione a Oslo, in Norvegia. La maggior parte dei cinesi non è nemmeno a conoscenza della storia di Liu Xiaobo, non sa chi sia né che si trovi da quasi un anno in una cella per essersi battuto per il rispetto dei diritti umani spesso violati dal regime. Anche Russia, Cuba, Marocco, Kazakistan e Iraq hanno fatto sapere che non invieranno nessun rappresentante alla cerimonia di premiazione. «Non ho mai visto nessun altro caso in cui un governo ha fatto così tante pressioni per convincere altre nazioni a disertare la cerimonia», ha detto Lundestad.