• Italia
  • martedì 16 Novembre 2010

Le nuove regole sui contributi all’editoria

Domani il governo esaminerà una nuova proposta: i finanziamenti saranno erogati sulla base delle copie vendute

È un po’ surreale che nelle stesse ore in cui si discute della dissoluzione della maggioranza e dell’imminente crisi del governo, quello stesso governo sia ancora impegnato a legiferare – o a provarci, almeno – su temi piuttosto importanti e delicati. La legge finanziaria, per cominciare, poi i molti capitoli rimasti in sospeso, la legge costituzionale sull’immunità per le alte cariche dello Stato. Un altro di questi sarà discusso domani dal Consiglio dei ministri e ha come oggetto il nuovo regolamento per i contributi all’editoria. Ne ha scritto oggi il Sole 24 Ore.

La crisi minaccia la sopravvivenza di decine di testate, anche se dalla Finanziaria arriva una boccata d’ossigeno di circa 100 milioni, per i giornali in cooperativa e quelli di partito. In attesa di capire gli effetti del nuovo Regolamento sui contributi: dovrebbe essere varato definitivamente domani dal Consiglio dei ministri. II testo ha l’obiettivo di “disboscare” la giungla dei contributi diretti, sostituendo quale requisito per avere i contributi il rapporto tra le copie vendute e quelle distribuite e non più tra tiratura e diffusione. Escluse dei contributi le vendite in blocco, quelle effettuate con lo “strillonaggio” e quelle inviate in cambio di quote associative diverse dagli abbonamenti. Risparmio previsto: 2 milioni e 400mila euro. II provvedimento stabilisce, all’articolo 3, un tetto al contributo erogabile in quota fissa paria due milioni peri quotidiani e 300mila euro peri periodici. Vi è poi un contributo variabile, calcolato su ogni copia distribuita con un massimo di 50 milioni di copie annue peri quotidiani. In ogni caso, l’ammontare del contributo non potrà superare il 60% dei costi in bilancio, compresi gli ammortamenti I costi “ammissibili” non sono tutti quelli che appaiono in bilancio, ma solo quelli relativi all’attività editoriale. Per i giornali organi di movimenti politici il tetto arriva al 70% dei costi. L’articolo 3 dovrebbe comportate un risparmio di 9,7 milioni. I costi per l’acquisto di servizi editoriali saranno considerati sino al 10% di quelli “ammissibili”, purché le imprese fornitrici siano in regola a livello di contributi Il contributo ai quotidiani è ridotto al 20% se l’impresa non utilizza almeno cinque dipendenti, «con prevalenza di giornalisti», assunti a tempo indeterminato.

(continua a leggere sulla rassegna stampa del ministero dell’economia)