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  • lunedì 1 Novembre 2010

«Non siamo stati noi»

Il PKK nega qualsiasi collegamento con l'attentato di ieri in piazza Taksim, che ha causato trentadue feriti

Il gruppo armato ha annunciato un'estensione del cessate il fuoco fino alle elezioni del prossimo anno

Le autorità turche stanno indagando per capire chi si nasconda dietro l’attentato di ieri di piazza Taksim, dove un uomo si è fatto esplodere vicino ad alcune camionette della polizia ferendo diciassette passanti e quindici poliziotti. Le prime indiscrezioni circolate sui giornali turchi questa mattina parlavano di un possibile coinvolgimento del PKK – il gruppo armato che rivendica la creazione di uno stato indipendente del Kurdistan – ma oggi un portavoce del PKK ha smentito qualsiasi collegamento: «Stanno puntando il dito contro di noi ma la realtà non è questa», ha detto Roj Qandil in un’intervista telefonica con CNN «non c’entriamo niente con chi ha commesso questa azione».

Il PKK era stato indicato come uno dei più probabili responsabili dell’attentato perché proprio ieri scadeva l’ultimo cessate il fuoco che il gruppo armato aveva annunciato un mese fa. Ma il portavoce dell’organizzazione Roj Qandil ha assicurato che si tratta solo di una coincidenza e che il gruppo ha intenzione di estendere il cessate il fuoco fino alla fine delle prossime elezioni, che si terranno probabilmente nell’estate del 2011. Il leader del PKK Abdullah Ocalan era stato condannato nel 2009 per attività separatista armata e sta scontando l’ergastolo come unico detenuto nella prigione sull’isola İmralı.

Negli ultimi anni numerosi attentati sono stati compiuti in Turchia da gruppi armati di diversa provenienza: affiliati ad al Qaida, ultranazionalisti, gruppi di estrema sinistra e separatisti curdi. E in passato alcune cellule del PKK hanno compiuto attentati armati anche senza avere l’autorizzazione del gruppo. La polizia turca per il momento ha preferito non rendere note le piste che sta seguendo, anche se ha escluso collegamenti con al Qaida. Ma secondo quanto riportato da Reuters, fonti affidabili vicine alla polizia avrebbero detto che – sulla base della tecnica usata nell’attentato e dei primi risultati delle indagini – al 90 percento si tratterebbe proprio di un attentato firmato dal PKK.

Durante la conferenza stampa di questa mattina, il ministro degli Interni Besir Atalay ha escluso la possibilità che ci fosse un secondo attentatore pronto a colpire dopo la prima esplosione. «Abbiamo delle informazioni», ha detto «ma siamo cauti perché non vogliamo che vengano diffuse informazioni sbagliate o fuorvianti. Al momento non siamo in grado di rilasciare nessuna dichiarazione sul tipo di organizzazione che si potrebbe nascondere dietro l’attentato».

L’esplosione è avvenuta mentre la città si apprestava a celebrare la Festa della Repubblica, le parate dovevano inizialmente tenersi venerdì ma erano state spostate a causa della forte pioggia. Piazza Taksim è una delle principali attrazioni turistiche di Istanbul, circondata da negozi, ristoranti e alberghi. In passato era già stata colpita da due attentati suicidi – che avevano sempre preso come bersaglio agenti della polizia – nel 1999 e nel 2001. Nel primo rimasero feriti tre poliziotti e dieci civili, nel secondo morirono due poliziotti. L’uomo che è rimasto ucciso facendosi esplodere ieri – di cui non è stato reso noto il nome – aveva poco più di venti anni. La polizia ha confermato che non era mai stato in precedenza sotto sorveglianza. Nessuno per il momento ha rivendicato ufficialmente l’attentato.