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  • martedì 26 ottobre 2010

La repubblica delle ong

A nove mesi dal terremoto il settore privato di Haiti è ancora in enorme difficoltà

Tra le cause ci sarebbero anche gli aiuti umanitari, che rallenterebbero la ripresa delle imprese

L’allarme colera sta fortunatamente scemando, ma la situazione generale ad Haiti continua a non migliorare. Dopo il terremoto dello scorso gennaio, come abbiamo già scritto, il paese non è riuscito a fare passi avanti significativi e ora, scrive Reuters, qualcuno ipotizza che la colpa sia anche degli aiuti umanitari arrivati nel corso dell’anno da ogni parte del mondo. Avevamo già osservato un problema simile in Africa, dove il continuo sostentamento occidentale ai governi locali rischia spesso di deresponsabilizzarli e portare corruzione.

Il problema di Haiti è però un altro, ovvero la mancata collaborazione tra il settore privato e il governo haitiano, i donatori stranieri e le organizzazione non governative. A nove mesi dal disastro che ha ucciso più di 250mila persone e ne ha lasciate oltre un milione senza casa, la situazione è sì in parte migliorata — la maggior parte del paese ha a disposizione acqua potabile, cure mediche e cibo, le epidemie di malattie sono state in parte scongiurate — ma non per merito di Haiti stessa, e soprattutto non per merito del suo settore privato, non solo ancora in difficoltà ma addirittura ostacolato dal lavoro di ong e governo.

La Reuters fa un esempio: gli ospedali (anche i migliori) e le farmacie della nazione sono quasi tutti in disuso o gestiti interamente da volontari a causa dell’abbondanza di medicinali arrivati dall’estero, mentre gli ex lavoratori haitiani, anche i più qualificati, sono ancora disoccupati. Il problema è che le ong non possono lavorare direttamente con il settore privato, e gli aiuti allo stato finiscono per rendere inutili le imprese e i negozi, creando il solito circolo vizioso per cui un paese che non produce non produce nemmeno posti di lavoro.

Edmond Mulet, il direttore della missione delle Nazioni Unite ad Haiti, ha detto che la comunità internazionale è in parte responsabile della debolezza del paese. «Abbiamo creato una repubblica delle ong, ce ne sono circa 10mila, e alcune di loro fanno un ottimo di lavoro, ma molte altre sono là e nessuno sa esattamente cosa facciano, e da dove arrivino e dove vadano i loro soldi. Abbiamo creato strutture parallele nella sanità, nell’educazione e in tanti altri campi che dovrebbero essere di dominio haitiano».

La speranza è che ora il governo prepari un piano di incentivi per i privati che abbassi i tassi di interesse e permetta alle piccole imprese di tornare a investire di nuovo.