• Italia
  • domenica 17 Ottobre 2010

“Ingiustizia plateale”

Cosa cambia dopo la manifestazione della FIOM di ieri, secondo Gad Lerner

Ieri a Roma una manifestazione della FIOM – il sindacato dei metalmeccanici federato alla CGIL – ha affollato piazza San Giovanni e avvicinato il primo sindacato italiano alla proclamazione di uno sciopero generale. Si è trattato dell’ultimo comizio di Guglielmo Epifani da segretario generale della CGIL: presto gli subentrerà Susanna Camusso. E si è trattato anche della prima manifestazione nazionale della FIOM dopo i fatti di questi mesi: l’accordo di Pomigliano, le polemiche con lo stesso Epifani, la rottura della CGIL con CISL e UIL, le contestazioni alla CISL. Oggi se ne occupa Gad Lerner su Repubblica.

L’ingiustizia plateale di cui è vittima il lavoro dipendente nel nostro paese – rimossa dal governo, trascurata dalla sinistra – si sta riprendendo da sola l’attenzione che le spetta.

Solo un establishment miope, che ha lucrato per decenni sulla crescita delle disuguaglianze sociali senza peraltro compensarla con alcun vantaggio per l’economia, può liquidare la piazza romana gremita di lavoratori metalmeccanici come una manifestazione di estremismo politico. Da trent’anni una distribuzione squilibrata del reddito – che a differenza da altri paesi neppure la fiscalità e il welfare riescono a correggere – provoca un’imponente decurtazione della quota di ricchezza nazionale destinata alle buste paga. E come se questo non fosse un problema, ogni rara volta che viene ipotizzato un nuovo investimento nell’apparato industriale, esso viene preceduto dalla richiesta di concessioni normative a vantaggio dell’impresa. Quasi non provenissimo da decenni di moderazione sindacale e di concessioni rimaste senza contropartita alcuna per i lavoratori.

Può sembrare antico il simbolo della Federazione Impiegati Operai Metalmeccanici della Cgil fondata nel 1901, con la ruota dentata e il martello affiancati alla penna e al compasso – ma chi lo irrideva alla stregua di un anacronismo ormai disgiunto dal malcontento operaio, ha perso la sua scommessa.

(continua a leggere su Repubblica)