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  • venerdì 15 Ottobre 2010

La democrazia in Kirghizistan fa fatica

I nazionalisti hanno vinto le elezioni con solo il 9 percento dei voti

Le divisioni etniche potrebbero favorire i gruppi islamici estremisti

Le elezioni di domenica scorsa in Kirghizistan hanno sancito la vittoria del partito nazionalista Ata Zhurt, sostenitore del presidente deposto Kurmanbek Bakiyev, ma il dato rilevante è quello sulla percentuale di voti ottenuta dai due maggiori partiti: 9 percento per Ata Zhurt e 8 percento circa per il Partito Socialdemocratico dell’ex primo ministro Almazbek Atambayev, arrivato secondo. Un risultato che dimostra quanto frammentata e precaria sia la situazione nell’ex repubblica sovietica, dove i 120 seggi parlamentari sono stati contesi da ben ventinove partiti.

L’obiettivo delle elezioni era quello di introdurre la prima democrazia parlamentare nel paese e ridargli un minimo di stabilità dopo i terribili scontri di giugno tra la maggioranza kirghisa e la minoranza uzbeka, ma un risultato elettorale così frammentato non renderà semplice la formazione del nuovo governo. Tutti e cinque gli schieramenti che sono riusciti a superare la soglia del 5 percento prevista dalla costituzione per entrare in parlamento hanno infatti ottenuto più o meno lo stesso numero di seggi (tra i venti e i trenta a testa).

Gli Stati Uniti — che hanno una base aerea militare su suolo kirghiso — avevano auspicato a lungo queste elezioni, al contrario della Russia — anch’essa con una base aerea in Kirghizistan — che si era opposta al modello parlamentare, preoccupata che un sistema simile possa generare violenze e facilitare un colpo di stato da parte di gruppi islamici estremisti. Anche l’Economist ieri è tornato ad analizzare queste preoccupazioni:

In un paese diviso, poco abituato alla democrazia, molti sono pessimisti sul futuro politico. Le istituzioni sono ancora deboli e il paese è  paralizzato dal regionalismo: non è chiaro come presidente, primo ministro e parlamento riusciranno a lavorare insieme. Il passo verso la democrazia è un tentativo nobile, ma sembra alquanto affrettato.

Lo scorso giugno più di 400 persone sono morte a Osh, una città nel sud del paese, e migliaia di persone hanno perso la propria casa a causa degli scontri tra kirghisi e uzbeki. L’ex presidente Kurmanbek Bakiyev era fuggito dal paese ad aprile al termine di una lunga serie di sommosse antigovernative nate in seguito all’aumento del costo della vita e alla corruzione interna al governo.