• Mondo
  • lunedì 14 Giugno 2010

Kirghizistan, come si è arrivati a tanto

Delle piccole risse tra kirghisi e uzbeki si sono trasformate nel più grave scontro etnico della storia del paese

La rivalità venne rinvigorita dalla spartizione di Stalin della valle di Fergana, e in molti pensano che dietro questi nuovi scontri ci siano ragioni politiche

L’Associated Press ha messo insieme alcune domande e risposte essenziali per capire come si è arrivati a una strage che al momento sembra inarrestabile in un paese di cui il resto del mondo sa così poco. Il Kirghizistan ha una popolazione di cinque milioni di abitanti ed è una ex repubblica sovietica: si trova ormai distante dalla Russia, essendone separato dall’ampia superficie del Kazakistan a nord, e confina a est con la Cina e a ovest con Tagikistan e Uzbekistan.

Cosa ha scatenato le violenze?
A quanto pare i primi scontri sono nati dopo una non chiarita piccola disputa nella città di Osh, nel sud del paese. Gruppi di giovani hanno poi ingaggiato veri combattimenti, degenerati in saccheggi di negozi e case. Nel giro di poche ore, venerdì mattina la città era un campo di battaglia, con bande di kirghisi che aggredivano le minoranze uzbeke sostenendo di vendicarsi degli attacchi ricevuti. La violenza etnica ha poi raggiunto Jalal-Abad. Secondo il governo la rapidità dell’estensione delle violenze dimostra un piano preordinato di cui accusa il presidente deposto President Bakiyev e i suoi sostenitori.

Da dove nascono le tensioni tra le comunità?
La fertile valle di Fergana, dove si trovano Osh e Jalal-Abad apparteneva un tempo a un singolo signore feudale, ma fu divisa da Stalin tra Uzbekistan, Kyrgyzstan e Tajikistan. I nuovi confini staliniani riaccesero vecchie rivalità e aizzarono le tensioni etniche. Sia i kirghisi che gli uzbeki sono musulmani sunniti. Generalmente gli uzbeki sono in migliori condizioni economiche, ma sono poco rappresentati nel potere centrale e chiedono da tempo maggiori diritti politici e culturali.
Nei mesi finali dell’Unione Sovietica i due gruppi si scontrarono – con centinaia di morti – sulle rispettive pretese sulla terra della valle. Ma si riteneva che ultimamente le due comunità vivessero pacificamente e molti sostengono che le rivalità storiche siano state riattizzate per ragioni politiche e per destabilizzare il paese.

Qual è la stata la risposta del governo alle violenze?
Il governo a interim – subentrato a quello fuggito dopo la rivolta di aprile – ha dichiarato lo stato di emergenza, ma i locali sostengono che la polizia e l’esercito sono stati travolti dalla dimensione delle violenze. La presidentessa Roza Otunbayeva ha chiesto alla Russia di intervenire per aiutare a ristabilire la pace, ma Mosca ha rifiutato di ingerire in una questione interna. Il CSTO – una sorta di NATO dei paesi ex sovietici – si riunirà lunedì per decidere se mandare una forza di pace

Qual è lo scenario politico?
Il paese è guidato da una fragile coalizione di politici rivali che si erano alleati contro il presidente fuggito Bakiyev. Il governo gode dell’apprezzamento dei cittadini, molto risentiti nei confronti di Bakiyev, ma le prime tensioni al suo interno e la percezione di scarsa incisività stanno già deludendo. La nuova Costituzione proposta dal governo avrebbe dovuto essere approvata con un referendum il 27 giugno, ma a questo punto è tutto messo in discussione

Come sta reagendo la comunità internazionale?
Gli Stati Uniti e la Russia, che hanno entrambi basi militari in Kirghizistan, hanno più ragioni di essere preoccupati. La base americana di Manas sta aiutando a far arrivare aiuti e cibo nel paese. Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha annunciato che l’ONU si sta occupando di quali aiuti mandare. La Russia ha mandato dei soldati a proteggere le sue basi.