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  • lunedì 19 Aprile 2010

A che punto è il Kirghizistan

Il presidente kirghiso abbandona il Kazakistan, mentre proseguono le proteste in Kirghizistan

Il governo del paese è stato assunto dalla leader dell'opposizione

L’ex presidente kirghiso ha abbandonato il Kazakistan dove si era rifugiato alcuni giorni fa sfuggendo alle sommosse antigovernative scoppiate nel suo paese. La rivolta contro la corruzione e il costo della vita sempre più alto è iniziata nella giornata del 6 aprile ed è stata fomentata da alcuni leader dell’opposizione. Il giorno dopo i manifestanti hanno occupato alcuni edifici governativi e la televisione di stato nella capitale, Biškek.

La sommossa è stata repressa duramente dalla polizia. Nei disordini hanno perso la vita almeno 75 persone, mentre negli ospedali locali sono stati ricoverati oltre 450 feriti. Le proteste continuano in alcune aree del paese, dove le violenze tra manifestanti e forze di polizia continuano ormai da giorni.

Secondo il primo ministro Daniar Usenov, la Russia avrebbe sostenuto le proteste dei manifestanti, una posizione seccamente smentita da Vladimir Putin. La leader dell’opposizione Roza Otunbaieva si era recata in Russia negli ultimi giorni di marzo per chiedere supporto da parte del governo russo. La scelta di Putin di appoggiare le istanze dell’opposizione ha aumentato le tensioni.

Otunbaieva ha così proclamato l’istituzione di un nuovo governo a termine, richiedendo subito dopo aiuti umanitari alla Russia. La scelta ha indotto il presidente kirghiso ad abbandonare il paese, riparando inizialmente in Kazakistan.

Gli Stati Uniti hanno offerto la loro disponibilità a collaborare con il nuovo governo. La scelta dell’amministrazione Obama differisce da quella assunta alcuni mesi fa per l’Honduras. In quell’occasione, gli USA si mossero per il ritorno del presidente Zelaya e si rifiutarono di riconoscere il nuovo governo per mesi. I rapporti diplomatici degli Stati Uniti sono gestiti caso per caso: solitamente il governo riconosce gli Stati, ma non necessariamente i governi che li guidano.