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La guerra delle valute spiegata da Romano Prodi

Sulle svalutazioni si può solo mettersi d'accordo, sostiene l'ex primo ministro

Oggi sul Messaggero Romano Prodi riassume la “guerra delle valute” in corso ed esclude che possa essere vinta da chiunque non si metta d’accordo con gli altri.

Ci sono degli eventi che quando arrivano fanno molto male, anche se erano previsti e scontati. Il fallimento della riunione del Fondo Monetario Internazionale nello scorso weekend si colloca certamente in questa categoria. Questo fallimento era quasi scontato perché troppo diverse erano le posizioni dei principali partecipanti e troppo fragile il lavoro diplomatico compiuto per superare queste divergenze. L’estrema difficoltà di un accordo era parsa evidente anche dalla crescente serie di conflitti già scoppiati tra le politiche monetarie dei diversi Paesi.
Il padre di tutti questi conflitti è naturalmente la diatriba fra il governo americano e quello cinese sulla rivalutazione dello yuan, rivalutazione che gli americani chiedono ormai quotidianamente e che i cinesi rifiutano con altrettanta regolarità, sostenendo che il peso di rimettere in equilibrio i flussi valutari è responsabilità principale di chi ha creato lo squilibrio, e cioè dei cittadini statunitensi che per troppi anni hanno consumato oltre i propri mezzi. A complicare le cose è anche intervenuto il Giappone, con una politica estremamente energica volta a tenere basso il valore dello yen e aiutare così, attraverso l’aumento delle esportazioni, una ripresa che non arriva mai.

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