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  • venerdì 17 settembre 2010

Russia e Norvegia trovano un accordo sulle risorse dell’Artico

Russia e Norvegia hanno trovato un accordo per lo sfruttamento delle risorse energetiche nell'Artico

Il territorio si estende su una superficie di oltre 175mila kmq nel mare di Barents

Russia e Norvegia hanno trovato un accordo per lo sfruttamento delle risorse energetiche nell’Artico dopo una disputa di oltre quarant’anni. Il presidente russo Dmitry Medvedev e il presidente norvegese Jens Stoltenberg hanno firmato un documento che stabilisce esattamente la linea di confine tra i territori appartenenti alle due nazioni, aprendo la strada allo sfruttamento delle enormi quantità di gas e petrolio presenti nell’area.

Il territorio al centro della disputa si estende su una superficie di oltre 175mila kmq nel mare di Barents. Giacimenti petroliferi sono stati individuati sia nel versante norvegese delle isole Svlabard che in quello russo delle isole Novaya Zemlya e finora entrambi i paesi avevano rivendicato il loro diritto esclusivo allo sfruttamento delle risorse, diventate sempre più accessibili a causa del progressivo scioglimento dei ghiacci. Il governo russo ha stimato che circa trentanove miliardi di barili di petrolio si possano trovare lì sotto.

Le trattative tra i due paesi iniziarono nel 1970, e l’allora Unione Sovietica pretendeva che la linea di demarcazione venisse tracciata seguendo la linea del meridiano che unisce idealmente il territorio russo al Polo Nord. La Norvegia è riuscita a ottenere che il confine venisse tracciato a metà strada tra i due arcipelaghi delle Svalbard e delle Novaya Zemlya. L’accordo stabilisce anche che qualsiasi giacimento individuato sulla linea di confine sarà sfruttato in maniera congiunta.

Resta da vedere se l’accordo potrà davvero servire da modello per mettere fine anche alle altre dispute in corso per il controllo sui territori artici, in particolare a quelle tra Russia e Canada che in questi giorni hanno ripreso le trattative. Secondo la Convenzione dell’Onu sul diritto del mare del 1982, ogni paese può sfruttare le risorse energetiche che si trovino al massimo a una distanza di duecento miglia nautiche dal proprio territorio, ma il limite può essere esteso se si riesce a dimostrare che la struttura della placca oceanica sottostante è un prolungamento naturale di quella della propria nazione. Da tempo Russia e Canada sostengono che la famosa dorsale di Lomonosov – una catena montuosa sottomarina che si estende tra Groenlandia e Russia – è un’estensione delle rispettive placche continentali.

Nel 2001 Russia aveva già presentato una domanda alle Nazioni Unite per rivendicare il possesso della preziosa striscia di terra subacquea, ma la domanda era stata respinta per mancanza di prove. Poi aveva provato a far valere le proprie ragioni con un eclatante atto dimostrativo: nel 2007 due piccoli sottomarini avevano piantato la bandiera russa a oltre 4.200 metri di profondità, proprio in un punto della dorsale di Lomonosov. Al momento i due paesi stanno lavorando su nuove documentazioni da sottoporre alla commissione dell’Onu. In ballo c’è l’accesso a una superficie di oltre un milione di kmq ricca di gas, petrolio e metalli naturali.

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