In Nuova Zelanda continuano le scosse

Come se la cavano in Nuova Zelanda a quattro giorni dal sisma che ha distrutto centinaia di edifici senza causare vittime

Per tutta la notte di ieri la zona di Christchurch in Nuova Zelanda è stata colpita da nuove scosse di terremoto che hanno causato nuovi danni e messo la popolazione in uno stato di paura e abitudine assieme. Continua a essere impressionate la fortunata distanza tra la dimensione dei danni e il numero dei morti: zero.

I danni potrebbero raggiungere i 4 miliardi di dollari neozelandesi (circa 2,3 miliardi di euro) stando alle ultime stime delle autorità. Sabato un sisma molto intenso (magnitudo 7,1) ha colpito l’Isola del Sud del paese (diviso in due isole maggiori), interessando principalmente la città di Christchurch, la più grande e popolosa dell’isola con circa 360mila abitanti. Ci sono stati un centinaio di feriti e migliaia di edifici sono stati profondamente lesionati.

In molte aree di Christchurch e nella zona di Canterbury gli abitanti lamentano una scarsa attenzione da parte delle autorità e chiedono maggiore assistenza. Il sisma ha provocato l’interruzione di alcune linee elettriche e degli acquedotti, rendendo la vita difficile ai terremotati. Gran parte delle comunicazioni e delle informazioni sono circolate in rete, soprattutto su Twitter. Il governo ha aperto un sito di raccolta e distribuzione delle informazioni utili.

Il governo ha anche deciso di erogare un sussidio di emergenza per chi è stato colpito dal terremoto e non può lavorare. A partire dalle prossime ore, i datori di lavoro riceveranno un sussidio pari a 350 dollari neozelandesi (quasi 200 euro) per ogni impiegato così da poter assicurare il pagamento degli stipendi. Il sussidio sarà concesso solamente agli imprenditori con meno di 20 impiegati. L’operazione dovrebbe interessare cinquemila società e 77mila dipendenti, il fondo complessivo è pari a 15 milioni di dollari neozelandesi (quasi 9 milioni di euro).

Dal giorno della scossa più intensa a oggi, sull’isola si sono registrate centinaia di altre scosse che in alcuni casi hanno superato magnitudo 5,1. La pagina web Christchurch Quake Map propone una mappa con la progressione delle scosse che si sono succedute dal 4 settembre a oggi

Il terremoto ha interessato un’area molto ampia dell’Isola del Sud, ma la scarsa densità abitativa e la natura degli edifici, in legno o già costruiti con criteri antisismici, hanno consentito di ridurre al minimo il numero dei feriti e hanno contribuito a evitare vi fossero vittime. I crolli maggiori si sono registrati nel centro storico di Christchurch, i cui edifici erano costruiti con mattoni in stile britannico.

La NASA ha diffuso una mappa con l’attività sismica rilevata nella regione. La Nuova Zelanda si trova sul confine delle placche tettoniche australiana e del Pacifico. In pratica, le zolle (o placche) sono delle enormi porzioni di crosta terrestre che si muovono “galleggiando” sul mantello terrestre, una parte del “ripieno” della Terra. Le placche si muovono lentamente, ma in continuazione, allontanandosi e scontrandosi, plasmando così la parte superficiale del pianeta e formando, ad esempio, le catene montuose.

La placca del Pacifico e quella australiana danno vita in prossimità dell’Isola del Sud a una faglia trascorrente, in pratica i loro margini scivolano uno a fianco dell’altro. Per questo motivo l’area è soggetta a centinaia di piccole scosse ogni anno e nel corso del tempo ha portato alla formazione delle Alpi Meridionali, una catena montuosa che attraversa l’isola. Secondo i ricercatori, però, il terremoto del 4 settembre sarebbe stato causato da un’altra faglia che non era stata ancora identificata.

Di piccole faglie che attraversano le terre della Nuova Zelanda ce ne sono parecchie, ma quella che ha causato il terremoto era ben nascosta dalle pianure della regione geografica di Canterbury. Le pianure si trovano tra le Alpi Meridionali e l’oceano Pacifico e sono state create dai fiumi che dalle montagne arrivano al mare. Questi hanno trasportato detriti, come ghiaia e sabbia, nel corso dell’ultima era glaciale 16mila anni fa. I depositi hanno nascosto i segni delle attività geologiche, nascondendo così la faglia all’occhio dei ricercatori. I detriti hanno, inoltre, peggiorato gli effetti del terremoto perché hanno favorito la rapida diffusione delle onde sismiche.