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  • sabato 4 Settembre 2010

Tornano le liste Anemone

Prosegue l'indagine sugli appalti per i Grandi Eventi, e spunta un nuovo elenco di nomi

È di nuovo citato Claudio Scajola, e appaiono i nomi del generale dei servizi segreti e di un "Berlusconi" non identificato

Nel maggio scorso tutti le prime pagine dei giornali erano dedicate alla “lista Anemone“, l’elenco di nomi — ministri, politici, registi, giornalisti, istituti religiosi — che avrebbero beneficiato di lavori di ristrutturazione delle ditte di Diego Anemone, il costruttore prima arrestato e poi rilasciato per decorrenza dei termini. Secondo l’accusa, Anemone avrebbe corrotto diversi funzionari del ministero dei Lavori Pubblici per ottenere così appalti come, tra gli altri, quelli per il G8 della Maddalena e i 150 anni dell’Unità d’Italia.

I magistrati della Procura di Perugia che seguono le indagini, Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, hanno ora nuovo materiale su cui lavorare. Gli investigatori hanno trovato una nuova lista nell’hard disk del computer di Stefano Gazzani, il commercialista di Anemone indagato per riciclaggio. La lista — dicono gli inquirenti — presenta «molte e significative coincidenze di nomi […] e altrettanto significative differenze» rispetto a quella trovata a maggio nel computer di Daniele Anemone, il fratello.

Buona parte dei nomi segnati sulla nuova lista, che non ha né date né cifre, erano già contenuti nella precedente. Le novità sono principalmente tre: nuovi riferimenti a Claudio Scajola, l’ex ministro dello sviluppo economico dimessosi a causa della casa di Roma che sarebbe stata pagata con 900 mila euro in nero messi a disposizione da Anemone, il nome del generale dei servizi segreti Francesco Pittorru e la presenza di un “Berlusconi” non meglio identificato, scrive il Corriere della Sera.

Ci sono riferimenti precisi a Scajola, che ottenne i soldi per l’acquisto dell’appartamento con vista Colosseo, oltre alla ristrutturazione gratuita. È citato anche il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru al quale sono state intestate due case comprate per ordine di Anemone. In entrambi i casi si è accertato che le fatture da decine di migliaia di euro per il rifacimento dei loro immobili furono emesse a carico del Sisde e pagate con i soldi destinati al rifacimento della nuova sede degli 007 in piazza Zama, a Roma. E adesso si è scoperto che una parte dei lavori per il ministro fu affidata alla «Medea» società di Anemone gestita per un periodo da Mauro Della Giovampaola, delegato alla missione G8 anche lui finito agli arresti nella prima fase dell’inchiesta. Uno dei nomi citati nella nuova lista è «Berlusconi», senza nessun altro riferimento e ora si sta cercando di stabilire se si tratti di Paolo, il fratello del premier che attraverso una delle sue aziende si occupò di una parte dei lavori a La Maddalena in vista del vertice G8 oppure se ci si riferisca a qualche intervento effettuato a Palazzo Chigi. Del resto le imprese di Anemone avevano ottenuto grazie all’interessamento di Balducci l’appalto per la manutenzione degli stabili di diverse istituzioni. Un affare da milioni di euro che sembra aver scatenato numerosi appetiti.

Gli inquirenti sono quindi interessati a capire chi sia il “Berlusconi” in questione per poi stabilire se anche in questo caso sia avvenuto il “metodo Anemone”, ristrutturazioni in cambio di appalti sostanziosi. Repubblica scrive che, qualsiasi sia l’identita del “Berlusconi”, la Procura giudica interessante il documento per almeno due motivi.

La prima: il fatto che fosse in possesso del commercialista di Anemone dimostrerebbe che i lavori indicati nella lista originaria conservata dal costruttore furono effettivamente svolti. La seconda: che di quei lavori, per ragioni contabili e probabilmente non solo contabili, andavano in qualche modo camuffate la committenza e gli importi (e di questo avrebbe dovuto occuparsi appunto Gazzani).

Repubblica scrive inoltre che la situazione di Claudio Scajola — per ora un semplice testimone nell’indagine sulla compravendita della sua abitazione romana — potrebbe aggravarsi, a causa di nuovi sviluppi dell’inchiesta.

Il Ros dei carabinieri ha infatti accertato che i complessi lavori di ristrutturazione del “mezzanino” vista Colosseo (per altro, come ormai documentato, mai pagati e “caricati” sui costi di appalti pubblici vinti da Anemone) vennero seguiti personalmente non solo da Diego Anemone, ma, attraverso la società “Medea”, anche da Mauro Della Giovampaola, l’ingegnere arrestato nel febbraio scorso insieme a Balducci, De Santis e Anemone, all’epoca funzionario della struttura della Ferratella (la stazione appaltante i lavori per i Grandi Eventi), nonché inquilino di riguardo di uno degli immobili di “Propaganda Fide”.