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  • domenica 22 Agosto 2010

“Una alleanza costituzionale”

Franceschini intervistato da Repubblica descrive i programmi del PD per il prossimo futuro

Guadagnare attenzione e interesse da parte dell’opinione pubblica e dei giornali quando la maggioranza di governo si prende a schiaffi da giorni non è una cosa semplice, al di là delle negligenze e delle inadeguatezze dell’opposizione. E bisogna dire anzi che, nonostante rimangano alcuni momenti di black out, il Partito Democratico stia provando adesso a reagire: a organizzare qualcosa, invece che stare a guardare, e mettere in campo un progetto nell’eventualità probabile che la legislatura si concluda anticipatamente.

La prima mossa è stata quella annunciata da Bersani, la “campagna porta a porta” che farà sicuramente felici gli innumerevoli opinionisti – da bar e da redazione – secondo cui il PD deve stare “fra la gente”, nel famigerato “territorio”. In realtà in Italia non esiste un partito radicato in modo territorialmente più capillare del Partito Democratico, e spesso dietro l’invito a “stare tra la gente” si nasconde la richiesta di dire un po’ di più le cose che alla gente piace sentire. Insomma: buona l’iniziativa, non fosse altro per l’idea di dinamismo e attività che se ne deriva, ora bisogna sperare che la gente gradisca quello che gli esponenti del PD hanno da dire loro.

La seconda mossa è il progetto per il Paese, descritto oggi dal capogruppo del PD alla Camera, Dario Franceschini, in una lunga intervista concessa a Repubblica. Si tratta di un testo interessante: non solo perché spiega appunto cosa pensa di fare il Partito Democratico in caso di fine anticipata della legislatura, ma anche perché porta lo stesso Franceschini verso alcune affermazioni molto diverse da quelle che sosteneva pochi mesi fa.

Franceschini esordisce dicendo che “se Berlusconi rompe e va alle elezioni, le perde”, e dice di esserne certo perché il bilancio del governo è fallimentare e “di fronte ad una situazione di emergenza scatterebbe una risposta straordinaria e di emergenza da parte di tutta l’opposizione”. Umberto Rosso, il giornalista di Repubblica, chiede quale sarebbe questa risposta di emergenza, e lì Franceschini mette sul tavolo le due paroline che poi Repubblica metterà nel titolo addirittura con le lettere maiuscole, come a indicare il nome di una nuova coalizione.

Cioè?
“La nascita di una alleanza costituzionale. Aperta a tutte le forze che alla svolta autoritaria di Berlusconi sono pronte a dire di no”.

Chi ne farebbe parte?
“Chi ci sta. Partendo naturalmente dal Pd, da Di Pietro, dalla sinistra che è fuori dal Parlamento”.

Casini?
“Casini è all’opposizione, e dunque è evidente che si tratta di un nostro interlocutore naturale”.

Al di là del merito della proposta, che può suscitare sia entusiasmo che perplessità, è notevole la svolta di Franceschini, che fino a pochi mesi fa sosteneva l’esatto contrario: la necessità di “non tornare indietro”, l’inutilità del dialogo con l’UdC, la fine delle coalizioni infinite e litigiose, “costruite con l’unico collante del nemico”. Bene: oggi Franceschini propone una coalizione aperta a tutti i nemici di Berlusconi. Tant’è che il giornalista se ne accorge, e gli chiede perplesso se un’alleanza che va da Casini e Vendola – al di là della sua dubbia sostenibilità politica – non significhi la fine della vocazione maggioritaria del PD.

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