Come la crisi minaccia le energie rinnovabili

A causa della crisi i governi europei stanno tagliando i sussidi alle aziende che investono in fonti rinnovabili

Si prospettano problemi per le aziende che investono nell’energia rinnovabile. Negli anni che hanno preceduto la crisi del 2008 i governi hanno lavorato per agevolarle, aiutandole con sussidi economici. Ora però la crisi e i prezzi alti dell’energia stanno spingendo i governi a tagliare parte di quei sussidi, mettendo in difficoltà chi investe nel settore. E complicando i piani dell’Unione Europea, che prevede di rendere pulito il 20 per cento dell’energia utilizzata entro il 2020, tagliando così del 20 per cento le emissioni di gas serra rispetto al 1990.

Il Wall Street Journal racconta la storia dello spagnolo Salvador Guerra Salamo. La sua famiglia ha investito 7 milioni di euro per un impianto di pannelli solari da 2.1 megawatt, ma la Spagna è a un passo dal tagliare parte degli aiuti economici per l’energia rinnovabile, anche a chi sta la già producendo — una categoria che dovrebbe essere protetta dal governo. Senza quei sussidi, l’impresa di Guerra rischierebbe di fallire. Secondo il racconto dell’uomo, otto anni fa fu suo figlio, allora quindicenne, a convincerlo a investire nell’energia rinnovabile dopo una lezione a scuola sul fotovoltaico.

Sono decine di centinaia le famiglie e le imprese nella stessa situazione dei Guerra, che fino al 2017 devono versare tutti i loro guadagni alle banche per ripagare i propri debiti. Prima che lo stato abbassasse i sussidi, tra il 2007 e il 2008 in Spagna c’è stato un boom di investimenti nel fotovoltaico. Ma nonostante produrre energia verde costi di più, il governo non ha alzato i prezzi ai consumatori, creando quindi un deficit che ora deve ripagare. Per questo sta discutendo con i partiti d’opposizione per una riforma del settore energetico, con l’obiettivo di rivedere l’intero sistema di prezzi dell’elettricità.

Ha già annunciato tagli ai sussidi agli impianti termici solari — che usano degli specchi per concentrare i raggi del sole in un sistema di ricezione centrale, che genera del vapore che mette in moto turbine elettriche — e impianti eolici. Ma questi sono costi relativamente bassi — ci sono pochi impianti termici solari, e l’energia eolica ha sussidi molto inferiori a quelli delle centrali d’energia solare. Il primo agosto scorso il governo ha annunciato un piano di regolamentazione per tagliare del 45 per cento i sussidi per le centrali fotovoltaiche che verranno costruite in futuro.

Le associazioni a favore delle energie rinnovabili hanno protestato contro la decisione: il piano del governo copriva un arco di 25 anni e un taglio del genere sarebbe quindi retroattivo. Associazioni e governo sono attualmente in trattative per ridurre quel taglio del 30 per cento, sperando che più aziende possibili riescano a salvarsi. Rimane però il problema alla base di tutto: la Spagna dovrà trovare in qualche modo i soldi che ha speso e spenderà per l’energia rinnovabile. E questa situazione è comune a diversi paesi europei.

In Germania, i consumatori pagano i sussidi per l’energia verde direttamente nella bolletta dell’elettricità. Il ministro dell’economia tedesco Rainder Brüderle ha detto che i prezzi dell’elettricità sono destinati ad aumentare del 10 per cento, a causa dell’aumento rapido delle aziende che producono fonti d’energia rinnovabile. […] Di conseguenza, l’ammontare dei sussidi è diventato molto più alto rispetto a quanto fosse all’inizio.

Allo stesso modo della Spagna, il governo tedesco ha deciso di tagliare del 16 per cento gli aiuti economici all’energia solare, per cercare di fermare l’espansione e non alzare i prezzi a livelli sconsiderati.

Anche in Italia, scrive il Wall Street Journal, i prezzi alti delle bollette dell’elettricità sono un problema sentito in tutto il paese. E anche qui il governo sta cercando di cambiare il programma di “certificati verdi“, titoli negoziabili che servono a incentivare l’investimento in energia pulita. Scrive EcoBlog:

L’articolo in questione, se venisse approvato, abolirebbe l’obbligo da parte del GSE [Gestore Servizi Energetici] di acquistare i certificati verdi  in eccesso e modificherebbe in maniera drastica il mercato delle rinnovabili. L’obbligo di acquisto è da tempo aspramente criticato da più parti: non permettendo che i certificati verdi restino invenduti ne tiene alto il prezzo che, altrimenti, dagli 80-90 euro attuali passerebbe a 20-30 euro a certificato.

Molti puristi dell’economia, ma soprattutto molti detrattori delle energie rinnovabili, non vedono l’ora che i certificati verdi crollino di prezzo: essendo il metodo principale con cui lo stato paga le rinnovabili, un crollo del prezzo renderebbe decisamente meno vantaggioso produrre energia pulita. Secondo l’ex ministro Ronchi, però, sarebbe sbagliatissimo: «circa l’80% degli investimenti in nuovi impianti eolici e da biomasse, cioè 3.300 MW, sono finanziati per oltre 5,3 miliardi con business plan che si basano sulla normativa vigente». Il che vuol dire che se cambia la normativa, e crolla il prezzo, ci troveremmo con l’80% dei progetti fuori mercato.

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