Il mandante

Il Ministro della Cultura chiede al Corriere della Sera di indagare sul Presidente della Camera

Se non lo farà infliggerebbe, purtroppo, un duro colpo alla propria stessa credibilità e ne deriverebbe «un caso» che non potremmo non additare ai lettori del Suo quotidiano come davvero scandaloso

A volerla leggere molto malignamente dovrebbe essere facile trovare dei precedenti storici nel ministro della cultura (popolare) che suggerisce al Corriere della Sera che articoli scrivere, e in un membro del governo che chiede ai giornali di colpire i presunti traditori interni.
Ma siccome i paragoni col regime sono stati fin troppo abusati negli ultimi decenni, limitiamoci ai fatti. Il Corriere della Sera ospita oggi una lunga lettera del ministro Bondi, uomo di frequenti lettere ai giornali. Nella lettera, il ministro della Cultura accusa lo stesso Corriere – superando ogni pudore sul rispetto dei ruoli – di essersi votato a una campagna denigratoria e gratuita del governo per ottenerne la caduta.

Anche il Corriere della Sera, che può giustamente vantare per il passato tanti meriti nella difesa di una libera e obiettiva informazione al servizio della verità e della libertà, in questo periodo non si è sottratto, sia pure con una propria peculiare autonomia, ad una campagna di stampa unilaterale contro appartenenti ad un determinato schieramento politico. Per circa un anno è stata imbastita ed è proseguita in maniera incessante una campagna di stampa di segno scandalistico, per la verità più confacente ai più diffusi settimanali rosa piuttosto che a grandi quotidiani espressione della borghesia illuminata, diretta principalmente contro il Presidente del Consiglio e la sua vita privata, senza che peraltro vi fosse alcun risvolto di carattere politico e ancor meno di carattere penale.
Per non parlare poi della incessante trascrizione e pubblicazione di verbali di indagini giudiziarie e perfino di intercettazioni telefoniche, spesso riguardanti aspetti della vita privata di esponenti politici, assolutamente prive di qualsiasi rilievo penale, che purtroppo vengono utilizzate per dettare l’agenda delle indagini giudiziarie e della discussione politica del nostro Paese.
Anche il Corriere della Sera, in sostanza, in questi anni ha scandagliato ogni aspetto della vita privata e pubblica del Presidente del Consiglio e di altri uomini politici, con una spiccata preferenza per quelli di centrodestra, onde trarne ragioni per irrobustire e suffragare la campagna di condanna morale prima ancora che politica decretata nei confronti di quella parte politica rea di ottenere il consenso degli italiani senza avere ottenuto una patente di legittimità democratica rilasciata dalla sinistra e da tutti i poteri ad essa alleati.
Ogni sia pur piccola e insignificante notizia è stata illuminata e portata all’attenzione della pubblica opinione allo scopo di rinnovare la classe politica del nostro Paese, anche se — a mio modesto avviso — con due pesi e due misure: con somma indulgenza nei confronti delle responsabilità politiche e delle cadute morali della sinistra, e viceversa con particolare durezza e inflessibilità nei confronti degli esponenti della parte opposta.

Le accuse di Bondi, come si vede, sono molto prolisse e non si limitano a una generica e puntuale critica di parzialità: si rilegga la macchinosità di questa formula.

onde trarne ragioni per irrobustire e suffragare la campagna di condanna morale prima ancora che politica decretata nei confronti di quella parte politica rea di ottenere il consenso degli italiani senza avere ottenuto una patente di legittimità democratica rilasciata dalla sinistra e da tutti i poteri ad essa alleati

Ma il ministro non si limita a lamentarsi minacciosamente di ciò che scrive il maggiore quotidiano italiano, e passa a suggerire – altrettanto minacciosamente – cosa dovrebbe scrivere.

Perciò desta quantomeno stupore che il Corriere dimostri oggi di essere muto e strabico di fronte a episodi denunciati da altri autorevoli quotidiani che, se confermati, rivelerebbero una singolare concezione della moralità politica da parte di chi si erge a paladino immacolato della legalità e dell’onestà.
È troppo chiedere anche al Corriere, che ha sempre fatto della completezza dell’informazione una propria bandiera, di informare anche i propri lettori di quanto stanno rivelando alcuni quotidiani nazionali? Confermerebbe così di praticare una linea editoriale coerente con la propria storia e con l’ambizione proclamata di contribuire al rinnovamento morale e civile del nostro Paese.
Se non lo farà infliggerebbe, purtroppo, un duro colpo alla propria stessa credibilità e ne deriverebbe «un caso» che non potremmo non additare ai lettori del Suo quotidiano come davvero scandaloso.

E quindi il ministro Bondi accusa il Corriere di essere un “caso scandaloso”, a meno che non si occupi di “episodi denunciati da altri autorevoli quotidiani”: di fatto dettando la linea editoriale e ordinando i temi da mettere in pagina al direttore del Corriere della Sera. Ma come avrete notato, non è finita qui: perché gli episodi di cui si parla sono evidentemente quelli che riguardano i traffici immobiliari di Gianfranco Fini, tuttora formalmente principale alleato del partito di Bondi e della maggioranza e fino a tre giorni fa suo compagno di partito, nonché ancora Presidente della Camera.

Riassumendo, quindi: in Italia, nel 2010, il Ministro della Cultura chiede con toni severi e minacciosi al maggiore quotidiano nazionale di indagare sulla moralità e legalità del Presidente della Camera e suo alleato nella maggioranza. Tralasciando le reazioni che tutto questo susciterà in ognuno, appaiono a questo punto abbastanza bizzarre le richieste di lealtà che partono in questi giorni dal governo nei confronti di finiani.

Per completezza, ecco la risposta del direttore del Corriere della Sera:

L’on. Bondi ha ragione nel chiedere che sulla vicenda dell’appartamento di Montecarlo ereditato da Alleanza nazionale e venduto ad una società che, secondo quanto ben documentato dal Giornale, sarebbe legata al fratello di Elisabetta Tulliani (compagna del presidente della Camera Gianfranco Fini) sia fatta completa chiarezza. Anche se ancora non si hanno notizie di un’inchiesta della magistratura, riteniamo che l’on. Fini debba spiegare con la massima trasparenza che cosa è accaduto. Il nostro giornale racconterà, come sempre e senza riguardi per alcuno, i fatti di cui verrà a conoscenza. Così come ha posto ieri, nell’editoriale di Sergio Romano, il tema assai delicato della possibile incompatibilità della carica di presidente della Camera con quella di capo politico di un nuovo schieramento.
Ma, tanto per parlarci chiaro on. Bondi, il Corriere ha sempre raccontato fatti e notizie senza preferenze politiche, (si guardi le raccolte degli anni in cui era al potere il centrosinistra), e non si è mai prestato a campagne acritiche di delegittimazione verso nessuno.