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  • domenica 20 giugno 2010

Macchia? Quale macchia?

La strategia di comunicazione della BP è stata fallimentare, ecco la lista degli errori

Dei più creativi esperimenti della BP per fermare la perdita di petrolio vi abbiamo già parlato. Della sua fallimentare strategia di comunicazione invece vi abbiamo solo raccontato l’ultima gaffe del presidente Carl-Henric Svanberg, che si è dovuto scusare per aver chiamato  “small people” (povera gente, ndr) gli americani colpiti dalla catastrofe del Golfo del Messico. Poi ieri è arrivata la notizia del CEO Tony Hayward beccato a godersi una gara di barca a vela in Inghilterra.

Ma ecco una selezione dei disastri comunicativi più imbarazzanti commessi durante le ultime settimane. Una specie di corso di comunicazione in stato di crisi al contrario: cose-da-non-fare.

Inviati dal Golfo
Una delle prime iniziative prese dalla BP è stata quella di inviare due giornalisti nel Golfo del Messico per testimoniare gli sforzi compiuti dall’azienda per arginare i danni prodotti dal petrolio. Solo che i racconti di Tom Seslar e Paula Kolmar nella sezione del sito della BP intitolata “Reports from the Gulf” rasentano spesso il ridicolo.

Mi trovavo su una barca a guardare le operazioni che si stavano svolgendo ad alcune miglia di distanza, a largo di Bayou La Batre. L’oceano era calmo, solo alcuni gruppi di delfini nuotavano intorno a noi. Perfino uno squalo è venuto a vedersi quello spettacolo. Il caldo e l’umidità intensificati dalla luminosità dei raggi del sole – nel cielo non c’era neanche una nuvola – erano piacevoli grazie al mix di brezza marina, creme solari e bottiglie d’acqua.

Vederlo in tempo reale, da vicino, è qualcosa che ti toglie ogni stanchezza e che ti spinge ad andare avanti, non indietro, a buttarti con vigore. Sì, ho visto la macchia oggi. Ho visto la schiuma. Ho visto le barche intorno al luogo dell’incidente. Ed è stato un gran privilegio.

Poi ci sono le interviste alla gente del posto:

“Non c’è motivo di odiare la BP”, dice Betty mentre scruta l’orizzonte con tutta la sua famiglia (i Martins vivono con i loro figli e i loro nipoti nella stessa strada a due passi da B&E Seafood). È stato un incidente, questa è una comunità che vive sul petrolio, tutti hanno qualcuno che lavora nell’industria petrolifera – un fratello, un padre – la gente capisce”.


Le gaffe del CEO

Uno dei maggiori contributi al disastro comunicativo della BP è venuto proprio dal suo CEO Tony Hayward, che ha infilato una gaffe dopo l’altra:

29 aprile
“Cosa diavolo abbiamo fatto per meritarci tutto questo?”

14 maggio
“Il Golfo del Messico è molto grande. La quantità di petrolio è piccola rispetto al volume totale dell’acqua”.

17 maggio
“L’impatto ambientale di questo incidente sarà minimo”.

30 maggio
“Nessuno vuole che tutto questo finisca più di me. Rivoglio indietro la mia vita”.

31 maggio
“Non ci sono tracce di petrolio sott’acqua”.

1 giugno
“Le persone che stanno partecipando alle operazioni si sono sentite male sicuramente a causa del cibo che avevano ingerito, e non a causa del petrolio con cui sono entrate in contatto”.

I trichechi
La commissione del governo americano che sta indagando sull’incidente si è accorta di un’immotivata premura della BP nei confronti dei trichechi.

In uno dei suoi safety response plan la BP parlava della necessità di tutelare i trichechi: trascurando il particolare che nel Golfo del Messico i trichechi non ci sono e non ci sono mai stati negli ultimi tre milioni di anni.

Il video

Poi è arrivato il video in cui Tony Hayward annunciava solennemente “we will get this done, we will make things right” (aggiusteremo tutto, ndr), su immagini di spiagge incontaminate e pellicani felici.

Good ha pubblicato il comunicato stampa che la BP avrebbe dovuto scrivere, inizia così:

Abbiamo sbagliato. Era la nostra piattaforma, la nostra operazione e ora, di fronte a questo disastro, la colpa è solo nostra ed è nostra responsabilità risolvere il problema. E anche se non possiamo rimediare ai danni che ci sono già stati, possiamo dedicarci completamente alla risoluzione della crisi, e all’elaborazione di un piano per ripristinare l’ecosistema della costa.

Molto è stato detto delle recenti dichiarazioni del CEO Tony Hayward. I suoi commenti sono stati insensibili e per questo ci scusiamo. Non riusciremo mai a dire abbastanza che le sue opinioni non riflettono in alcun modo le opinioni della BP. Sì, certo, vogliamo indietro le nostre vite. Ma così vogliono anche le persone che vivono nelle coste del golfo e le innumerevoli specie animali le cui vite sono letteralmente a rischio.

Intanto però il petrolio continua a uscire e gli sforzi compiuti fin qui dalla BP si stanno dimostrando decisamente insufficienti. E qualcuno propone alla Pixar di predere spunto dalla catastrofe del Golfo del Messico per il seguito di Alla Ricerca di Nemo.

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