• Mondo
  • mercoledì 16 Giugno 2010

Uccido Osama bin Laden e torno

Lo statunitense Gary Faulkner è partito per il Pakistan con un obiettivo in mente: trovare e uccidere Osama bin Laden

L'uomo aveva già compiuto altri viaggi nella regione per studiare il territorio e trovare il terrorista

Scovare e uccidere Osama bin Laden. Con questo obiettivo in mente, Gary Brooks Faulkner è partito per il Pakistan dall’aeroporto di Denver (Colorado, Stati Uniti) e ha recuperato un coltello, una pistola, una spada, alcuni passaggi della Bibbia, dell’hashish e un paio di occhiali per la visione notturna. Arrivato a destinazione sabato scorso, Faulkner – un carpentiere sulla cinquantina – ha preso una stanza all’Ishpata Inn della valle di Bumburet in una zona isolata da tutto e da tutti, racconta il New York Times. Il giorno seguente l’uomo è stato ritrovato dalle forze dell’ordine nei pressi del villaggio di Sheikhanandeh: spaventato e determinato a difendersi, il cacciatore del terrorista più ricercato al mondo ha minacciato di uccidere chiunque gli si fosse avvicinato, poi ha deciso per la resa.

Le polizia pakistana ha così preso in custodia Faulkner, prima nel distretto di Chitral non molto lontano dalla zona in cui da tempo si sospetta viva bin Laden, mentre in un secondo momento il prigioniero è stato trasferito a Peshawar. Le forze dell’ordine lo hanno arrestato dopo aver notato i suoi atteggiamenti sospetti e lo strano armamentario che si stava portando dietro. Lo statunitense è in condizioni di salute precarie a causa di una insufficienza renale che richiede cicli regolari di dialisi: combinazione vuole sia una malattia del tutto simile a quella di Osama bin Laden.

Agli agenti di polizia, Faulkner avrebbe confidato di essersi indirizzato verso la provincia afgana del Nuristan, poco dopo il confine, per trovare e uccidere bin Laden. Negli ultimi sette anni, il carpentiere si è recato più volte in Pakistan e ha frequentato spesso la zona di Chitral tra il 2007 e il 2010. La famiglia, spiega sempre il New York Times, era da tempo a conoscenza dello strano hobby di Gary, un uomo mite, ma determinato e molto patriottico. Secondo la sorella, Faulkner avrebbe vissuto con frustrazione gli ultimi anni in guerra degli Stati Uniti, che avrebbero perso di vista il loro obiettivo principale: uccidere l’uomo che ha portato agli attentanti del 2001.

Alle parole della sorella del carpentiere fanno eco quelle di Scott Faulkner, il fratello di Gary, che ha confermato l’ambizioso obiettivo e le motivazioni per le quali l’uomo si trovava nuovamente in Pakistan. Mettendo da parte il denaro guadagnato al lavoro, Gary Faulkner è riuscito a pagarsi numerosi viaggi verso il confine dell’Afghanistan a partire dallo scorso 2002. Da allora avrebbe trascorso intere settimane alla ricerca di bin Laden, cercando di confondersi tra la popolazione utilizzando abiti tradizionali locali e facendosi crescere una lunga barba.

Il viaggio da poco intrapreso e interrotto prima del tempo dalle forze di polizia del Pakistan doveva essere il sesto e l’ultimo per Faulkner. Accompagnato dal fratello all’aeroporto di Denver, il carpentiere ha confidato che a causa della salute ormai precaria non avrebbe più viaggiato alla ricerca di bin Laden. Per pagarsi l’ultimo viaggio, Faulkner ha dovuto vendere buona parte dei propri attrezzi di lavoro. L’obiettivo della missione era verificare ancora una volta una grotta nella quale ci si sarebbe potuti nascondere facilmente, dunque un covo ideale per un uomo braccato come bin Laden.

Le autorità statunitensi stanno ora cercando di chiarire la vicenda e sono in contatto con le autorità pakistane. Il primo obiettivo è quello di assicurare a Faulkner le cure necessarie per non aggravare l’insufficienza renale. Mentre aspettano notizie dal Pakistan, i familiari di Faulkner non hanno molti dubbi: «Se avesse portato a termine la sua missione, sarebbe stato sicuramente un eroe».