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  • martedì 15 Giugno 2010

“One more”

Gara 6, Boston avanti 3 a 2 e a una vittoria da essere campioni

Per i Lakers, tutto è nelle mani di Kobe Bryant, in grado di fare la partita da solo

di Mauro Bevacqua

“One more”.

Ancora una.

Da domenica notte è questa la parola d’ordine di ogni tifoso dei Boston Celtics.

E la prima opportunità di ottenere la vittoria che manca per centrare il 18esimo titolo si presenta questa notte, sul parquet nemico dei Los Angeles Lakers.

Boston è avanti 3-2 e i 48 minuti di gara 6  potrebbero essere gli ultimi della stagione se Paul Pierce e compagni dovessero vincere.

“Abbiamo ancora noi vantaggio del fattore campo (anche l’eventuale settima si gioca a L.A., ndr)”, ha detto il maestro buddista che siede sulla panchina dei Lakers, Phil Jackson, ma questa volta anche la sua calma zen nasconde un po’ di paura (“Sono andato a prenderlo in aeroporto: è preoccupato ma su di morale”, ha scritto su Twitter la sua fidanzata Jeanie Buss, che è anche figlia del padrone dei Lakers… massì!)

Non importa che la statistica dica che il record casalingo dei Lakers nei playoff sia di 9-1. L’unica sconfitta che hanno sofferto è quella che conta, perché arrivata in gara 2 di questa serie finale per mano dei Celtics, che quindi hanno già dimostrato di poter vincere lontani dal proprio parquet. In più Boston per tutto l’anno ha dimostrato di essere squadra più forte in trasferta (25-16 in stagione regolare, secondo miglior record NBA) che in casa, e i fantasmi di un’altra gara 6, quella del 2008, sono troppo vivi per non tornare a farsi vivi. Due anni fa, infatti, il sesto episodio della serie – quella volta a Boston – si dimostrò decisivo, e l’umiliante sconfitta subìta dai Lakers (131-92) è una ferita ancora aperta per giocatori e tifosi gialloviola.

Comunque vada, queste finali NBA – le più seguite dal 2004 – una cosa l’hanno già messa in chiaro: se vince Boston, sarà la vittoria di una squadra; dovessero vincere i Lakers, sarà l’ennesima impresa di Kobe Bryant e compagni. È stato evidentissimo nel momento decisivo della quinta gara, il terzo quarto. Bryant ha segnato consecutivamente i primi 19 punti della sua squadra nel quarto (23 in fila, aveva segnato anche gli ultimi 4 del secondo periodo), in una dimostrazione di onnipotenza offensiva che molti esperti USA hanno ritenuto non fosse seconda a nessuna nella storia delle finali NBA. Ma la sfuriata di Bryant non ha influito sul risultato a tabellone perché Boston, di squadra, ha risposto a ogni singolo canestro, assorbito l’impatto dei punti di Bryant e ripreso a macinare gioco, fino alla vittoria.

La squadra che, nel 2008, aveva vinto grazie ai “Big Three” (Paul Pierce, Kevin Garnett e Ray Allen), nella versione 2010 ha sicuramente aggiunto un altro “big” (Rajon Rondo) ma ha avuto anche alcune riserve capaci di decidere una partita di finale NBA (Glen Davis e Nate Robinson in gara-4).

Dall’altra parte – non ce ne vorranno Gasol e Fisher  – l’unico gialloviola davvero capace di spostare gli equilibri è il 24 soprannominato “Black Mamba”, uno dei più forti giocatori di sempre. Se vada considerato il più forte, dipenderà anche da questa sesta gara (e da un’eventuale settima).

Buon divertimento.