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  • martedì 8 Giugno 2010

Il trucco dell’Iran

L'inchiesta del New York Times sulla rete di aziende fittizie che permettono all'Iran di contrabbandare armi

Il metodo consiste nel cambiare continuamente i nomi e le aziende proprietarie delle navi

Il New York Times racconta la fitta rete di aziende navali di copertura – europee e asiatiche – che l’Iran ha usato per nascondere il contrabbando di armi che le è proibito dal consiglio di sicurezza dell’ONU.

Ricostruiamo il percorso di una delle navi incriminate, come raccontato nel video riassuntivo preparato dal quotidiano statunitense. Nel 2008, la nave da carico Iran Mufateh faceva parte della Irisl, la flotta navale del governo iraniano. Nel gennaio 2009, la stessa nave è attraccata al porto di Durban, in Sud Africa, ma con un altro nome, Diplomat, e un altro proprietario, la Starry Shine Internationa Ltd.. La nave è rimasta nel porto sudafricano solo per un’ora, giusto il tempo di caricare un motoscafo Bladerunner 51, una barca che gli Stati Uniti hanno vietato all’Iran di acquistare, perché armabile con siluri che potrebbero essere usati per attaccare le navi americane nel Golfo.

Gli Stati Uniti si sono accorti del movimento, e hanno cercato di fermare questo genere di scambi preparando una lista con tutte le navi da carico della Irisl da tenere sotto osservazione. Ma l’Iran è riuscita a ingannare di nuovo gli Stati Uniti, e ad aggirare le sanzioni. La stessa nave ha infatti cambiato di nuovo nome e proprietario in aprile, al suo attracco nel porto di Karachi, in Pakistan, diventando la Amplify e battendo la bandiera di Hong Kong, sotto la Smart Day Holdings, un’azienda connessa  al governo iraniano nonostante quanto dicano i documenti ufficiali. La Smart Day Holdings ha gli stessi dirigenti di un’azienda a Samoa e di un’altra nell’isola di Man. Questa seconda, chiamata Shallon, fa parte di una rete messa in piedi da Nigel Howard Malpass, un consulente navale britannico che ha lavorato per la Smart Day Holdings e per altre aziende connesse a 43 navi precedentemente possedute da Irisl.

Alla fine del 2008 la Casa Bianca ha imposto sanzioni alla Irsil e a 123 delle sue navi da carico. L’inchiesta del New York Times ha però scoperto che attualmente 73 di quelle navi non sono più sotto il controllo diretto della flotta iraniane, e hanno invece nuovi proprietari sparsi in diverse parti del mondo, come Germania, Malta, Cipro, Hong Kong e l’isola di Man. Proprietari per la maggior parte controllati da tre aziende iraniane formatesi di recente. Qui i legami tra l’Iran e le nuove aziende proprietarie delle ex navi della Isirl.

Lo stesso trucco della nave Iran Mufateh-Diplomat-Amplify è stato quindi usato in molte altre occasioni, arrivando, come nel caso della nave Bai Handelas, a cambiare undici volte nome e bandiera, come riporta questa infografica del New York Times.