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  • mercoledì 2 Giugno 2010

Anemone, il ritorno

Il Corriere della Sera ricostruisce gli interrogatori dell'architetto Zampolini

"Pagammo case a Bertolaso e Di Pietro", dice Zamporlini. Entrambi smentiscono seccamente

Si ritorna a parlare dello scandalo sugli appalti, della cosiddetta “cricca” – Anemone, Balducci e co. – e dei loro favori a politici e personaggi influenti. Oggi sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini racconta di quanto venuto fuori dagli ultimi interrogatori all’architetto Angelo Zampolini. Zampolini è la persona che si occupò concretamente di acquistare la casa dell’ex ministro Scajola e di diversi altri personaggi contenuti nella lista Anemone, e da qualche settimana sta collaborando con gli investigatori raccontando la propria versione dei fatti.

La prima rivelazione sarebbe in realtà una conferma: la casa di via Giulia di Guido Bertolaso sarebbe stata pagata da Anemone.

Il riferimento a un appartamento di Bertolaso del quale si ignorava l’esistenza, viene rintracciato nella «lista Anemone». Accanto al cognome ci sono due indirizzi: quello di via Bellotti Bon, dove risiede con la famiglia, e quello in via Giulia. Poche ore dopo la pubblicazione dell’elenco, il Dipartimento della Protezione civile dirama un comunicato per affermare che «né lui né i suoi familiari possiedono alcun immobile in quella zona del centro della città. Per un breve periodo Bertolaso ha potuto utilizzare un appartamento in Via Giulia, posto nelle sue disponibilità da un amico — che non era il costruttore Anemone — e non ha mai notato nella sua permanenza attività di ristrutturazione, né di altre opere edili, che comunque non sarebbero state di sua competenza o responsabilità». A smentire questa versione ci pensa Zampolini. «L’amico — dichiara a verbale il 18 maggio — è proprio Anemone. Fu lui a incaricarmi di pagare l’affitto, 1.500 euro sempre in contanti. Ricordo che una volta c’era un ritardo di circa sei mesi e versai i soldi tutti insieme. Anemone si occupò anche della ristrutturazione dell’appartamento». Di tutto questo Bertolaso non aveva fatto alcun cenno durante l’interrogatorio del 12 aprile scorso, quando era stato convocato con il difensore perché indagato di corruzione.

Bertolaso invece ha sempre negato che fosse stato il costruttore a mettergli a disposizione l’appartamento, e oggi ha smentito nuovamente questa ricostruzione. Poi Zamporlini inizia a raccontare la sua versione di ciò che accadeva quando al governo c’era il centrosinistra: quando Balducci era un alto funzionario del ministero delle infrastrutture e quando al ministero delle infrastrutture era diretto da Antonio Di Pietro. Nell’interrogatorio del 18 maggio l’architetto non dice niente. Quattro giorni dopo, però, chiede di essere nuovamente interrogato.

E rivela: «Non è vero che Di Pietro ha cacciato Balducci, fu lui ad andare via perché era pressato dalle richieste del ministro che voleva essere introdotto in Vaticano. Io so che proprio Balducci gli fece avere in affitto due case di proprietà della congregazione Propaganda Fide. La prima si trova in via della Vite, nello stesso palazzo dove abita la giornalista Cesara Buonamici. Anemone si occupò della ristrutturazione e poi l’appartamento fu utilizzato come sede dell’Italia dei Valori. Non so se ha mai pagato l’affitto, comunque si trattava di una cifra molto bassa». Zampolini va avanti: «Mi risulta che Di Pietro chiese anche un’altra abitazione, era per la figlia. Si trova in via Quattro Fontane e ricordo che Anemone, oppure uno dei suoi collaboratori, mi disse che stavano facendo dei lavori di ristrutturazione per il ministro». L’architetto chiarisce che fu proprio lui a firmare alcune Dia, le «dichiarazioni di inizio lavori», poi depositate presso il Comune di Roma «anche se non ero sempre io ad occuparmene davvero».

La versione di Di Pietro è sempre stata un’altra. Il leader dell’Italia dei Valori ha smentito più volte di avere avuto rapporti illeciti con Balducci – che anzi sostiene di aver cacciato dal ministero – e anche questa volta ha smentito “in modo categorico di aver preso appartamenti in affitto da Propaganda Fide né a nome mio né a nome dell’Idv. Chiederò agli inquirenti di saperne di più”. Zamporlini sostiene anche che Di Pietro “osteggiava gli appalti che erano stati programmati per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia” e che “si convinse soltanto quando nel programma dei lavori fu inserito l’Auditorium di Isernia, per il quale erano stanziati oltre 20 milioni di euro”.

Arriviamo quindi agli appalti sul G8 della Maddalena e quelli sulle celebrazioni per l’Unità d’Italia. Appalti che secondo Zamporlini sarebbero stati affidati dal governo Prodi a personaggi vicini a Prodi, Rutelli e Veltroni. Viene fuori il nome dell’architetto Napoletano, che si occupò di ristrutturare il loft, la prima sede del PD, e quello dell’architetto Stefano Boeri.

Il nome di Boeri compare nelle carte processuali. Annotano i carabinieri del Ros: «Nella tarda serata del 31 luglio 2008 l’architetto Marco Casamonti riferisce al collega Stefano Boeri, cui è stata affidata la progettazione generale delle opere del G8 alla Maddalena, che la Giafi Costruzioni (Carducci Valerio), aggiudicataria di una di queste opere (un albergo) gli ha chiesto di predisporre la progettazione di una spa avendo verificato che il progetto predisposto dal tecnico incaricato, architetto Giovanni Facchini, è assolutamente carente… “Ti telefonavo per questo… mi ha chiamato una delle ditte che ha vinto le gare al G8… alla Maddalena… che sono quelli che han fatto con noi… sai… il concorso dell’Auditorium di Firenze. E devo venire alla Maddalena… ci hanno dato l’incarico di fargli una specie di spa per l’albergo… ma questo albergo pare che l’abbia progettato un certo Facchini… un nome così… e dice che è una cosa orrenda… ma tu l’hai visto questo progetto dell’albergo? Ma è veramente così brutto?”. Boeri, dopo aver confermato che l’impresa Giafi Costruzioni è in difficoltà per l’esecuzione dei lavori a causa delle riscontrate carenze progettuali, comunica a Casamonti che provvederà ad organizzargli un incontro con l’ingegner Angelo Balducci che coordina l’intera attività edificatoria».