• Scienza
  • mercoledì 17 gennaio 2018

Come la California si è salvata dal morbillo con una legge sui vaccini uguale alla nostra

Le vaccinazioni obbligatorie per iscriversi a scuola hanno fermato la pericolosa epidemia iniziata nel 2014, facendo aumentare le tutele per tutti

(AP Photo/Damian Dovarganes)

In pochi anni lo stato della California ha risolto quasi completamente il problema del basso numero di vaccinati contro il morbillo, che aveva portato a un pericoloso aumento di casi nel 2014, grazie a una legge molto simile a quella approvata lo scorso anno in Italia e che lega le vaccinazioni alla possibilità di iscriversi a scuola. Come spiega in un’approfondita analisi il New York Times, questa soluzione sta permettendo di riportare la percentuale di vaccinati entro i limiti di sicurezza, che consentono di tutelare anche le persone che per motivi medici non possono essere vaccinate. La legge si è rivelata più efficace delle campagne per promuovere le vaccinazioni su base volontaria, per lo meno per risolvere nel breve periodo un serio problema che aveva messo a rischio la salute di milioni di persone.

L’epidemia di morbillo in California era iniziata a Disneyland, secondo le ricostruzioni più diffuse a causa di un turista proveniente dall’estero, malato nei giorni della sua visita al parco a tema. La malattia si diffonde rapidamente e, in poco tempo, aveva portato ad almeno 159 casi noti di morbillo, un numero superiore a quelli solitamente riscontrati in un anno in tutti gli Stati Uniti. La rapida diffusione era dovuta a livelli al di sotto della media nelle vaccinazioni, che aveva esposto una percentuale più alta della popolazione al rischio di contagio.

Morbillo e vaccini
Il morbillo è una malattia infettiva del sistema respiratorio: è causata da un virus, si trasmette per via aerea ed è altamente contagiosa. La malattia, oltre a uno sfogo cutaneo, causa tosse, raffreddore e febbre alta, che può raggiungere i 40 °C: e può essere la causa di molte complicazioni, dalla polmonite all’encefalite a otiti di media entità. Nel 2012 secondo l’OMS ci sono state 122mila morti riconducibili al morbillo in tutto il mondo, circa 330 morti ogni giorno. L’ultima epidemia in Italia, registrata nel 2002, ha causato la morte di sei persone e ha portato a 15 casi di encefalite. Le basse coperture vaccinali nel nostro paese hanno inoltre causato un preoccupante aumento dei casi di morbillo negli ultimi anni.

Il vaccino è la risorsa più importante per rendersi immuni dal morbillo senza dovere contrarre la malattia e di conseguenza i rischi che questa comporta. Come per gli altri vaccini, è fondamentale che in una popolazione si raggiunga la cosiddetta “immunità di gregge”: se la stragrande maggioranza delle persone è vaccinata, la malattia non riesce a diffondersi e si proteggono indirettamente anche i pochi che non si possono vaccinare per vari motivi medici. In un certo senso vaccinarsi è anche un gesto altruista, perché chi non può ricorrere a un vaccino ha spesso malattie al proprio sistema immunitario, quindi è ancora più esposto ai rischi di malattie virali particolarmente aggressive. Nel caso del morbillo, l’esperienza medica ci dice che si raggiunge un’immunità di gregge quando sono vaccinate tra il 90 e il 95 per cento delle persone. Al di sotto di questa soglia, un’epidemia di morbillo ha molte più probabilità di diffondersi, come avvenuto tra il 2014 e il 2015 in California e come avvenuto di recente anche in Italia.

Il caso della California
I dati sul numero di vaccinati possono essere spesso ottenuti dalle informazioni fornite dalle scuole. Nel caso della California, gli istituti scolastici devono inviare periodicamente alle autorità sanitarie rapporti sulla quantità di vaccinati tra i loro iscritti. Nel 2014 il totale dei vaccinati nelle scuole per l’infanzia era il 93 per cento, un dato nell’intervallo del 90-95 per cento di solito indicato per avere l’immunità di gregge. Il problema, però, era l’estrema disomogeneità attraverso la California, con aree dove la percentuale di vaccinati era molto più bassa. Il dato locale incide molto di più di quello complessivo, perché il rischio di essere contagiati è legato a quante persone malate e non vaccinate si hanno intorno, non a quante hanno ricevuto un vaccino in un raggio di migliaia di chilometri. In California nel 2014 c’erano aree con quasi tutti i bambini vaccinati e altre dove erano pochissimi, rendendo quindi più probabili i contagi. Il 70 per cento dei bambini viveva in contee con percentuali inferiori rispetto a quelle ritenute ideali per avere immunità di gregge.

All’epoca le regole sulle vaccinazioni erano molto lasche, un po’ come da noi fino allo scorso anno. I genitori potevano decidere di non vaccinare i loro figli e di iscriverli a scuola presentando una “esenzione per convinzioni personali”, una certificazione nella quale si diceva di essere contrari alla vaccinazione per motivi religiosi o altri convincimenti. Inoltre, i bambini potevano essere iscritti a scuola con una sorta di condizionale: un impegno da parte dei genitori a vaccinare in futuro i loro figli, ma senza particolari controlli successivi da parte degli istituti scolastici. Questa condizione associata alle numerose campagne dei cosiddetti “no vax”, spesso contrari ai vaccini per leggende metropolitane o a causa di una delle frodi scientifiche più grandi nella storia medica recente, aveva fatto sì che in molte contee il numero di bambini vaccinati fosse troppo basso per garantire l’immunità di gregge.

Dopo l’epidemia iniziata a Disneyland, il Senato della California ha approvato una nuova legge, entrata in vigore nel 2016, che ha eliminato tutte le “esenzioni per convinzioni personali” nell’ammissione dei bambini nelle scuole. La legge ha inoltre reso più stretti i controlli sui genitori che si impegnano a vaccinare i loro figli entro un certo periodo di tempo, dopo la loro iscrizione a scuola, prevedendo un piano vaccinale da completare entro sei mesi. Le nuove regole prevedono eccezioni solo per particolari motivi medici, che rendono sconsigliabile la vaccinazione. Senza certificati di vaccinazione le scuole non possono ammettere i bambini, e siccome l’istruzione è obbligatoria e gli istituti scolastici devono comunicare periodicamente allo stato il numero di vaccinati, le possibilità di controllo e di mantenimento dell’immunità di gregge sono aumentate sensibilmente.

La legge californiana ha funzionato e in pochissimo tempo. Nel 2016 il 97 per cento dei bambini viveva in contee con scuole dell’infanzia che hanno registrato un tasso di vaccinati al di sopra del 95 per cento. Non solo, il 99,5 per cento dei bambini va in scuole dove comunque la percentuale di vaccinati è al di sopra del 90 per cento. La disomogeneità registrata nel 2014 è stata quasi completamente risolta, portando a una migliore immunità di gregge sul territorio californiano.

Obbligo e scelta
All’epoca della sua approvazione, i contrari alla legge dissero che avrebbe influito sulla possibilità di scelta della scuola dove mandare i propri figli e che avrebbe portato a esclusioni e discriminazioni. Così non è stato: anche nelle contee dove la percentuale di vaccinati era molto bassa si è registrato un aumento delle vaccinazioni. Le preoccupazioni sul fatto che i genitori potessero produrre finti certificati per provare vaccinazioni mai avvenute sono state smentite nella pratica, con pochissimi casi di questo tipo. La legge ha portato all’obiettivo sperato: più bambini sono stati vaccinati e il rischio di contagio da morbillo si è ridotto sensibilmente.

L’analisi del New York Times cita, per fare un confronto, le politiche adottate nell’Oregon, dove non ci sono obblighi particolari per le vaccinazioni. I genitori possono rifiutare di vaccinare i loro figli, a patto di seguire un mini-corso online di 15 minuti che li dovrebbe rendere consapevoli sui rischi legati al morbillo e ad altre malattie, e ai vantaggi della vaccinazione. Il risultato è stato finora deludente: nel 2000 quasi il 100 per cento delle contee aveva il 95 per cento di vaccinati nelle scuole per l’infanzia, nel 2015 il tasso è sceso al 30 per cento.

Soprattutto in periodi di grandi campagne online che alimentano le paure legate ai vaccini, diventa molto difficile mantenere alto il tasso di nuovi vaccinati con semplici campagne d’informazione. Trovare il giusto equilibrio nel mettere obblighi o vincoli è altrettanto difficile e, come dimostrano i toni della campagna elettorale in Italia, può portare a ulteriori complicazioni nel far comprendere l’utilità di determinati provvedimenti. Come dimostra il caso californiano, le leggi che di fatto rendono necessarie le vaccinazioni per potersi iscrivere a scuola sono tra le soluzioni più efficaci per invertire pericolose riduzioni dei vaccinati e riportare verso l’immunità di gregge.

Anche se è ancora presto per valutarne tutti gli effetti, finora il cosiddetto “decreto Lorenzin” promosso dal governo Gentiloni e poi convertito in legge dal Parlamento (favorevoli PD e Forza Italia, contrari M5S e Lega) ha permesso di aumentare le coperture vaccinali. I dati sull’andamento delle nuove vaccinazioni sono incoraggianti e la maggior parte degli immunologi concorda sull’efficacia del provvedimento per la salute pubblica.

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