Perché resistono le teorie del complotto su Kennedy
Cinquant'anni fa la "Commissione Warren" presentò il suo famigerato rapporto sull'uccisione del presidente: e da allora è stato messo in discussione da fonti anche molto autorevoli

Cinquant'anni fa la "Commissione Warren" presentò il suo famigerato rapporto sull'uccisione del presidente: e da allora è stato messo in discussione da fonti anche molto autorevoli


Adelphi ha sostituito “Lamento di Portnoy” con “Portnoy“ e basta, scatenando un piccolo caso, forse voluto

E dopo che nel frattempo è diventato nonno; lo hanno richiamato gli Indianapolis Colts a causa dei molti infortuni




Sono i più importanti premi americani dedicati alla tv: i riconoscimenti principali sono andati a "The Studio", "The Pitt" e "Adolescence"


Gianandrea Noseda ha deciso che la sua National Symphony Orchestra continuerà a esibirsi, nonostante tutti intorno boicottino Trump

L’inaugurazione del Mowaa era prevista per martedì ma è stata posticipata: c’entrano i “bronzi del Benin”, dispute coloniali e un antico regno

Il produttore inglese amato dai ventenni e dai social network sta portando i suoi movimentati concerti da Milano a Napoli

Le atlete e gli atleti più forti, vincenti, noti o attesi

O anche di più: nell'industria dello streaming, le collaborazioni tra rapper sono diventate un affare

«Se ad attirare tante persone verso un vino non sono le sue qualità organolettiche, quale specifica leva del marketing sarà determinante? Prendiamo le quattro celebri “P” teorizzate da Philip Kotler: price (prezzo), product (prodotto), place (distribuzione) e promotion (promozione). La mia ipotesi è un'altra. In venticinque anni di enogiornalismo mi sono convinto che un nome “giusto” abbia spostato più preferenze di tutti gli altri fattori elencati sopra. Ma cos’è il “nome” di un vino? La materia necessita di qualche spiegazione. Barolo e Nebbiolo, per esempio, sono entrambi nomi e sono entrambi vini, ma non sono la stessa cosa»

Così, nel 1971, Gore Vidal recensì un saggio di Norman Mailer: lo racconta Giulio Passerini nel libro “Inimicizie letterarie”

Trent’anni fa un gruppo di giovani autori realizzò la serie di supereroi italiana più amata di sempre

«Quel primo messaggio si concludeva così, con mia massima soddisfazione: “Fammi sapere che tipo di ‘spietatezza’ vuoi: elegante e silenziosa, o sottile e manipolativa?” Ho scelto l'ultima».

Da tempo si discute di quanto siano diventate rare le stroncature nella critica musicale, letteraria e cinematografica, almeno quelle disinteressate
