Due ex dipendenti del cantante spagnolo Julio Iglesias l’hanno accusato di violenza sessuale



Di gran belle rime, e un titolo che si aggroviglia in una parola sola

È la figlia del presidente, secondo i documenti di Wikileaks

La nuova edizione del Grande Fratello, i soliti talk show del martedì, un paio di film discreti

Foreign Policy racconta dei figli di dittatori, alcuni piuttosto bizzarri, pronti a succedere ai loro padri

Ogni pensiero è fragile quando si parla di amori

Le domande sul "dossier Santo Domingo" di Flavia Perina e dei finiani

Secondo un'inchiesta Gulnara Karimova era a capo di un gruppo criminale: prima era stata ambasciatrice, stilista, cantante e imprenditrice

Si tiene a Viña del Mar ed è l'evento musicale più importante del Sudamerica, ma per via del coinvolgimento del pubblico la frequenza di imprevisti è molto più alta

«Il 2 aprile 1984 i Queen, travestiti da casalinghe inglesi, lanciarono una canzone che era un grido di liberazione: "I Want To Break Free". Poi arrivarono gli Smiths, i Pet Shop Boys e i Culture Club. Ma la vera esplosione arrivò a ottobre, quando uscirono i Bronski Beat, Depeche Mode, Frankie Goes To Hollywood e Madonna. Nel giro di pochi mesi “l’amore che non si può dire”, come lo aveva battezzato un secolo prima Oscar Wilde, si dichiarava orgogliosamente al mondo. Fu la vera nascita del “pride”. Attraverso quelle canzoni l’omosessualità maschile entrava in scena in quanto esplicita produttrice di musica, cultura e immaginario. L’inizio di quell’onda continua ancora oggi, ma è talmente sovrapposta al paesaggio culturale e ai consumi da esserne ormai indistinguibile»
