L’aria che tirava a L’Aquila

Ripeto, io non lo so se la sentenza dell’Aquila sia giusta o sbagliata: mi pare esagerata e non mi convincono diverse cose – per prima l’uguale e indistinta condanna per tutti gli imputati – ma penso che la questione sia molto complessa e coinvolga competenze e approcci diversi, e che andranno lette le motivazioni, e che nessuno di quelli che commentano ne sappia un decimo dei giudici che hanno studiato la questione (sulla frequente fallacia dei giudici, però, ho ampie esperienze).
Quello che so è che vedo molti giudizi e opinioni sommari, superficiali e presuntuosi. O semplicemente precipitosi, magari in buona fede. Per fare capire di cosa si parla a chi pensa che agli imputati sia stato contestato di “non aver previsto il terremoto”, metto qui una nota intervista fatta a uno degli imputati una settimana prima della scossa fatale: come si vede, si spinge ben oltre il dire “non possiamo sapere cosa succederà”; è invece molto rassicurante, usa espressioni precise come “non c’è un pericolo” (lasciamo perdere la cosa del vino, imbeccata dal giornalista, ma a cui si poteva rispondere più sobriamente), è attivamente tranquillizzante e insomma rende assolutamente credibile che molti cittadini dell’Aquila poi abbiano detto di essere stati spinti a dormire nelle loro case da comunicazioni come questa (mentre altri dormivano in macchina o andavano sulla costa). E come è vero che nessuno poteva seriamente dire che ci sarebbe stato un terremoto forte, vero è anche che nessuno poteva seriamente dire “non c’è un pericolo”. Invece venne detto e venne suggerito. Ripeto, che questo meriti una condanna, e una condanna così grave, io non lo so e se dovessi esprimere anch’io un’opinione da bar sulla base del poco che so, direi di no. Direi-di-no. Ma vediamo almeno di capire di cosa si discute.


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