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  • Lunedì 29 giugno 2026

A Firenze ci sono 40 °C

Il Post racconta con un liveblog una giornata caldissima come tante altre, con reportage, notizie, spiegazioni, foto e poca ombra

Alcune turiste si rinfrescano sotto i nebulizzatori di una gelateria, Firenze, 23 giugno (Carlo Bressan/Anadolu via Getty Images)

Ondate di calore come quella che da oltre dieci giorni sta interessando l’Italia e buona parte dell’Europa sono eventi estremi che condizionano pesantemente le nostre vite e il nostro benessere, e che sappiamo diventeranno sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico. Il Post racconta la giornata di oggi, dall’alba al tramonto, attraverso un liveblog con reportage, spiegazioni, foto, curiosità e deviazioni varie su come il caldo così intenso e così frequente sta cambiando il modo in cui viviamo, lavoriamo, stiamo insieme, ci divertiamo, e cosa stiamo facendo e cosa no per adattarci.

Liveblog

Il caldo non ha cambiato il modo in cui sono costretti a lavorare i braccianti

Nelle campagne del Piemonte, in particolare attorno a Saluzzo, in provincia di Cuneo, stanno finendo di maturare i mirtilli. Dopo sarà il turno delle pesche, delle albicocche e prugne e infine delle mele. In quest’area, chiamata “distretto della frutta”, per la stagione della raccolta arrivano ogni anno tra i 10mila e i 13mila lavoratori stagionali, che spesso si trovano a lavorare in condizioni di sfruttamento.

Giovanni D’Ambrosio è un operatore sociale di Mediterranean Hope, un progetto legato alla chiesa valdese che a Revello, nel saluzzese, gestisce un ostello sociale, cioè una struttura ricettiva che offre alloggio gratuito a persone svantaggiate. L’ostello sociale ospita anche alcuni lavoratori stagionali della zona. 

I braccianti ospiti dell’ostello hanno raccontato a D’Ambrosio che lavorano sotto al sole tutto il giorno, dalle 7 alle 16, con una sola ora di pausa pranzo. La paga è tra i 7 e gli 8 euro all’ora. Le aziende agricole hanno urgenza di raccogliere i frutti per non farli marcire e dicono ai braccianti che se passa qualcuno per i controlli devono dire che hanno appena iniziato a lavorare. Alcune aziende si sono limitate a fornire ai lavoratori degli ombrelloni con cui ripararsi dal sole, ma a parte questo non sembrano esserci particolari precauzioni per le alte temperature di questi giorni.

Lavoratori stagionali raccolgono i mirtilli nei campi vicino a Saluzzo, in provincia di Cuneo, stando sotto al sole per ore, riparati solo da un ombrellone (Giovanni D’Ambrosio)

A Firenze ci sono 40 °C

Ora a Firenze ci sono 40 °C, la temperatura massima prevista per oggi. La città è al decimo giorno di bollino rosso, cioè il massimo livello di allerta per gli effetti che il caldo può avere sulla salute delle persone.

Oltre che per gli abitanti, il caldo di Firenze è un grande problema anche per le migliaia di turisti. Di solito i musei sono una buona soluzione per avere un po’ di refrigerio, ma nei giorni scorsi a causa del caldo era andato in sovraccarico l’impianto dell’aria condizionata degli Uffizi, il museo più conosciuto e rappresentativo di Firenze e uno dei più noti nel mondo: mercoledì scorso le temperature delle sale erano arrivate a 32 gradi e il museo aveva sospeso la vendita di biglietti. Ora il problema è stato risolto.

Alcune turiste cercano refrigerio sotto i nebulizzatori di una gelateria, a Firenze il 23 giugno (Carlo Bressan/Anadolu via Getty Images)

Persino i parchi di Roma sono vuoti

Dicevamo che oggi a Roma è la festa del patrono, santi Pietro e Paolo. Nonostante questo, vari grandi parchi del centro di Roma sono deserti. Tra i viali, i prati e i boschi dei quasi due chilometri quadrati di Villa Doria Pamphili c’è solo qualche raro passante, a piedi o in bicicletta. È strano vederla così: di solito ci sono centinaia di persone che organizzano picnic sui prati, prendono il sole o fanno sport, soprattutto nelle giornate di festa come oggi.

Parco di Villa Doria Pamphili, Roma (Andrea Sabbadini per il Post)

A Villa Sciarra, una delle più belle ville urbane di Roma, tra Monteverde Vecchio e Trastevere, ci sono solo una coppia di ragazzi, due turisti statunitensi e altrettanti giardinieri del Comune. La temperatura è di circa 36 °C.

Parco di Villa Sciarra, Roma (Andrea Sabbadini per il Post)

In che senso è la nuova normalità?

Le ondate di calore sono sempre esistite, proprio per come si dispongono le aree di alta e di bassa pressione intorno e sopra l’Europa nel periodo estivo. È quindi vero che ha sempre fatto caldo tra giugno e luglio, ma non così caldo.

Negli ultimi anni il fenomeno è stato acuito dal riscaldamento globale, dovuto soprattutto alla produzione di maggiori quantità di gas serra con le attività umane. La temperatura media è più alta, di conseguenza la base di partenza è superiore rispetto a quella di mezzo secolo fa. 

Questo aumento sarà a lungo irreversibile per via dell’inerzia dei fenomeni climatici e renderà quindi sempre meno eccezionali questi periodi di caldo, nel senso che saranno la normalità. I modelli indicano una probabilità molto più alta di un tempo di ondate di calore ricorrenti, intense, precoci e decisamente più durature.

(GettyImages)

Come si controlla quante persone muoiono per il caldo

Che le ondate di calore facciano aumentare la mortalità è noto da anni: la correlazione è documentata da molti studi, anche recenti. I decessi diretti per esposizione acuta al caldo sono solitamente pochi, mentre il vero problema riguarda il peggioramento rapido di molte malattie croniche, con conseguenze soprattutto per le persone più fragili. In questo caso si parla di mortalità associata alle ondate di calore. 

Capire quante persone muoiano durante una singola ondata di calore mentre sta accadendo però non è così semplice. In Italia il punto di riferimento è il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera (SISMG), che copre 54 città – quelle sopra i 100mila abitanti e i capoluoghi – per circa un terzo della popolazione italiana.

Il SISMG prende i dati dalle anagrafi comunali e li analizza con circa una settimana di ritardo, un tempo contenuto per dati di questo tipo. L’andamento delle morti viene confrontato con i dati degli ultimi cinque anni e con correzioni che tengono conto dell’invecchiamento della popolazione. Nell’estate del 2025 la sorveglianza non ha registrato un impatto significativo sulla mortalità, anzi, tra il 20 maggio e il 20 settembre 2025 la mortalità è risultata sotto l’attesa, -4%, pur con un’anomalia della temperatura massima di +1,72°C rispetto alla media del periodo tra il 1991 e il 2020.

Paola Michelozzi, che dirige l’unità di epidemiologia ambientale del Servizio sanitario regionale del Lazio, dice che anche durante la prima ondata di calore dello scorso maggio non è stato segnalato un aumento della mortalità e che per ora non si vedono anomalie anche in questa seconda ondata dell’estate, anche se i dati sono aggiornati alla scorsa settimana. «Sono diverse le ragioni che spiegano questi risultati: le persone si proteggono di più, l’aria condizionata è più diffusa nelle case e nelle residenze sanitarie per anziani, inoltre la pandemia ha anticipato la morte di molte persone fragili, modificando la composizione della popolazione».

Quelli che coprono le finestre con alluminio, gesso o yogurt

Da qualche giorno sui social network ci sono post e video che consigliano di coprire i vetri delle finestre in modi decisamente creativi per ridurre gli effetti dei raggi solari. Alcuni consigliano di usare fogli di alluminio come quelli che si usano in cucina, altri il gesso o materiali chiari e riflettenti.

Le tapparelle fanno già qualcosa di simile, ma non sempre sono comuni in paesi come Germania, Francia e Regno Unito, non a caso i paesi da cui proviene la maggior parte di questi contenuti sui social.

Esistono materiali sviluppati appositamente per il “raffreddamento radiativo”, cioè per cedere calore usando le loro proprietà elettromagnetiche. Le superfici bianche, per esempio, sono composte da molecole che non assorbono i colori visibili della luce ma li riflettono. E infatti le vernici ultra-bianche riescono a riflettere fino al 98,1 per cento della luce solare.

Sono materiali però parecchio costosi e si può fare qualcosa anche con delle sostanze decisamente più economiche. Per esempio Ben Roberts, ricercatore dell’Università di Loughborough, nel Regno Unito, ha spalmato dello yogurt sulle finestre e ha misurato un calo della temperatura fino a 3,5 gradi. All’inizio puzza un po’, ma quando si secca passa.

Se si decide di usare i fogli di alluminio, è importante applicarli all’esterno del vetro: all’interno, su un doppio vetro, potrebbero causare uno shock termico e romperlo. Sullo yogurt non garantiamo, meglio le tapparelle o le persiane.

Togliere l’amianto dentro una scavatrice, oggi

A Milano in via Torino, poco distante dal Duomo, sono in corso dei lavori di rinnovamento dei binari dei tram e di sostituzione dei masselli di granito con un asfalto rossastro. Tra le altre cose prevedono la rimozione di fibre di amianto, cancerogene e pericolose per la salute umana se inalate.

È un’opera di bonifica delicata che richiede misure di protezione speciali: che ci siano 35 gradi o meno, gli operai devono indossare una tuta bianca e un respiratore artificiale per proteggersi dalle fibre di amianto. Durante le ondate di calore, è un problema.

Quelli che se la passano peggio sono gli addetti allo scavatore: nella cabina non c’è l’aria condizionata, i ritmi di lavoro sono intensi e non si possono fare molte pause.

Operai al lavoro in un cantiere in via Torino, Milano (Il Post)

Anche per questi cantieri vale l’ordinanza di Regione Lombardia, che impone la sospensione dei lavori intensi all’aperto dalle 12:30 alle 16.

«È complesso gestire questo tipo di lavoro rispettando gli orari imposti dalle ordinanze», dice una dipendente che preferisce rimanere anonima dell’azienda Metro.Ferr, che si occupa di lavori sulle reti ferroviarie e tranviarie. «Non possiamo iniziare troppo presto perché non ci sarebbero i camion e non possiamo finire troppo tardi per via delle condizioni climatiche estreme».

In alcune scuole dell’infanzia si mangia ancora la minestra

Le alte temperature si sentono anche negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia. Spesso le strutture non hanno l’aria condizionata, o ce l’hanno solo in alcuni ambienti: per il resto si arrangiano con ventilatori o pale al soffitto, che però negli ultimi giorni sono serviti a poco. In qualche caso i comuni hanno fornito condizionatori mobili, ma non tutte le scuole li hanno potuti usare perché mancavano le autorizzazioni necessarie. 

Antonella (chiede di non pubblicare il cognome) fa la maestra in una scuola per l’infanzia a Torino frequentata da bambini tra i 3 e i 6 anni. Dice che i pranzi forniti dal comune non sono molto adeguati alle temperature, tanto che ci sono ancora le minestre.

Dice anche che nella loro struttura ci sono solo ventilatori e che per attutire l’effetto del caldo danno ai bambini molto da bere, li rinfrescano con l’acqua e li portano in giardino, almeno fino alle 11, perché poi comincia a fare troppo caldo pure lì. Sa che in altre strutture a Torino alcuni insegnanti ed educatori sono svenuti per il troppo caldo.

Da dove arriva la parola “canicola” (la risposta contiene l’espressione “Persia antica”)

È molto usata in particolare in Francia (canicule), dove la si è vista in buona parte dei titoli di giornale di questi giorni. I paesi anglofoni usano invece l’espressione dog days, che ha la stessa origine. Ce l’ha spiegata Riccardo Ginevra, ricercatore e docente di Glottologia e Linguistica all’Università Cattolica di Milano nonché co-autore del nostro podcast L’invasione

La parola italiana canìcola viene dal latino canīcula, ‘cagnolina’. Era il nome latino di Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno e parte della costellazione del Cane Maggiore, associata a questo periodo dell’anno perché coincide con la sua “levata eliaca”, cioè il momento dell’anno in cui la stella sorge nel cielo poco prima dell’alba, quindi insieme al Sole.

Questa associazione evidentemente deve risalire a un periodo molto antico, oppure è particolarmente intuitiva per la mente umana, perché la ritroviamo in tantissime comunità del mondo e fin da tempi antichissimi. È alla base di parecchi miti e rituali in cui la stella Sirio era vista come la causa del grande caldo, oppure come l’entità divina che accorreva a proteggere l’umanità da essi. O ancora come una divinità che fa entrambe le cose – un dio che ti fa del male può anche liberartene.

Nell’antica Grecia, in cui la stella era detta sia Seírios (da cui italiano Sirio) che Kúōn, ‘Cane’ (da cui il nome della costellazione del Cane), abbiamo notizie di sacrifici a Zeus e a Sirio, tramite cui si invocava l’arrivo di venti rinfrescanti contro il grande caldo. Nella religione zoroastriana della Persia antica, invece, si raccontava di come il dio Tištriia (il cui nome è imparentato con il greco Seírios) avesse combattuto in forma di cavallo contro tre avversari demoniaci legati a siccità e carestia.

(Getty Images)

In Germania il caldo ha causato un incendio in un’area piena di munizioni della Seconda guerra mondiale

Il caldo eccezionale ha contribuito alla formazione di diversi incendi boschivi, soprattutto nell’est del paese, in zone contaminate da vecchi ordigni inesplosi. In particolare a Gohrischheide, al confine tra Sassonia e Brandeburgo, un incendio è stato particolarmente difficile da spegnere per il rischio che gli ordigni esplodessero. Un altro grosso incendio si è sviluppato a Traisen, nella Renania-Palatinato, in un ex sito di smaltimento di munizioni: ci sono state alcune esplosioni e parte della città è stata evacuata. 

Vigili del fuoco a Gohrischheide (ANSA/Robert Michael/dpa)

Vigili del fuoco a Gohrischheide (ANSA/Robert Michael/dpa)

Uno dei luoghi più caldi di tutta Milano

È il piazzale dell’aeroporto di Linate, cioè il luogo dove vengono parcheggiati gli aerei. Poco fa, a mezzogiorno, c’erano 45 °C. L’asfalto e i motori lo rendono uno dei luoghi più caldi della città.

Centinaia di persone stanno lavorando nel piazzale, permettendo al traffico aereo di funzionare. Indossano pantaloni pesanti, guanti e scarpe da cantiere. «Con questo caldo spesso abbiamo la sensazione di svenire», ci dice uno di loro, che preferisce rimanere anonimo per evitare ripercussioni. È un lavoro considerato essenziale. Per questo l’ordinanza regionale che tutela i lavoratori più esposti al caldo non riguarda gli addetti degli aeroporti.

(Una foto dell’aeroporto di Linate ottenuta dal Post)

Sea, che gestisce l’aeroporto di Linate, da quest’anno ha fornito ai suoi dipendenti 60 gilet refrigeranti. Altre decine di lavoratori sono assunti invece da aziende specializzate che si occupano dei servizi di terra. Caricano le stive, smistano i bagagli, puliscono le cabine, con meno tutele. È un lavoro molto faticoso: tra un volo e l’altro i lavoratori possono fare una breve pausa in una sala con aria condizionata, ma non sempre c’è un collega pronto a sostituirli. «Siamo sotto organico di quasi la metà», dice Davide Cristiano, lavoratore e sindacalista della Cgil.

Dita incrociate per la nostra rete elettrica

Il massiccio uso dell’aria condizionata nelle case, negli uffici e nei negozi mette a dura prova la rete elettrica italiana, e la condizione di costante sovraccarico a cui è sottoposta rende guasti e blackout più frequenti rispetto alla norma.

Nelle giornate molto calde come quella di oggi l’andamento dei consumi segue quello del grafico qui sotto, che mostra la potenza impiegata dal sistema in gigawatt: nel tardo pomeriggio comincia a ridursi e arriva al minimo la notte, quando negozi e aziende sono chiusi e fa più fresco; aumenta la mattina, quando si comincia a lavorare, e raggiunge il picco nelle ore centrali, dalle 11 alle 16, quando fa più caldo. Sono queste le ore in cui i blackout sono più probabili.

In giallo ci sono i consumi previsti e in blu quelli effettivamente registrati dalla rete.

Fonte: Terna

A tenere traccia dell’andamento dei consumi è Terna, la società pubblica che in Italia si occupa della trasmissione ai distributori locali dell’energia elettrica sulla rete nazionale.

Prevede che il picco di oggi sarà intorno alle 14, quando la potenza impiegata dalla rete italiana potrebbe arrivare a 56,72 gigawatt, un valore simile ai picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati alla massima potenza impiegata di tutto il 2026. Il massimo storico fu toccato a luglio del 2015, quando si arrivò a 60,5 gigawatt. Per fare un confronto, in inverno nelle giornate più buie solitamente il picco è poco sopra i 40 gigawatt.

Bevi! Stai bevendo? E bevi un po’

Quando e quanto bere quando fa molto caldo è sempre un dilemma. C’è chi previene la disidratazione bevendo di continuo e chi aspetta che la lingua non si scolli più dal palato prima di bere un bicchiere.

Un’unica regola non c’è. Siamo tutti diversi e lo siamo ancora di più quando si parla di salute. Le linee guida, come quelle dell’Organizzazione mondiale della sanità, consigliano di bere tra i due e i tre litri di acqua al giorno, ma è un’indicazione di massima. Oltre a come si è fatti ci sono molte altre variabili: dall’ambiente in cui si vive alle attività che si svolgono, al modo in cui ci si alimenta (assorbiamo molta acqua da frutta e verdura).

L’OMS consiglia di bere con regolarità durante la giornata, se necessario provando un po’ a obbligarsi a farlo. Viene sconsigliato di aspettare di avere molta sete, anche perché quando fa molto caldo e si suda il nostro organismo può inviare segnali falsati. In altre parole, ci viene sete quando ormai siamo già disidratati e finiamo per bere meno di quanto sia consigliabile.

Per chi fatica a bere con regolarità possono essere utili i promemoria sugli smartphone o l’uso di app fatte apposta per ricordarsi di bere. Se non si hanno problemi di salute e si segue una dieta varia, l’acqua è più che sufficiente e non sono necessari integratori o costose acque colorate.

(Getty Images)

A Cagliari verranno chiusi parzialmente gli ascensori pubblici

Cioè quelli che collegano la parte bassa della città con il quartiere di Castello. Sono impianti molto utilizzati sia dagli abitanti che dai turisti, perché evitano lunghe salite a piedi. Il comune ha deciso di chiuderli nelle ore più calde, per evitare che le persone restino bloccate all’interno a causa del surriscaldamento degli impianti.

Le fontanelle delle grandi città, su una mappa

Con questo caldo, fontane e fontanelle diventano una risorsa preziosa soprattutto in città. Le abbiamo messe su una mappa per Roma, Milano, Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Palermo e Bari: ognuna con il suo nome, dai “nasoni” romani alle “vedovelle” milanesi fino alle “toret” torinesi. Utile per chi oggi è in giro e cerca un posto dove riempire la borraccia.

Quand’è che fa troppo caldo per giocare a tennis?

Dall’inizio del 2026 nel tennis maschile c’è un nuovo regolamento che fissa un limite oltre il quale una partita dev’essere automaticamente sospesa per il caldo (nel femminile c’era già). Si basa su un indice chiamato WBGT, che cerca di stimare lo stress prodotto dal caldo sul corpo umano, tenendo conto non solo della temperatura ma anche dell’umidità, del vento e della radiazione solare.

Quando il WBGT supera i 32,2 °C, il responsabile del torneo avvisa l’arbitro, che lo comunica ai giocatori (c’è una macchinetta sui campi che lo calcola). Quando il WBGT supera i 30,1 °C, invece, tra il secondo e il terzo set l’arbitro dice ai giocatori che hanno facoltà di chiedere un timeout di 10 minuti in cui possono farsi una doccia, cambiarsi, bere. Le regole valgono in tutti i tornei professionistici.

Una pausa prima di un cambio campo nella partita tra l’italiano Tommaso Comanducci (seduto a sinistra) e il ceco Matthew William Thomas (a destra), vinta da Thomas molto nettamente per 6-0, 6-0. (Il Post)

Questa mattina all’Aspria Tennis Cup, un torneo professionistico che si sta giocando a Milano, non è stato superato alcun limite. Tenete conto che non lo si raggiunge facilmente: quando Jannik Sinner si è sentito male all’ultimo Roland Garros, venendo sorprendentemente eliminato, si era arrivati a un WBGT di 32 °C.

Gli organizzatori dicono che ieri faceva più caldo, ma comunque non c’è stato bisogno di sospensioni e i giocatori non hanno avuto problemi: un membro dello staff però ha preso a girare tra i campi per vedere come stessero i bambini che fanno i raccattapalle, ed è intervenuto più volte per farne uscire qualcuno e farlo riposare all’ombra. Non ci sono regole per tutelare i raccattapalle: per questo ci si organizza come si può.

Nell’unico campo con delle piccole (molto piccole!) zone d’ombra, i raccattapalle stanno appiccicati ai bordi e nessuno di loro presidia la rete come si fa di solito, visto che è molto esposta al sole: anche questo è un rimedio informale (Il Post)

Sta per iniziare l’ora più trafficata per i rider (non per tutti, però)

Eventi climatici estremi come le ondate di calore rendono visibili e amplificano le disuguaglianze: per esempio tra chi è impiegato in un ufficio, al fresco – si spera – e chi lavora tutto il giorno sotto il sole, come i rider. A quest’ora a Bologna molti di loro si incontrano in via Indipendenza: è una via centralissima, si mettono qui perché in pochi minuti raggiungono molti ristoranti e poi si spostano per le consegne. In attesa di partire, all’ombra di un palazzo, bevono da grandi bottiglie d’acqua e chiacchierano.

(Il Post)

Alle 12:30 chi fra loro si muove in bici si dovrebbe fermare, visto che quest’anno la regione Emilia-Romagna ha incluso anche i rider tra i lavoratori particolarmente esposti al caldo. Nei giorni ad alto rischio (quelli con il famoso bollino rosso, come oggi) non possono lavorare nelle ore centrali della giornata, dalle 12:30 alle 16. Anche la app che usano per lavorare mostra un alert che dice di fermarsi.

Roma è una landa deserta abitata quasi solo da turisti

Oggi a Roma è tutto chiuso per la festa patronale dei santi Pietro e Paolo. Alle 10 fa già molto caldo e moltissime strade sono semideserte, in giro si vedono quasi solo turisti. Il Comune ha chiesto ai cittadini di non uscire di casa nelle ore più calde e di idratarsi continuamente.

L’azienda dell’acqua Acea ha diffuso un’app, Acquea, che consente di geolocalizzare le fontane gratuite più vicine – i cosiddetti nasoni, che a Roma sono molto diffusi – mentre la Protezione civile ha predisposto degli spazi di riposo e di raffrescamento nelle piazze principali, ed è allertata per trasportare e consegnare acqua in bottigliette dove ce ne sarà bisogno.

Ha messo anche dei grandi nebulizzatori lungo le strade, molto apprezzati dai passanti. 

Colosseo, Roma, 29 giugno 2026 (Andrea Sabbadini per il Post)

Al Colosseo i turisti si concentrano tutti nelle zone all’ombra, che non sono molte. In giro ci sono molti venditori ambulanti di acqua. La maggior parte delle persone però si mette in coda per riempire le borracce ai distributori gratuiti del Comune, dove si può anche scegliere tra naturale e frizzante.

Colosseo, Roma, 29 giugno 2026 (Andrea Sabbadini per il Post)

Agli ingressi ci sono dei ventilatori che però non riescono a dare un gran refrigerio alle persone in coda. Per chi ha pagato il biglietto d’ingresso, nell’area archeologica c’è pure un presidio sanitario con medico e infermiere.

Colosseo, Roma, 29 giugno 2026 (Andrea Sabbadini per il Post)

L’area meno frequentata è quella degli ambulacri, cioè i corridoi più esterni dell’anfiteatro, restaurati dallo studio architettonico Boeri con 2,2 milioni di euro e riaperti lo scorso marzo. Si trova nella zona sud, la più esposta al sole e senza alberi: per questo le persone passano senza fermarsi e sulle panchine di travertino, il materiale con cui fu costruito il Colosseo, non si siede nessuno (come mostra la foto qui sopra). 

La città più calda del fine settimana

È stata Benevento, in Campania, dove si è raggiunta la temperatura massima più alta in tutta Italia: secondo i dati dell’agenzia ItaliaMeteo, che raccoglie le rilevazioni di tutte le centraline, domenica alle 15:30 sono stati segnalati 43,4 °C, quasi due gradi sopra i 41,8 registrati a Rivalta, una frazione di Reggio Emilia, in Emilia-Romagna.

A Benevento fa spesso molto caldo per una combinazione di caratteristiche geomorfologiche: la città si trova nella conca interna del territorio conosciuto come Sannio, circondata da rilievi appenninici, lontana dal mare e a un’altitudine modesta (135 metri). In questa posizione a fondovalle l’aria calda ristagna e non arriva la brezza che mitiga le temperature lungo la costa tirrenica. Durante l’estate inoltre capita spesso che i venti caldi scendano dalle montagne circostanti verso la conca: in queste condizioni l’aria si riscalda fino a raggiungere temperature decisamente più alte rispetto al resto della Campania.

Una categoria a cui il caldo piace: i pubblicitari

Il caldo è uno degli argomenti preferiti per i pubblicitari, perché si presta a promuovere molti prodotti. Specialmente le aziende produttrici di tè freddo ne hanno fatti di difficili da dimenticare. Tra i più famosi c’è quello che l’azienda svizzera Nestea realizzò nel 2001, con l’attrice Luisa Ranieri e la sua celebre battuta «Antò, fa caldo».

Anche alcune pubblicità della concorrente Lipton sono diventate memorabili, in particolare quelle che negli anni Ottanta coinvolsero il telecronista ed ex allenatore di pallacanestro Dan Peterson. La più celebre è quella ambientata a bordo piscina, in cui Peterson definisce il prodotto «Feee-nooo-meee-nale». Fu realizzata nel 1987.

Negli anni Novanta l’azienda italiana di elettrodomestici De’ Longhi creò un personaggio per promuovere il condizionatore portatile Pinguino, il suo prodotto di punta: ‘Orso Grigio’, interpretato dall’attore italiano Alberto Tovaglia.

Il caldo poi ovviamente è utile per promuovere i gelati. Tra gli anni Ottanta e Novanta l’olandese Algida realizzò molti spot dedicati ai suoi gelati di punta, dal Cornetto al Solero, dal Magnum al Winner Taco. Ma sono rimasti soprattutto quelli dedicati al Calippo, che si fanno ricordare facilmente perché giocavano in chiave ironica e allusiva sul gesto di mangiarlo.