La vera storia della “Locomotiva”, raccontata da Francesco Guccini

Francesco Guccini mentre canta La locomotiva nel 1982
Francesco Guccini mentre canta La locomotiva nel 1982

“La locomotiva”, una delle canzoni più famose di Francesco Guccini, il famoso cantautore morto giovedì mattina a 86 anni, è lunga 8 minuti ma a lui ne bastarono venti per scriverla, raccontava. Chiudeva abitualmente i suoi concerti, e ancora oggi viene suonata a manifestazioni storicamente legate alla sinistra e al movimento dei lavoratori, come le feste dell’Unità o il “Concertone” del Primo Maggio.

Racconta la figura del ferroviere anarchico Pietro Rigosi, che si schiantò con la sua locomotiva. Era il 20 luglio del 1893, e Rigosi aveva 28 anni. Quel giorno prese possesso di una locomotiva in sosta nella stazione di Poggio Renatico, vicino a Ferrara, e la fece partire; il suo percorso venne deviato da alcuni ferrovieri e la locomotiva colpì alcune carrozze che erano ferme su un binario morto nella stazione dei treni di Bologna. Lui si ferì gravemente ma sopravvisse. Non si seppe mai di preciso perché lo fece, ma quel gesto, tramandato e romanzato, diventò un simbolo delle proteste per le ingiustizie sociali e della lotta di classe.

Guccini raccontò in più occasioni la storia della nascita della “Locomotiva”. In un’intervista data al programma Propaganda Live nel 2019 disse di aver ascoltato per la prima volta la storia di Rigosi da un suo vicino di casa, il calzolaio Pietro Mignani, a cui tra l’altro dedicò la canzone “Il pensionato”. Scrisse il testo in una ventina di minuti, senza sperare che potesse diventare un successo. E non ci mise neppure troppa convinzione, dato che dal suo punto di vista era più che altro un esercizio di stile: «C’era tutto un repertorio di canzoni di quel tipo, “anarchiche”, ma non è che fossi veramente anarchico», ricordò.

In un’intervista al Corriere della Sera, Guccini raccontò che il brano era stato tradotto in spagnolo con il titolo La locomotora. Disse anche di averla cantata sulla Rambla di Barcellona nel 1977, poco dopo la fine della dittatura franchista, e ricordò che un gruppo di giovani baschi «impazzì» quando sentì il verso in cui viene citata la «fiaccola dell’anarchia».

– Leggi anche: 12 canzoni di Francesco Guccini