Ha vinto chi doveva vincere

Domenica gli italiani che hanno votato per il Movimento 5 Stelle, per la Lega Nord e per Fratelli d’Italia sono stati più del 50 per cento. Per molti è stata una vittoria della destra razzista, dei complottisti, della medicina alternativa, di chi crede alle scie chimiche e al Piano Kalergi. Io invece non credo. Le elezioni sono state vinte da chi, viste le condizioni del paese, avrebbe dovuto vincerle.

Per capire perché bisogna partire dagli sconfitti. Il PD negli ultimi anni ha fatto la scelta consapevole di cercare di vincere le elezioni al centro. I suoi leader sapevano che i giovani e i meridionali votano meno di anziani e abitanti del Nord Italia, e così hanno puntato su di loro la grande parte delle loro energie persuasive e su di loro hanno speso la maggior parte delle risorse quando erano al governo.

Per esempio: il PD ha speso 2 miliardi di euro per il reddito di inclusione, una misura contro la povertà che beneficia in maniera più che proporzionale giovani e abitanti del Sud. Ma ne ha spesi più di 30 negli ultimi anni per i lavoratori dipendenti che guadagnano più di diecimila euro l’anno, tramite gli 80 euro. E quasi altrettanti per i pensionati, la categoria che, anche domenica, sembra essere la più fedele al Partito Democratico.

In campagna elettorale il PD ha continuato a battere su questi tasti. Ha promesso di continuare le cose buone fatte in passato, ha promesso continuità e ha garantito che in caso di vittoria del PD non ci sarebbero stati scossoni. Ma, come ha notato Giovanni Zagni, direttore di Pagella Politica, chi non ha nulla da perdere non ha nulla da guadagnare dalla continuità e dalla costanza.

La gente ha votato “contro i propri interessi”? Siamo sicuri?

Due numeri:
– In confronto al 2008, in Italia ci sono 1,2 milioni di disoccupati in più
(1,6 mln nel 2008 vs 2,8 milioni oggi);
– in confronto al 2008, il PIL pro capite è inferiore del 6,7%.

Dal 2011 a oggi, chi ha governato?
– PD, Forza Italia, LeU (esponenti di): sì
– Lega, M5S: no

Quindi: possiamo veramente stupirci che una valanga di voti non sia finita a gente che voleva il blocco del debito pubblico? A chi è di sinistra, sì, ma ha dentro gente che ha governato fino all’altro ieri?

È una situazione che ricorda in parte quella del Regno Unito nei giorni del referendum su Brexit. Molte persone ripetevano ai britannici che votare per l’uscita dall’Europa avrebbe peggiorato la loro situazione economica. Ma che efficacia ha questo tipo di appello nei confronti di qualcuno che sente di aver già perso tutto quello che poteva perdere? E quanto ha più successo invece il richiamo di chi dice loro che intende rivoluzionare tutto? Per chi pensa di non avere più nulla, ribaltare il tavolo non è una prospettiva preoccupante. Al peggio continuerà a non aver nulla. Al massimo si troverà con qualcosa più di prima.

Non è quindi un problema di sinistra o di destra. La rottura con il passato si può proporre con idee di destra, come fa la Lega di Salvini, con argomenti di sinistra, come ha fatto Jeremy Corbyn nel Regno Unito, oppure con un magma postideologico che cerca di rincorrere i mutevoli umori dell’opinione pubblica, come fa il Movimento 5 Stelle. In Italia, alle ultime elezioni, erano disponibili soltanto due di queste alternative: chi voleva un cambiamento non aveva a disposizione una scelta di sinistra.

Il PD incarnava l’opposto esatto del cambiamento. Liberi e Uguali, zeppo di politici che sono stati protagonisti degli ultimi vent’anni di politica, non era credibile nella sua promessa di innovazione. I delusi, gli sconfitti, gli impauriti avevano solo due scelte. E, soprattutto al Sud, sono andati a votare in massa per assicurarsi che avessero successo.

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