È morto Tinto Brass

È stato il regista più famoso del cinema erotico italiano: aveva 93 anni

Tinto Brass nel salotto di casa nel borgo di Isola Farnese, Roma, 16 aprile 2026 (Cecilia Fabiano/LaPresse)
Tinto Brass nel salotto di casa nel borgo di Isola Farnese, Roma, 16 aprile 2026 (Cecilia Fabiano/LaPresse)
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Tinto Brass, il più famoso regista del cinema erotico italiano, che a partire dagli anni Ottanta contribuì più di ogni altro a definire il genere in Italia con film come La chiave, Monella, Così fan tutte e Paprika, è morto mercoledì a Roma. Lo ha fatto sapere la famiglia. Aveva 93 anni.

Personaggio anticonformista e provocatorio, molto riconoscibile anche per il sigaro sempre in bocca, era noto per i suoi film giocosi, antimoralisti, che diedero spesso scandalo in Italia e a volte anche all’estero, come successo con Caligola, uno dei film più controversi della storia del cinema. Di recente aveva attraversato un processo di rivalutazione della critica, e non solo per i film per cui è più conosciuto.

Prima del cinema erotico, infatti, Brass era stato un regista con ambizioni d’avanguardia, che a partire dalla gavetta nel cinema d’autore francese e italiano aveva girato una manciata di film sperimentali apprezzati dalla critica, tra cui Col cuore in gola (1967), L’urlo (1968), Nerosubianco (1969), Dropout (1970) e La vacanza (1971).

A partire dalla fine degli anni Settanta e poi soprattutto negli anni Ottanta però ottenne la vera popolarità con i film erotici, che approcciò con spirito autoriale, introducendo presto gli elementi che avrebbero caratterizzato il suo cinema. I film di Brass, ironici e ricchi di pathos, si strutturavano quasi sempre sul dualismo tra donne decise, smaliziate, libertine, desideranti e controparti maschili goffe e spesso ridicole.

I film di Brass si riconoscono anche per alcuni tic registici ricorrenti che negli anni avevano reso il suo stile molto riconoscibile, come inquadrature che indugiano a lungo su parti del corpo femminili, specialmente i sederi; una predilezione per la nudità integrale; personaggi che si rivolgono direttamente allo spettatore rompendo la quarta parete; e il copioso utilizzo di specchi e oggetti di scena.

Brass voleva che il suo punto di vista fosse quello di un osservatore nascosto, più che di un regista, e per questo motivo il suo cinema è stato spesso definito “voyeuristico”. I suoi film erotici contribuirono a lanciare le carriere di giovani attrici come Claudia Koll, Francesca Dellera, Serena Grandi e Debora Caprioglio, protagoniste ricorrenti delle sue storie.

Uno dei più famosi è il primo dichiaratamente erotico, La chiave (1983) con Stefania Sandrelli, a cui poi ne seguirono molti di successo sia al cinema sia nel circuito in videocassetta, come Miranda (1985), ispirato alla Locandiera di Goldoni, Paprika (1991), ambientato negli anni Cinquanta poco prima della chiusura delle case di tolleranza, o Così fan tutte (1992), su una moglie che racconta le sue avventure extraconiugali al marito, e Monella (1998), ambientato nella campagna veneta, di nuovo negli anni Cinquanta.

Tinto Brass, il cui vero nome era Giovanni Brass, era nato a Milano il 26 marzo 1933, ma crebbe a Venezia, la città a cui rimase sempre legato. Verso la fine degli anni Cinquanta, dopo una laurea in giurisprudenza conseguita all’università di Ferrara, andò in Francia per studiare montaggio e regia. Lì entrò in contatto con il clima della Nouvelle Vague, corrente che in quel decennio ebbe una enorme influenza sul cinema mondiale, grazie all’uso innovativo delle tecniche di ripresa e montaggio e al fatto di trattare argomenti che fino a quel momento erano stati per lo più sottovalutati dal cinema dell’epoca.

Negli anni Sessanta Brass tornò in Italia. Collaborò con registi come Roberto Rossellini e Luigi Comencini, che soprattutto all’inizio della sua carriera furono dei riferimenti importanti per il suo cinema. Cominciò a esplorare il tema del sesso con Salon Kitty, del 1976, e poi con Caligola, tre anni dopo.

Era un film con ambizioni da kolossal, prodotto dall’editore della rivista Penthouse Bob Guccione a partire da una sceneggiatura del celebre scrittore americano Gore Vidal che in origine non doveva essere erotica. Ma Guccione la pose come condizione, proponendo a Brass di dirigerlo. Furono coinvolti attori celebri come Malcolm McDowell, Helen Mirren e Peter O’Toole, ma presto Brass e Vidal litigarono sul copione, finché Guccione non prese il controllo e incluse all’ultimo scene esplicitamente pornografiche, contro il volere degli altri due. Quando uscì fu ampiamente stroncato e censurato, ma da allora è diventato un film di culto.

Brass viveva da decenni nel borgo di Isola Farnese, a nordovest di Roma. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, intanto che le sensibilità del pubblico erano cambiate e il successo dilagante della pornografia e di Internet aveva ridotto quello del cinema erotico e dell’home video, i suoi film avevano smesso di suscitare discussioni e polemiche. Avevano però continuato a subire almeno in parte revisioni e censure che, in definitiva, contraddistinsero gran parte della sua produzione.

Senso ’45, uscito nel 2002 e interpretato da Anna Galiena e Gabriel Garko, era ispirato allo stesso racconto da cui Luchino Visconti aveva tratto nel 1954 Senso. Era un film erotico, come tutti i più famosi di Brass, con diversi nudi e scene di sesso di gruppo, e fu quindi vietato ai minori di 18 anni. Lui non la prese benissimo, e commentò quella decisione citando Eyes Wide Shut, che pochi anni prima era stato vietato solo ai minori di 14 anni: «Non hanno censurato l’orgia di Stanley Kubrick perché racconta una sessualità mortuaria, vissuta in termini quaresimali. La mia orgia invece, grottesca e beffarda, viene rifiutata».

Dopo Fallo! (2003) e Monamour (2005), Brass non girò altri film, anche a causa di problemi di salute avuti dal 2010 in poi. Tra gli eventi di preapertura della scorsa edizione del Festival del cinema di Venezia, e nell’ambito di un processo più ampio e già avviato di rivalutazione dei primi film di Brass, a settembre era stato proiettato in una delle sale del Lido Col cuore in gola, uno dei suoi film più sperimentali, un giallo del 1967 girato a Londra e interpretato da Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin.