L’ONU lascerà il territorio conteso del Sahara occidentale
La sua missione di pace più longeva in Africa è finita per disaccordi nel Consiglio di Sicurezza, e per il Marocco è una vittoria
- Condividi
- X
- Regala il Post

In questi giorni è scaduto il mandato della più longeva missione di pace delle Nazioni Unite in Africa perché il Consiglio di Sicurezza, che avrebbe dovuto rinnovarlo, non è riuscito a mettersi d’accordo sulle modalità. La missione si chiama MINURSO ed è attiva da 35 anni nel Sahara occidentale: un territorio conteso tra il Marocco e il gruppo indipendentista Fronte Polisario, che nell’ultimo periodo è tornato a essere centrale nella definizione dei rapporti tra il governo marocchino e vari paesi occidentali.
La missione non si è ancora ritirata, ma è entrata in fase di liquidazione. Significa che l’organico – già piuttosto striminzito, di 155 soldati – verrà ridotto e si limiterà a sovrintendere le operazioni con cui uomini e mezzi torneranno nei paesi che partecipavano al contingente.
Tra i compiti della missione c’era far rispettare un cessate il fuoco, nominalmente in vigore dal 1991, e presidiare la “zona cuscinetto” tra la parte controllata dal Marocco e quella controllata dal Fronte, divise da un lunghissimo muro.
Gli analisti temono che adesso possano riaccendersi gli scontri con il Fronte Polisario, che nel 2020 abbandonò l’accordo di cessate il fuoco e negli ultimi anni aveva ripreso ad attaccare sporadicamente l’esercito marocchino anche grazie all’appoggio dell’Algeria. Dal 1979 il Marocco è l’unica forza straniera nel Sahara occidentale – che prima era stato colonizzato dalla Spagna – e oggi ne controlla l’80 per cento.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non è riuscito a estendere il mandato di MINURSO a causa del veto russo sulla proposta statunitense.
Gli Stati Uniti avevano proposto di modificare il mandato per eliminare dai compiti quello di indire un referendum sul futuro governo della regione. Il referendum era il compito originario della missione (MINURSO è un acronimo in francese di “Missione delle Nazioni Unite per l’organizzazione di un referendum nel Sahara occidentale”), ma non si è mai tenuto.
– Leggi anche: Nel Sahara c’è un muro lungo più di 2.700 chilometri
Di fatto la proposta statunitense avrebbe formalizzato lo status quo a vantaggio del Marocco, legittimandone il dominio sul territorio. Da decenni il Marocco fa pressione affinché si arrivi a questo punto, e nell’ultimo periodo ha usato varie tattiche per portare dalla sua i paesi occidentali.
Nel 2020 per esempio proprio gli Stati Uniti sposarono la linea marocchina: riconobbero per primi la sua sovranità sul territorio in cambio dell’adesione del Marocco agli Accordi di Abramo, con cui alcuni paesi arabi normalizzarono i rapporti con Israele.
Un metodo alternativo agli scambi diplomatici sono le pressioni: molti analisti ritengono centrale il ruolo del Marocco nella crisi di Ceuta di quest’estate, quando decine di migliaia di migranti arrivarono nell’exclave spagnola all’improvviso. Il parlamento spagnolo stava esaminando una proposta di legge che avrebbe garantito la cittadinanza al popolo saharawi (poi approvata dalla camera bassa a settembre).
L’approccio del Marocco ha funzionato. Negli ultimi anni c’erano stati altri sviluppi che avevano allontanato la prospettiva di un referendum, e quindi di un’autentica autodeterminazione. Nel 2025 il Consiglio di Sicurezza aveva assecondato – come del resto vari altri paesi occidentali oltre agli Stati Uniti, tra cui Spagna, Francia e Regno Unito – il piano marocchino di incorporare il Sahara occidentale riconoscendogli uno status di autonomia sugli affari interni.
Dopo aver messo il veto alla proposta statunitense la Russia ha chiesto di rinnovare il mandato così com’era, ma non ha ricevuto abbastanza voti. Per questo il mandato è semplicemente decaduto.
Il governo russo non appoggia apertamente il Fronte, di cui non riconosce la sovranità sul Sahara occidentale, ma è vicino all’Algeria. Ha detto di aver messo il veto alla proposta statunitense perché avrebbe imposto una risoluzione unilaterale al conflitto, ma è probabile che volesse anche soltanto mettersi di traverso agli Stati Uniti o appoggiare il governo algerino, a cui vende armi.

Combattenti del Fronte Polisario durante una parata a Tindouf, in Algeria, l’8 aprile 2026 (EPA/MOHAMED MESSARA)
Domenica un portavoce del segretario generale dell’ONU António Guterres ha sostenuto che il ritiro dei peacekeeper non intaccherà il diritto all’autodeterminazione dei saharawi e a sua volta ha espresso preoccupazione per «il rischio di escalation delle ostilità».
– Leggi anche: Per il Marocco il cinema è uno strumento di colonizzazione
Il governo marocchino ha festeggiato la fine della missione, sostenendo che rispetterà il cessate il fuoco. Un parlamentare l’ha definita «un regalo del cielo», e in vari commenti sui social è prevalsa una retorica nazionalista e militarista: come se fosse il preludio dell’annessione definitiva.



