La causa contro OpenAI per la morte di una donna con epilessia
I genitori dicono che ChatGPT consigliò alla figlia un piano per ridurre il farmaco che assumeva per prevenire le crisi
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I genitori di una donna cinese morta per una crisi epilettica dopo che aveva ricevuto una serie di consigli pericolosi sulla salute da ChatGPT hanno fatto causa a OpenAI. La società statunitense è accusata di non avere applicato sistemi di controllo adeguati per evitare che il proprio chatbot di intelligenza artificiale consigliasse l’interruzione della terapia medica che la donna assumeva per ridurre il rischio di nuove crisi epilettiche. La causa è solo l’ultima di una lunga serie di iniziative legali che negli ultimi tempi hanno accusato OpenAI di essere responsabile della morte di alcuni utenti, per via dei consigli medici di ChatGPT.
Bowen Wan era una sviluppatrice di software, aveva 31 anni e viveva a Seattle, nello stato di Washington (Stati Uniti) dove lavorava per Amazon. A fine novembre del 2025 la società le aveva annunciato l’eliminazione del suo ruolo e il conseguente licenziamento, che avrebbe avuto effetto nei primi giorni di febbraio del 2026.
Per poter rimanere negli Stati Uniti Wan aveva quindi bisogno di trovare un nuovo impiego, ma temeva che il farmaco che assumeva per tenere sotto controllo le crisi epilettiche avesse tra gli effetti collaterali quello di rallentarla nello studio. Wan era soprattutto preoccupata di imparare lentamente l’inglese e che questo le avrebbe impedito di mostrare le proprie abilità nei colloqui di lavoro.
Wan aveva chiesto consiglio a ChatGPT (nella versione in cinese), che secondo le chat raccolte dagli avvocati della famiglia le aveva suggerito di ridurre progressivamente l’assunzione del farmaco, nonostante i medici non le avessero dato indicazioni in questo senso. ChatGPT definì «altamente probabile» un miglioramento nello studio dell’inglese in seguito all’abbandono del farmaco. Sempre secondo gli avvocati, il chatbot avrebbe anche sconsigliato a Wan di riferire ai medici la riduzione del farmaco.
Nelle settimane seguenti Wan iniziò ad avere crisi epilettiche parziali (focali), con sintomi specifici come contrazioni muscolari locali e altri disturbi, ma senza avere convulsioni invalidanti o perdita di coscienza. Riferì la questione a ChatGPT e chiese se si dovesse preoccupare per eventuali danni cerebrali, ricevendone risposte rassicuranti e spiegazioni sul fatto che non si trattava di crisi vere e proprie. Gli attacchi continuarono, ma Wan proseguì con la riduzione del farmaco come suggerito dal chatbot.
Nei giorni seguenti chiese più volte a ChatGPT se fosse necessario rallentare con la riduzione del dosaggio, ricevendo altre risposte rassicuranti. Il 12 febbraio Wan morì a causa di una crisi epilettica mentre si trovava da sola in casa. Non essendo più riusciti a mettersi in contatto con lei, i genitori chiesero aiuto a un conoscente negli Stati Uniti, che coinvolse alcuni amici residenti a Seattle. Furono loro a entrare nell’appartamento di Wan e a trovarla morta nel letto. I genitori assistettero alla scena in videochiamata e raggiunsero Seattle alla fine di febbraio.
La vicenda era diventata pubblica la settimana scorsa e, dopo la conclusione delle indagini, la famiglia ha deciso di fare causa a OpenAI. Gli avvocati sostengono che il chatbot avrebbe potuto prevenire la morte di Wan e che, a differenza delle versioni in altre lingue, il sistema non aveva sufficienti limiti di sicurezza per i consigli sulla salute. OpenAI ha definito la vicenda «incredibilmente straziante», ma sostiene che Wan avesse usato una vecchia versione del proprio chatbot, diversa dalle attuali dotate di maggiori limitazioni sui consigli medici.
La famiglia ha presentato istanza per far rientrare la causa nel “ChatGPT Product Liability Cases”, un coordinamento giudiziario che riunisce davanti a un singolo giudice a San Francisco diverse cause per danni e responsabilità intentate contro OpenAI. Il procedimento potrebbe durare tra i due e i tre anni, salvo non venga concordato un accordo extragiudiziale tra la società e la famiglia per il pagamento dei danni.



