La FIFA ha pagato le tasse del suo presidente Gianni Infantino?
Quelle negli Stati Uniti, per oltre 3 milioni e mezzo di euro, senza rendicontarle pubblicamente
- Condividi
- X
- Regala il Post

Secondo un’inchiesta fatta dai giornali New York Times e Le Monde la FIFA – l’associazione che governa il calcio mondiale – avrebbe pagato direttamente le tasse che il suo presidente Gianni Infantino avrebbe dovuto versare negli Stati Uniti. Nel 2023 Infantino si era trasferito dalla Svizzera a Miami in vista dei Mondiali di calcio della scorsa estate, organizzati tra Stati Uniti, Canada e Messico.
Le tasse che la FIFA avrebbe pagato al posto di Infantino sarebbero pari a quattro milioni di dollari (circa 3,6 milioni di euro) e si riferiscono al periodo 2024-2026. Questi pagamenti non sono stati rendicontati in maniera pubblica, nonostante da circa una decina di anni la FIFA abbia modificato il proprio statuto imponendosi di rendere pubblici gli stipendi degli alti dirigenti, tra cui quello del presidente. La decisione era stata presa in seguito al grave scandalo di corruzione del 2015, per il quale il presidente dell’epoca Sepp Blatter si dimise e venne poi eletto Infantino. La FIFA ha commentato dicendo di aver rispettato tutte le norme.
Secondo l’inchiesta giornalistica, che si basa su documenti interni e fonti anonime, la decisione di pagare le tasse al posto di Infantino sarebbe stata approvata da Bruno Chiomento, un contabile svizzero responsabile del comitato che stabilisce gli stipendi dei più importanti dirigenti della FIFA. Alcuni dipendenti della FIFA si erano trasferiti per lavoro dalla Svizzera agli Stati Uniti per seguire l’organizzazione dei Mondiali e, visto che la tassazione negli Stati Uniti era maggiore rispetto a quella svizzera la FIFA aveva deciso di pagare lei stessa la differenza per queste persone. Lo stesso era stato quindi deciso per Infantino, nonostante avesse uno stipendio annuale ben maggiore, pari a circa 6 milioni di dollari (più di 5 milioni di euro).

Il presidente della FIFA Gianni Infantino insieme al presidente statunitense Trump mentre i giocatori della Spagna festeggiano la vittoria dei Mondiali, a East Rutherford, Stati Uniti, 19 luglio 2026 (AP/Jacquelyn Martin)
L’inchiesta arriva in un momento di grande difficoltà per Gianni Infantino, che punta a essere rieletto presidente a marzo. Infantino è da sempre criticato per una gestione della FIFA molto personalista e attenta soprattutto a massimizzare i profitti, nonostante la FIFA sia – perlomeno formalmente – un’associazione senza scopo di lucro.
Le critiche a Infantino sono diventate ancora più aspre negli ultimi mesi, dopo che a luglio aveva presentato a sorpresa un piano per privatizzare alcune quote della FIFA. Il piano fu talmente criticato che Infantino stesso decise di ritirarlo pochi giorni dopo. Da quel momento alcune confederazioni hanno ritirato l’appoggio nei suoi confronti, tra cui la UEFA, l’associazione che governa il calcio in Europa, e la CONCACAF, che gestisce il calcio nel Centro e nel Nord America.
Dagli articoli emerge come il pagamento delle tasse al suo posto sia solo uno dei tanti vantaggi personali che Infantino è riuscito a ottenere dalla FIFA, grazie alla sua grande influenza nell’organizzazione. Poco prima dei Mondiali, per esempio, la FIFA aveva rivisto alcune norme, concedendo maggiore discrezionalità sull’uso dei jet privati, un mezzo di trasporto che Infantino utilizza frequentemente.
Le nuove politiche hanno inoltre ampliato i benefici di cui gode Infantino. Potrebbe chiedere un alloggio finanziato dalla FIFA in qualsiasi località in cui l’organizzazione abbia una sede — e sotto la guida di Infantino stesso la FIFA è arrivata ad avere uffici in posti come Panama, Barbados, Indonesia e Marocco. La FIFA ha pagato circa 600mila dollari all’anno per affittargli una casa a Miami, negli Stati Uniti, oltre a un appartamento in Svizzera e uno a Parigi.
I vantaggi di Infantino coinvolgono anche i suoi familiari. Per esempio il presidente della FIFA ha ottenuto che sua moglie Leena Al Ashqar avesse lo stesso trattamento come autisti e protezione personale di cui godeva lui per tutto il periodo dei Mondiali.



