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  • Lunedì 2 novembre 2026

E la Ferrari?

È stato un anno di alti e bassi, e mentre Antonelli vinceva il Mondiale i suoi piloti litigavano

Una tifosa della Ferrari al Gran Premio della Cina, a Shanghai, 14 marzo 2026 (AP Photo/Vincent Thian)
Una tifosa della Ferrari al Gran Premio della Cina, a Shanghai, 14 marzo 2026 (AP Photo/Vincent Thian)
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Potreste averlo saputo: Kimi Antonelli ha vinto il Mondiale di Formula 1. È il primo pilota italiano a riuscirci dopo 73 anni, eppure molti tifosi e appassionati italiani potrebbero non essere del tutto soddisfatti di com’è andata questa stagione, perché ancora una volta a vincere il campionato non è stata la Ferrari. Antonelli, infatti, guida per la tedesca Mercedes, che lo prese nel 2019, quando aveva solo 12 anni e quando la Ferrari non aveva né un programma né una struttura adatti a un pilota così giovane.

Il recente Gran Premio del Messico in cui Antonelli ha ottenuto la certezza matematica di diventare campione mondiale è stato inoltre emblematico degli alti e dei bassi di questa stagione della Ferrari, che in Formula 1 non vince il Mondiale piloti dal 2007, quando ce la fece con Kimi Räikkönen (il cui nome nulla ha a che fare – dicono – con quello di Antonelli).

Nelle qualifiche di sabato i due piloti della Ferrari, Lewis Hamilton e Charles Leclerc, si erano piazzati al primo e al terzo posto. Per la Ferrari era la prima pole position da oltre un anno, e per Hamilton la prima da quando nel 2025 arrivò in Ferrari.

Nella gara di domenica, però, le cose hanno preso presto un’altra piega: al primo giro Leclerc ha superato Hamilton in modo un po’ troppo avventato, toccando la sua auto e facendogli perdere il primo posto. Leclerc è stato punito dai commissari di gara con 5 secondi di penalità. Soprattutto, una mossa che ha fatto molto arrabbiare Hamilton.

Hamilton, che è arrivato secondo dietro Max Verstappen, ha proprio detto di aver perso la gara per colpa di Leclerc: «Eravamo primi e secondi alla curva 4, bastava mantenere le posizioni. In gara può succedere di tutto, ma quando il tuo compagno di squadra lavora contro di te e perdi posizioni in quel modo, la situazione si fa dura». Ha anche detto che dovranno fare «una bella chiacchierata a porte chiuse».

Leclerc ha ammesso di essersi meritato i 5 secondi di penalità (che secondo Hamilton sarebbero dovuti essere 10) ma non si è preso la responsabilità del secondo posto del compagno di squadra: «Avrei anche potuto lamentarmi di quanto mi ha spinto fuori pista all’uscita di curva 1, ma penso che faccia parte delle corse. Quando lotti per una vittoria, è così che deve andare».

Lo stesso Frédéric Vasseur, il team principal (cioè il capo) della Ferrari, era parecchio frustrato dopo la gara: per averla persa, nonostante la pole position e un’ottima macchina; e per i battibecchi tra i suoi due piloti, ai quali ha chiesto più «rispetto».

Vasseur durante il weekend del Gran Premio d’Ungheria, 26 luglio 2026 (AP Photo/Darko Bandic)

L’anno scorso – vuoi per una macchina con moltissimi problemi, vuoi perché Hamilton faticava ad adattarsi – le tensioni tra i due piloti non erano state così marcate.

Quest’anno, invece, con nuove regole e una macchina molto più potente, la Ferrari si è trovata a gestire due piloti competitivi e ambiziosi: Hamilton ha 41 anni ed è arrivato in Ferrari nel 2025, dopo aver vinto sette Mondiali; Leclerc ha 29 anni, corre in Formula 1 dal 2018, è in Ferrari dal 2019, ed è sempre stato considerato un “predestinato”, anche se non ha ancora vinto un titolo.

I primi problemi tra loro due si erano già visti ad agosto, al Gran Premio d’Olanda, quando Leclerc non seguì subito l’ordine della Ferrari di fare una sosta ai box, rimanendo in pista un giro in più mentre Hamilton, più veloce e con gomme più fresche, chiedeva da tempo alla squadra di poterlo superare e iniziava a innervosirsi.

Poche settimane più tardi, al Gran Premio d’Italia a Monza, i due cercarono di superarsi a vicenda sin dal primo giro, finché Leclerc mandò Hamilton nella ghiaia.

L’impressione generale è che tra i piloti della Ferrari ci sia grande competizione. Perché per qualità e traiettorie personali entrambi hanno motivo di ritenersi il pilota più importante per la scuderia. Non è infrequente che i due piloti di una stessa squadra siano in competizione (di fatto sono gli unici due a sfidarsi senza poter dire che l’altro va meglio perché ha l’auto migliore, e si dice spesso che il compagno di scuderia sia il primo rivale di un pilota di Formula 1), ma di certo la competizione tra loro è molto forte.

Tra gli altri, l’ha notato anche Jacques Villeneuve, campione del mondo di Formula 1 nel 1997:

Mi sembra che [in Ferrari, ndr] arrivare davanti al proprio compagno sia più importante persino della pole position. All’interno della squadra c’è un equilibrio davvero strano: è una rivalità interna molto intensa, che li condiziona parecchio. Si vede chiaramente come l’umore di entrambi cambi, in meglio o in peggio, semplicemente in base a chi dei due riesce a stare davanti all’altro.

Leclerc e Hamilton festeggiano il primo e il terzo posto al Gran Premio di Gran Bretagna, a Silverstone, 5 luglio 2026 (AP Photo/Darko Bandic)

È abbastanza normale che oggi in Formula 1 una squadra non scelga subito un pilota su cui puntare. Tra chi lo sceglie c’è Red Bull, che punta tutto e sempre su Max Verstappen, ma già solo l’anno scorso a scegliere di non sceglierlo fu la McLaren, arrivando quasi a rischiare di perdere il Mondiale per questo. Col passare delle gare, però, succede spesso che una scuderia cominci a favorire, nelle strategie di gara e nello sviluppo dell’auto, quello dei due che ha più possibilità di piazzarsi bene in classifica, in modo più o meno evidente.

La Ferrari questa scelta non l’ha mai fatta davvero. Ha permesso che Hamilton e Leclerc si ostacolassero a vicenda, e ad altri di approfittarne. È successo anche a Città del Messico: dopo lo scontro tra i piloti della Ferrari, Verstappen si è subito inserito tra loro due e ha poi vinto la gara.

Il problema, quindi, non è tanto la rivalità. È piuttosto una questione di leadership.

Su GP Blog il giornalista Ben Hunt ha scritto che non serve vietare i duelli in pista, e nemmeno dare a uno dei due piloti la priorità assoluta. Serve però evitare che una lotta tra compagni di squadra faccia vincere un avversario, un terzo incomodo di turno tra i due litiganti. Secondo Hunt bisogna evitare di mettere i piloti nella condizione di «improvvisare».

Poi, comunque, oltre ai piloti c’è la macchina.

Quest’anno quella della Ferrari è quasi sempre stata un passo indietro rispetto alla Mercedes. Soprattutto, è stata molto discontinua: fino al Gran Premio di Città del Messico, per esempio, non era ancora riuscita a conquistare una pole position, nonostante fosse una macchina generalmente veloce.

Questi problemi, insieme ad alcune strategie di gara discutibili, alla mancata gestione della rivalità tra Leclerc e Hamilton e a errori più o meno grossolani dei singoli piloti, non hanno mai permesso alla Ferrari di essere davvero in lotta per il Mondiale.

Tutto sommato, però, quella della Ferrari è stata una buona stagione. È saldamente al secondo posto della classifica costruttori (in cui si sommano i punti di tutti i piloti – due per Gran Premio – di una scuderia), e nonostante manchino ancora quattro gare alla fine del Mondiale è già salita sul podio sei volte in più rispetto al 2025. Ha vinto anche due Gran Premi, contro gli zero dell’anno scorso.