I capelli ai tempi di Jane Austen
Nell'ultimo adattamento di "Ragione e sentimento" le protagoniste li portano sciolti o disordinati: dettaglio che non è passato inosservato
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Una cosa che ha molto colpito del nuovo adattamento cinematografico di Ragione e sentimento, il romanzo di Jane Austen del 1811, sono le acconciature delle sue protagoniste. Elinor e Marianne Dashwood, le sorelle interpretate rispettivamente da Daisy Edgar-Jones e Esmé Creed-Miles, compaiono infatti spesso con i capelli sciolti o disordinati: un modo di portarli che è stato da alcuni giudicato poco accurato dal punto di vista storico.
Il Wall Street Journal ha notato che è una tendenza dei film in costume degli ultimi anni: le protagoniste hanno i capelli spettinati, poco trucco e un aspetto che ricorda più quello delle donne contemporanee che quello delle donne ottocentesche. Allo stesso tempo, alcuni esperti hanno fatto notare che questo modo di portare i capelli non sarebbe stato in realtà così improbabile.
Il film racconta la storia delle sorelle Dashwood che, dopo la morte del padre, si ritrovano a vivere sole con la madre senza una rendita né una casa di proprietà. Alcuni spettatori hanno trovato strano che due ragazze che vengono da una buona famiglia dell’Inghilterra di fine Settecento siano rappresentate così spettinate: le critiche sono soprattutto sui capelli di Marianne Dashwood, la sorella minore, che, oltre a essere arruffati, spesso sembrano sporchi.
Quest’ultimo Ragione e sentimento, diretto da Georgia Oakley, è ambientato tra il 1795 e il 1798, un periodo di poco precedente a quello della cosiddetta Regency, Reggenza (1811-1820), quando i capelli venivano portati accuratamente ordinati in acconciature raccolte. Il celebre adattamento del 1995 con Emma Thompson e Kate Winslet, dove i capelli erano invece sempre raccolti, era infatti ambientato in quel periodo.

Greg Wise e Kate Winslet in una scena di Ragione e sentimento del 1995
Nadia Stacey, responsabile del trucco e delle acconciature del film, ha raccontato a British Vogue che le soluzioni adottate negli adattamenti precedenti di Ragione e sentimento non la convincevano del tutto. Ha detto che non ci sono testimonianze su come le donne di fine Settecento si vestissero in casa, durante le faccende quotidiane o quando trascorrevano il tempo in famiglia. Alla fine ha deciso di allungare i capelli delle protagoniste con delle extension e lasciarli perlopiù sciolti.
La storica della moda Serena Dyer ha commentato la questione in un video dicendo che il film è in realtà molto più accurato di quanto si pensi. Nel video mostra diversi ritratti risalenti proprio a quel periodo di fine Settecento, in cui ragazze adolescenti o appena sposate hanno i capelli lunghi e sciolti, esattamente come le protagoniste.
Anche le attrici protagoniste del film hanno risposto ai dubbi sollevati sui loro capelli: hanno difeso la scelta dicendo che Stacey ha fatto un grande lavoro di ricostruzione storica e citando a loro volta ritratti e dipinti dell’epoca.
Queste considerazioni valgono soprattutto per i momenti privati: presentarsi in pubblico senza capelli acconciati era infatti considerato generalmente poco appropriato anche alla fine del Settecento. In questo senso il film porta la questione un po’ all’estremo, visto che le protagoniste hanno i capelli solo leggermente acconciati anche quando sono in società, per esempio durante i balli.
Nel film i capelli hanno anche una funzione narrativa. Elinor, la sorella più composta, all’inizio del film li porta più spesso raccolti. Man mano che la storia procede, le acconciature diventano più morbide e disordinate, seguendo l’evoluzione del personaggio. Marianne, invece, ha fin da subito un rapporto più disinvolto con le convenzioni sociali. Come ha spiegato la sceneggiatrice Diana Reid: «probabilmente sarebbe stato più decoroso tenerli raccolti, ma Marianne non è una persona particolarmente interessata a rispettare queste imposizioni».

Un ritratto di Lady Hamilton del 1790 circa (Wikimedia Commons)
La regista ha detto di aver voluto creare un’estetica il più possibile naturale in generale. Sul set, per esempio, il trucco era quasi vietato e anche i costumi si discostano da quelli più “classici” del cinema di ambientazione austeniana. Per esempio, non ci sono le tipiche maniche ad aletta e le cuffie elaborate. Al loro posto si vedono abiti più semplici, ispirati soprattutto a dipinti che ritraevano le classi popolari dell’Inghilterra vittoriana.
Attraverso i vestiti, la regista voleva rendere visibile anche il cambiamento delle condizioni economiche delle sorelle Dashwood, costrette a fare i conti con una situazione molto diversa da quella a cui erano abituate. «Con quali risorse le Dashwood potevano vivere e quali abiti erano in grado di permettersi? Così ci siamo concentrate su un abbigliamento pratico, che non fosse sempre immacolato», ha detto a Vogue Italia la costumista Grace Snell.
Uno dei primi adattamenti di un libro di Austen a sciogliere i capelli delle proprie protagoniste era stato il film di Orgoglio e pregiudizio diretto da Joe Wright nel 2005, in cui Keira Knightley interpreta Elizabeth Bennet e ha i capelli spesso raccolti in modo informale. Al contrario nella miniserie di Orgoglio e pregiudizio del 1995, diretta da Simon Langton, Elizabeth Bennet aveva sempre i capelli raccolti e i riccioli ben definiti.
Anche in Cime tempestose, l’adattamento del romanzo di Emily Brontë girato da Emerald Fennell e uscito all’inizio del 2026, i capelli di Catherine Earnshaw, la protagonista interpretata da Margot Robbie, sono spesso spettinati e mossi dal vento, soprattutto nelle scene ambientate nella brughiera.
Il Wall Street Journal ha sottolineato come le registe abbiano voluto veicolare l’indipendenza e l’anticonformismo dei personaggi usando anche espedienti estetici. Sono donne che spaccano la legna, corrono nel fango, non sembrano preoccuparsi delle convenzioni sociali e non perdono tempo a sistemarsi i capelli.
Rachael Gibson, storica delle acconciature intervistata dal Wall Street Journal, ha detto che lo styling «anacronistico» di trucco e capelli consente «allo spettatore di relazionarsi più da vicino al personaggio e lo fa sembrare più caldo e meno strano».
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