Vicenza Comics, Parma Comics, Volterra Comics e gli altri

Ormai quasi ogni weekend da qualche parte in Italia c'è una "fiera del fumetto", ma raramente ci si va per i fumetti

Una ragazza vestita come il personaggio della principessa Zelda guarda una bancarella di action figure al Romics, il 1° ottobre 2026 (EPA/Buesra Tasdemir)
Una ragazza vestita come il personaggio della principessa Zelda guarda una bancarella di action figure al Romics, il 1° ottobre 2026 (EPA/Buesra Tasdemir)
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Da più di duecento anni a Trebbo di Reno si tiene quella che viene considerata la sagra più antica della provincia di Bologna: la festa della raviola, dedicata al tipico dolce in pasta frolla ripieno di mostarda. Negli ultimi anni, però, gli organizzatori hanno deciso di eliminare i carri allegorici che tradizionalmente sfilavano durante la festa e sostituirli con una fiera del fumetto: così nelle ultime edizioni la festa si è chiamata “Raviola Comics”.

La Pro Loco di Trebbo di Reno non è l’unica ad aver avuto questa intuizione. Negli ultimi anni gli eventi che includono nel titolo la parola “comics” (“fumetti”) sono diventati centinaia, sia in città che in paesi molto piccoli. C’è il Cairomics di Cairo Montenotte, in provincia di Savona; il Chiesina Comics di Chiesina Uzzanese, il comune più piccolo della Valdinievole, in Toscana; il Malescomics della Val Vigezzo, vicino al confine con la Svizzera. Secondo Akiclub, sito che raccoglie gli eventi dedicati a fumetto e cultura pop, in Italia ormai se ne tengono più di 500 all’anno: «significa che quasi ogni fine settimana, in qualche regione italiana, c’è una fiera del fumetto», dicono i fondatori del sito.

A partire dal nome, questi eventi richiamano spesso il Lucca Comics & Games, la più grande fiera del fumetto italiana, quest’anno alla sua sessantesima edizione. È uno dei più importanti eventi al mondo per gli appassionati di fumetti, ma anche di giochi da tavolo, serie tv e cultura pop in generale. Solo nel prossimo anno in Italia ci saranno il Vicenza Comics & Games, il Parma Comics & Games e il Volterra Comics & Fantasy.

In molti eventi che si ispirano al Lucca Comics & Games i fumetti occupano uno spazio decisamente minoritario rispetto ai tornei di videogiochi e di carte collezionabili, alle gare di cosplay – cioè tra persone che si travestono da personaggi – ai concerti dei cantanti di sigle dei cartoni animati come Cristina D’Avena e Giorgio Vanni, agli incontri con youtuber e influencer, e alle bancarelle di gadget e action figure.

Il rapper Caparezza, grande appassionato di fumetti, l’ha riassunto così: «i festival che si chiamano “Comics” ormai contengono di tutto: serie tv, videogiochi, cinema, cosplay, gadget… tranne i fumetti! I fumetti sono rimasti confinati in un angolino».

Per Matteo Stefanelli, esperto di fumetti e direttore della rivista online Fumettologica, la parola è diventata sinonimo di evento in cui si mescolano media diversi, «come se “comics” non volesse più dire fumetto, ma volesse dire pop culture con il fumetto dentro».

Stefanelli divide questi eventi in due gruppi. Da una parte ci sono le grandi manifestazioni come Lucca, il Romics di Roma e il Comicon di Napoli, che a suo dire sono sempre più simili ai grandi festival letterari o artistici pensati per un pubblico attratto dalla cultura pop. Dall’altra c’è la moltiplicazione delle fiere più piccole, che secondo lui sono «la reincarnazione, nell’ambito della cultura contemporanea, delle sagre paesane», il cui scopo principale è favorire l’aggregazione.

Lucca affiancò all’area dedicata ai fumetti quella dedicata ai giochi nel 1993, e col tempo anche spazi per i cosplay, la cultura giapponese, il cinema e le serie tv. Secondo Stefanelli è un modello tipicamente italiano: all’estero i festival tendono a dedicarsi a un solo ambito, mentre «noi più di altri abbiamo mescolato i media».

Se questo approccio si è esteso fino ai paesi più piccoli, secondo lui è soprattutto perché le amministrazioni locali hanno visto che funziona: chi frequenta queste fiere partecipa con più trasporto rispetto a come farebbe con una rassegna letteraria o cinematografica. «Detto brutalmente, funzionano molto di più in termini di marketing territoriale», dice Stefanelli.

– Leggi anche: Perché il Lucca Comics & Games è unico

Giada Venturi, che da quasi dieci anni organizza da volontaria gare di cosplay, dice che molti comuni investono in questi eventi sperando di ottenere visibilità e ritorni economici, senza sapere bene chi siano gli appassionati che vogliono attirare e che cosa cerchino. Il risultato, secondo lei, sono eventi che ripetono la forma delle fiere più grandi senza la competenza che serve a sceglierne i contenuti, e finiscono per riempire il programma con attività scollegate tra loro. Così, molti “comics” di provincia finiscono per privilegiare «la quantità a discapito della qualità», con stand pieni di prodotti economici comprati online o generati con l’intelligenza artificiale.

La quantità di soldi che circola varia molto a seconda dell’evento. Nelle città più grandi, soprattutto dopo la pandemia, gli organizzatori hanno cominciato a investire moltissimo per attirare pubblico: spendono migliaia di euro in pubblicità sui social e sui giornali locali, e ancora di più per gli ospiti, che sono il principale motivo per cui molte persone comprano il biglietto.

Oltre ai fumettisti e ai doppiatori oggi vengono invitati anche attori di film e serie tv internazionali: a settembre, per esempio, il Gigacon Tuscany di Scandicci, vicino a Firenze, ha ospitato attori della saga di Harry Potter e della serie How I Met Your Mother nonostante fosse solo alla prima edizione.

Le fiere più piccole, che non fanno pagare un biglietto e possono contare su budget molto più contenuti, spesso non hanno vita lunga. A Trebbo di Reno, per esempio, la Pro Loco ha deciso che dall’anno prossimo la sagra tornerà a essere semplicemente la festa della raviola, senza comics, perché «di gente che veniva vestita in cosplay ce n’era poca». Secondo gli organizzatori, chi frequenta queste fiere si aspetta di trovare ospiti più o meno fissi, come doppiatori, attori e creator. Loro, però, non avevano il budget per pagarli, e senza quei nomi la festa non riusciva ad attrarre abbastanza pubblico. In più cadeva nello stesso fine settimana del Be Comics! di Padova, una fiera molto più grande, al chiuso e con biglietto.

Chi queste fiere le frequenta spesso e volentieri, comunque, invita a non generalizzare. Il fumettista e regista Fulvio Risuleo, che pubblica con Coconino Press, distingue tra le fiere organizzate da privati appassionati, che secondo lui sono spesso «la cosa più bella che puoi trovare», e quelle nate per sfruttare un finanziamento pubblico, dove manca un vero dialogo con il territorio. Lui è affezionato soprattutto alle fiere indipendenti e autogestite, spesso ospitate nei centri sociali, come il Crack al Forte Prenestino di Roma o Ratatà, che si teneva a Macerata e poi a Jesi, nelle Marche. Stefanelli di Fumettologica, invece, cita A occhi aperti di Bologna, dedicata al fumetto contemporaneo e all’illustrazione, e il Treviso Comic Book Festival, che offre mostre, presentazioni, incontri e sessioni di disegno dal vivo, e non è quasi per niente frequentato da cosplayer.

Anche qualcuno degli eventi più piccoli e nuovi, comunque, prova ad andare in questa direzione. Il Murgia Comics di Gravina, in Puglia, è stato organizzato per la prima volta a settembre da un gruppo di ragazzi del posto perché nella loro zona non c’era alcuna offerta di questo tipo. Oltre a una gara di cosplay e a tornei di videogiochi e carte collezionabili hanno allestito workshop gratuiti, incontri con divulgatori e un’artist alley, cioè la classica area in cui illustratori e fumettisti espongono e vendono i propri lavori e disegnano dal vivo. Si aspettavano tra 3 e 4mila visitatori: ne sono arrivati più di 7.500, molti dal Salento, dalla Calabria, da Napoli e da Roma.

A Binasco, in provincia di Milano, dal 2025 un gruppo di amici organizza il Binascomix, una fiera di due giorni intorno al castello visconteo del paese. L’assessore comunale che li ha aiutati con la burocrazia, un grande appassionato di fumetti, aveva posto una condizione: «riportare in auge i fumetti, e non solo le nerdate». Per questo già alla prima edizione gli organizzatori hanno allestito uno scambio di fumetti all’interno della fiera, e da settembre lo hanno trasformato in un appuntamento a sé, che si tiene ogni due mesi: un piccolo mercato in cui chiunque può portare i propri fumetti per venderli o scambiarli con quelli degli altri.

Il fumettista Giuseppe Falco al Murgia Comics (Murgia Comics)

Per chi vive lontano dalle grandi città, comunque, queste fiere sono spesso l’unica occasione per incontrare altri appassionati: vale soprattutto per i più giovani, che difficilmente possono permettersi di andare da soli a Lucca o a Napoli. Venturi dice che per lei è sempre stato questo l’aspetto più importante: «dimostrare che anche nei territori più piccoli si può generare valore culturale e avvicinare nuove persone al mondo pop e nerd».

– Leggi anche: Ricordate quando i fumetti erano una cosa da nerd?