È la volta buona per i condizionatori nelle scuole?
Giorgia Meloni ha promesso di installarli in tutti gli istituti, anche se non è ancora chiaro quanti soldi saranno stanziati
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Nella legge di bilancio approvata dal Consiglio dei ministri, quella con cui si decide come saranno spesi i soldi dello Stato per il 2027 e che andrà approvata dal parlamento entro il 31 dicembre, sono previsti anche soldi per installare climatizzatori e pompe di calore nelle scuole: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che verranno messi in tutte, per rendere «più vivibili le nostre aule».
La mancanza di impianti di raffrescamento nelle scuole italiane è un problema storico, di cui si è parlato molto soprattutto quest’anno, tra l’estate e l’inizio dell’anno scolastico, a causa delle temperature eccezionalmente alte che hanno reso proibitive le condizioni delle classi. Secondo l’anagrafe dell’edilizia scolastica del ministero, aggiornata all’anno 2024-2025, solo 4.457 delle poco più di 60mila scuole statali censite hanno un impianto di condizionamento, il 7,42 per cento. Circa metà è in edifici costruiti prima del 1976 e con significative differenze territoriali.
All’inizio di settembre il governo se ne era occupato stanziando tramite un decreto 20 milioni di euro. Alle scuole erano stati dati cinque giorni per presentare la domanda per ottenere parte del fondo, senza però studiare criteri particolari: il ministero non aveva valutato i progetti o le condizioni degli edifici, né tantomeno l’andamento delle temperature per aiutare le scuole più esposte alle ondate di calore. L’unica condizione per avere i soldi era che la scuola non avesse già un sistema di aria condizionata e non avesse fatto lavori di efficientamento energetico negli ultimi cinque anni. Alla fine erano state presentate 6.300 domande e a ciascuna scuola erano stati assegnati poco più di tremila euro, una somma insufficiente rispetto l’obiettivo finale.
I nuovi finanziamenti per l’efficientamento energetico delle scuole previsti dalla legge di bilancio arriveranno dalla Clausola di salvaguardia nazionale (o NEC, National Escape Clause): è uno strumento messo a disposizione dall’Unione Europea per consentire agli stati membri di indebitarsi in maniera straordinaria, fino all’1,5 per cento del proprio prodotto interno lordo (PIL), per finanziare misure strutturali sull’energia (e sulla difesa) tra il 2025 e il 2028.
Meloni ha precisato che le risorse della NEC serviranno in parte a installare «in tutte le scuole» climatizzatori e pompe di calore. Le nuove somme messe a disposizione sono più significative rispetto alle precedenti, ma non andranno soltanto alle scuole: «Finanziamo anche l’efficientamento energetico delle università e quello degli ospedali», ha detto Meloni in conferenza stampa. Non è ancora chiaro quanti dei fondi previsti saranno dunque destinati in modo specifico alle scuole, alle università e agli ospedali, né con quali criteri. C’è poi una questione di tempi: nel 2027 si faranno i bandi per le assegnazioni delle risorse, che verranno quindi erogate a partire dal 2028.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, al termine del Consiglio dei ministri si è detto «soddisfatto» e ha sottolineato come la manovra recepisca le richieste avanzate dal suo dicastero per il proseguimento degli investimenti sugli edifici scolastici: «Lo avevo promesso, lo abbiamo fatto». Valditara ha evidenziato che i nuovi finanziamenti si inseriscono in un progetto più ampio e di lungo periodo che ha l’obiettivo di migliorare le strutture scolastiche e le condizioni in cui si insegna e si studia.



