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  • Venerdì 30 ottobre 2026

Adriano Galliani prova a diventare presidente della Federcalcio

Sfidando l'ex presidente e attuale commissario straordinario Giovanni Malagò, che contava di ricandidarsi senza sfidanti

Adriano Galliani e, sfuocato in primo piano, Giovanni Malagò (Spada/LaPresse)
Adriano Galliani e, sfuocato in primo piano, Giovanni Malagò (Spada/LaPresse)
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Fino a qualche settimana fa sembrava scontato che Giovanni Malagò sarebbe stato nominato di nuovo presidente della Federcalcio italiana (FIGC) alle elezioni del prossimo 14 dicembre. Malagò era già stato eletto a giugno, poi a inizio ottobre la FIGC era stata commissariata per un vizio di forma nell’elezione (Malagò si era candidato senza essere tesserato alla FIGC); come commissario però era stato scelto Malagò stesso. Per molti era un passaggio formale verso una sua rielezione senza sfidanti.

E invece negli ultimi giorni si è concretizzata la candidatura di un avversario piuttosto ingombrante: meno sulla cresta dell’onda di Malagò, ma altrettanto potente e bravo a muoversi per ottenere appoggi: Adriano Galliani.

È ormai quasi certo che Malagò e Galliani, da almeno trent’anni due dei personaggi più influenti nello sport italiano, si sfideranno quindi per la presidenza della FIGC.

Galliani ha 82 anni, dal 2018 è senatore con Forza Italia e per trent’anni è stato amministratore delegato del Milan di Silvio Berlusconi, e poi del Monza, e tra le altre cose anche presidente (e vicepresidente) della Lega Serie A.

Malagò ha 67 anni e dal 2013 al 2025 era stato presidente del CONI, il Comitato olimpico nazionale. La sua elezione alla presidenza della FIGC era stata accolta con entusiasmo generale, visto il pessimo periodo della Nazionale e del calcio italiano. E anche dopo che il CONI aveva provato a farlo cadere con la storia del mancato tesseramento, la convinzione era che Malagò sarebbe stato rieletto, e ne sarebbe uscito perfino rafforzato. Ora non è più così scontato.

Come si è arrivati a questa situazione? Perché Galliani è arrivato solo ora?

Galliani e Malagò nel 2016 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

Per candidarsi alle elezioni serve ottenere l’appoggio di almeno una delle sei componenti che, con pesi diversi, formano l’assemblea elettiva: Lega Serie A (i 20 club di Serie A), Lega Serie B, Lega Pro, Lega Nazionale dilettanti, Associazione calciatori e Associazione allenatori.

Per la precedente elezione, in cui Malagò aveva sconfitto Giancarlo Abete (76enne già presidente della FIGC tra il 2007 e il 2014), 19 club di Serie A su 20 avevano sostenuto Malagò, che era appoggiato anche dalle associazioni di calciatori e allenatori e da parte di Lega B e Lega Pro. E fu eletto con il 68,58 per cento dei voti.

Nell’ultimo periodo però una sorta di fronda – a quanto pare guidata da Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter e persona più influente nella Lega Serie A – ha portato avanti la candidatura di Galliani. Secondo vari retroscena alcuni club di Serie A non avrebbero apprezzato il modo di fare molto accentratore e personalistico di Malagò (che però è noto da tempo, ed è spesso stato molto efficace).

Per esempio sulla nomina dell’allenatore della Nazionale, ma anche del capo delegazione, Malagò aveva deciso in autonomia, scegliendo Roberto Mancini, mentre la Serie A spingeva per Antonio Conte.

Alcuni presidenti di Serie A, insomma, si sarebbero sentiti poco coinvolti da Malagò.

Galliani è un dirigente di lungo corso nel calcio, con molte conoscenze ma nessun incarico attuale nel calcio italiano. Galliani è così fuori dal calcio italiano che fino a poco fa non era tesserato (nel suo caso come dirigente) per nessuna società. Per evitare i problemi avuti da Malagò, negli ultimi giorni si è quindi tesserato come dirigente accompagnatore per l’Enotria 1908, una storica società dilettantistica di Milano.

Il piano di Marotta (c’è chi ha parlato di golpe dentro la Serie A) non è però del tutto riuscito, perché alla fine 11 club su 20 sono rimasti con Malagò, e la Lega Serie A ha quindi espresso Malagò come candidato. Lorenzo Vendemiale ha scritto sul Fatto Quotidiano che «Malagò che va a prendersi le firme in Serie A, cioè in casa di Marotta, è una sconfitta per il presidente dell’Inter, che della Lega oggi si sente padrone».

Galliani e Marotta nel 2016 (LaPresse)

Dopo la vittoria di Malagò in Lega Serie A, chi si oppone a lui è quindi passato a quello che Vendemiale presenta come «il piano B»: Galliani ha ottenuto cioè l’appoggio dell’Associazione calciatori e dell’Associazione allenatori, che in precedenza avevano sostenuto Malagò e che storicamente appoggiano il candidato scelto dalla Lega Serie A.

Storicamente, ma non questa volta. Con l’appoggio di allenatori e calciatori, Galliani può ufficialmente candidarsi alla presidenza.

All’elezione di dicembre saranno quindi decisive le altre tre componenti, che per il momento non sostengono nessun candidato: la Lega Serie B, la Lega Pro e soprattutto la Lega nazionale dilettanti, che pesa per un terzo dei voti totali (il 34 per cento). Il presidente della Lega nazionale dilettanti è peraltro Abete, sconfitto da Malagò alle scorse elezioni, e che a quanto si dice non è grande fan né di Malagò né di Galliani.

Il voto dei 266 delegati che il prossimo 14 dicembre eleggeranno il nuovo presidente della FIGC sarà segreto. È quindi possibile, anzi a questo punto probabile, che i delegati che esprimono le sei componenti non votino compatti. È quasi certo, per esempio, che non lo faranno i delegati della Lega Serie A, che è spaccata quasi a metà. Per questo, perlomeno fino a quando non si capirà a chi darà il proprio appoggio la Lega dilettanti, la corsa tra Malagò e Galliani sarà molto incerta.