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  • Martedì 27 ottobre 2026

Perché le World Series si chiamano così

Nonostante siano le finali di un campionato di baseball con 29 squadre statunitensi e una canadese

Il lanciatore dei Los Angeles Dodgers Clayton Kershaw festeggia dopo aver vinto le World Series contro i Toronto Blue Jays il 2 novembre 2025 a Toronto (AP Photo/Brynn Anderson)
Il lanciatore dei Los Angeles Dodgers Clayton Kershaw festeggia dopo aver vinto le World Series contro i Toronto Blue Jays il 2 novembre 2025 a Toronto (AP Photo/Brynn Anderson)
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In questi giorni si stanno giocando le World Series di baseball, le “serie mondiali”, dove con “serie” si intendono le partite finali. Si chiamano insomma mondiali, ma sono solo le finali della Major League, un campionato che ha 29 squadre statunitensi e una canadese, di uno sport che tra l’altro è giocato ad alti livelli in varie parti del mondo.

Certo, la Major League è il campionato più importante e competitivo al mondo, e i suoi giocatori non solo statunitensi o canadesi, ma fa comunque strano. Non vi stupirà sapere che l’origine del nome è legata al fatto che gli statunitensi tendono a vedersi come il centro del mondo, non solo quando si parla di baseball: anche in altri casi gli statunitensi proclamano “campioni del mondo” i vincitori dei propri campionati nazionali.

Nel caso della Major League però la tradizione è, come molte cose nel baseball, piuttosto antica e quindi ben radicata. Le World Series si chiamavano così già alla loro prima edizione, oltre un secolo fa.

Le World Series esistono dal 1903, da quando cioè i vincitori della National League e dell’American League decisero per la prima volta di sfidarsi. Erano i due campionati di baseball più famosi degli Stati Uniti, ma fino ad allora si erano messi spesso i bastoni tra le ruote perché volevano entrambi il primato economico e sportivo in uno sport già molto seguito, e quindi redditizio.

Una partita tra i vincitori dei due campionati fu una sorta di tregua. Una tregua che fu fondamentale per la creazione e la crescita della moderna Major League,  che ancor oggi è divisa in quelle due leghe, i cui vincitori giocano le finali.

Ma torniamo un attimo al 1903. Senza fare alcun esercizio di modestia o di understatement, l’evento fu chiamato “The World’s Championship Series”, cioè “La serie del campionato del mondo”. I Pittsburgh Pirates, vincitori della National League, e i Boston Americans, vincitori dell’American League e futuri Red Sox, dovevano giocare al meglio delle nove partite (oggi le World Series sono al meglio delle sette partite).

Una cartolina delle World Series del 1903, in cui vengono chiamate “World’s Championship Games” (Wikimedia)

Né nome né evento erano però una novità. Nel 1884 si era già giocata una prima importante finale di un campionato di baseball, ed era stata chiamata, più onestamente e modestamente, “il campionato degli Stati Uniti”. E già da fine Ottocento, eventi del genere iniziarono a essere presentati – da organizzatori e giornali – come finali mondiali.

Alla fine dell’Ottocento nelle pubblicità era frequente l’uso dell’espressione del mondo per enfatizzare. Poi per la National League e l’American League c’era un altro problema, e cioè che né national né American potevano essere usati, per non rischiare di alludere a uno dei due campionati. Evidentemente nessuno pensò o accettò di chiamarle finali “statunitensi”.

Un programma da stadio delle World Series del 1938 (Baseball Almanac)

Espressioni del genere facevano parte anche del cosiddetto “eccezionalismo americano”, cioè la convinzione degli Stati Uniti di essere il paese migliore del mondo, destinato a guidarlo: non sono nello sport, ma anche. Il giornalista sportivo Gary Al-Smith ha detto, usando a sua volta – come moltissimi altri – americano per parlare di Stati Uniti:

L’eccezionalismo americano ha dato agli americani la fiducia in sé stessi necessaria, in ogni ambito, per credere che, se sei americano e sei bravo in quello che fai, puoi arrivare al successo ovunque.

Negli anni questa idea è stata contestata più volte, anche da certi atleti statunitensi. Di recente lo ha fatto, con notevole efficacia espressiva, il velocista Noah Lyles, lui sì campione olimpico e mondiale:

«World champion of what?!»

Ciononostante, le World Series (il nome si è accorciato nel tempo) si chiamano ancora così, e nessuno sembra intenzionato a cambiarlo. Ma se proprio non vi va giù, potete sempre chiamarle Fall Classic (“il classico d’autunno”), dal loro storico soprannome.