Il fotografo dietro a tutte queste copertine così simili
Nel giro di pochi mesi l'ungherese Szilveszter Makó è diventato richiestissimo dalle riviste, e secondo alcuni ha già stufato
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Sulla copertina del numero di novembre di Vogue Italia c’è la cantante Alicia Keys inquadrata di tre quarti, appoggiata a uno sgabello, con un abito nero senza maniche, un turbante di seta color crema e una mela stretta in una mano dietro la schiena. Tutta la composizione, compreso lo sfondo sfumato, è insolita per la copertina di una rivista di moda e ricorda un dipinto, non solo nei contorni e nei colori, ma anche nella posa del soggetto.
Sarebbe una copertina molto originale per una rivista di moda se negli ultimi mesi non ne fossero uscite altre dieci con lo stesso stile: con colori sfumati, elementi surrealisti e richiami al mondo della pittura. Il fotografo che le ha realizzate è sempre lo stesso, il 34enne ungherese Szilveszter Makó, diventato richiestissimo in pochissimo tempo e la cui onnipresenza sulle copertine delle riviste è diventata talmente palese da cominciare a suscitare qualche insofferenza tra gli appassionati di moda. Il suo stile è infatti così riconoscibile che l’impressione è di vedere sempre la stessa copertina dappertutto.
Da giugno Makó ha fotografato: Rihanna per 72, Gigi Hadid per WSJ Magazine, Sandra Bullock per Interview, Hunter Schafer per Elle US e Emma Corrin per Harper’s Bazaar UK, più Daisy Edgar-Jones, Olivia Rodrigo, Cardi B, Jenna Ortega e Roberto Bolle per varie edizioni di Vogue nel mondo. A queste copertine si aggiungono poi i servizi fotografici all’interno delle riviste e le pubblicità per i brand, che pure Makó sta facendo in quantità.
L’entusiasmo delle riviste per lo stile di Makó e il modo in cui è diventato così richiesto nel giro di pochi mesi dice molto dello stato delle riviste di moda oggi.
Le redazioni infatti hanno sempre meno soldi da dedicare ai servizi di moda, che sono quindi sempre meno innovativi. Dalla pandemia in particolare è diventato evidente come l’immaginario che prima si trovava solo nelle pagine delle riviste si sia spostato ormai quasi interamente online, e nelle pubblicità più che negli editoriali. Nel 2020 il fotografo britannico Tim Walker aveva raccontato al New York Times che i budget per i servizi fotografici si erano ridotti di circa otto volte rispetto agli anni Novanta.
L’originalità di Makó è un po’ un’eccezione in questo panorama, e le sue foto così sorprendenti e creative hanno attratto da subito grandi attenzioni. Non solo dalle redazioni delle riviste, ma anche dalle celebrità che oggi sono sempre più spesso protagoniste delle copertine e hanno più influenza delle modelle nella scelta del fotografo e della creatività.
Makó oggi ha il suo studio a Milano, ma è nato e cresciuto a Lillafüred, nel nord-est dell’Ungheria. È nato nel 1992, da ragazzo ha studiato arte e per un certo periodo ha fatto il parrucchiere nel salone della madre. La passione per la fotografia è arrivata dopo, quando ha iniziato a frequentare un corso universitario all’università di Arte e Design di Budapest.
I suoi primi lavori come fotografo di moda erano stati per Prada nel 2015, aveva poi realizzato diversi servizi di moda e più di recente campagne pubblicitarie, per esempio per Maison Margiela nel 2022 e per Zara nel 2025. Ma è a gennaio del 2026 che ha guadagnato più visibilità, quando ha firmato la copertina di The Cut che raffigurava Rama Duwaji, l’artista siro-americana moglie del sindaco di New York, Zohran Mamdani.
Da allora è stato richiestissimo e a settembre, durante la settimana della moda di New York, è stata organizzata una mostra dedicata ai suoi lavori, la “Bauhaus Ballet”.
Il suo stile è paragonato al surrealismo perché spesso le composizioni delle sue foto contengono elementi molto diversi e che apparentemente non c’entrano niente gli uni con gli altri. L’attrice Elle Fanning è stata fotografata mentre stava sdraiata su un piatto, con accanto una forchetta enorme con i rebbi in fiamme e uno sgabellino con sopra un guanto e una mela.
O ancora, Willem Dafoe e Cate Blanchett sono stati ritratti con una casetta di cartone in testa; Roberto Bolle mentre si esercita dentro una stanzetta minuscola e Olivia Rodrigo con ali e tunica in stile arcangelo Gabriele. Tutto quello che si vede nelle foto viene realmente riprodotto sul set: Makó scatta in analogico, non utilizza CGI (ovvero immagini generate al computer) e fa pochissima post-produzione con un metodo che non ha ancora rivelato a nessuno.
In un’intervista ad Artribune ha raccontato che questi elementi così contrastanti tra loro e i periodi storici così diversi nei quali le fotografie sono ambientate vengono interpretati a volte come «mancanza di studi», ma che in realtà per lui è tutto reso coerente dal suo gusto: «posso muovermi tra Rinascimento, Dada, Bauhaus o folklore senza perdere identità». Un elemento ricorrente nelle sue fotografie è quello del folklore ungherese, con richiami e riferimenti che sono incomprensibili a chi non lo conosce e che aggiungono un effetto fiabesco alle immagini.
Quello della scatola è un tema che torna spesso nell’immaginario di Makó: i suoi soggetti sono in molti casi ritratti all’interno di scatole o stanze piccolissime, oppure hanno scatole in testa aperte su un lato che fanno da scenografia. Le immagini hanno sempre sfondi dipinti, realizzati con pannelli, e molto del materiale che viene usato sul set è di recupero.
Sui social le riviste che hanno fatto fare le copertine a Makó sono state accusate di scarsa fantasia e di inseguire semplicemente il fotografo più stravagante e alla moda, col rischio di creare rapidamente un senso di saturazione e insofferenza nei confronti dell’artista. Allo stesso tempo, come ha scritto su Instagram il critico di moda e stylist Nicky Campbell, non si può chiedere all’artista di «lavorare meno e rifiutare gli incarichi», né «di stravolgere completamente la sua direzione artistica, che ha passato una vita a perfezionare».



