• Mondo
  • Mercoledì 28 ottobre 2026

Non c’è ancora un chiaro vincitore alle elezioni israeliane

La coalizione di Netanyahu è in vantaggio ma non ha la maggioranza, e i partiti arabi sono andati molto bene

Benjamin Netanyahu durante un discorso dalla sede del Likud a Gerusalemme, 28 ottobre (REUTERS/Ronen Zvulun)
Benjamin Netanyahu durante un discorso dalla sede del Likud a Gerusalemme, 28 ottobre (REUTERS/Ronen Zvulun)
Caricamento player

Secondo i risultati parziali delle elezioni parlamentari israeliane è in vantaggio lo schieramento dell’attuale primo ministro di destra Benjamin Netanyahu e il suo Likud è il partito più votato: né il suo schieramento né quello dell’opposizione arriverebbero comunque alla maggioranza dei seggi in parlamento, 61 su 120.

All’86 per cento circa dei voti contati, la coalizione di destra ed estrema destra religiosa di Netanyahu arriverebbe a 53 seggi, di cui 26 del Likud. Quella dell’opposizione a 48 seggi, di cui 21 del partito conservatore del generale Gadi Eisenkot, il principale avversario di Netanyahu. I partiti arabi, che costituiscono il terzo blocco e hanno offerto la loro collaborazione a Eisenkot, sono dati a 19 seggi: il loro miglior risultato di sempre (nel parlamento uscente avevano 10 seggi). Potrebbero essere decisivi: solo insieme a loro l’opposizione sionista arriverebbe alla maggioranza.

Otzma Yehudit, il partito del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, ha ottenuto 7 seggi. Sionismo Religioso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich 6. Al momento quindi i partiti più estremisti della coalizione che ha governato finora hanno grossomodo confermato i voti delle ultime elezioni (nel 2022). Sono estremamente ostili verso i palestinesi e promuovono l’occupazione, anche violenta, della Cisgiordania.

Yousef Jabareen, leader del partito arabo con più seggi, Lista Comune, ha invitato a unire le forze contro il «governo dei massacri» di Netanyahu. Prima del voto Eisenkot aveva declinato l’offerta di formare un’alleanza, ma ora potrebbe ripensarci. Yair Golan, leader della sinistra nella coalizione di Eisenkot, è stato il primo a chiedere esplicitamente un accordo: «Non possiamo più accettare la distinzione razzista di Netanyahu tra voti degli ebrei e degli arabi».

In nottata Netanyahu aveva detto di voler formare «un forte governo nazionale di destra», mentre Eisenkot aveva descritto le elezioni come «un referendum sulla leadership dei prossimi anni», aggiungendo che le persone hanno deciso per il cambiamento». Sia Eisenkot sia i leader dei partiti arabi hanno detto di essere contrari a ripetere le elezioni se ci fosse uno stallo, sostenendo che favorirebbe Netanyahu.

I primi risultati quindi smentiscono gli exit poll di martedì sera, che dapprima davano in testa la coalizione di Eisenkot, e poi i due blocchi in parità: non sempre in Israele gli exit poll sono accurati, e spesso in passato i risultati definitivi si sono discostati anche di diversi seggi.

Il leader della Lista Comune, il partito arabo più votato, Yousef Jabareen festeggia dopo la diffusione dei primi exit poll, il 27 ottobre a Nazareth

Il leader della Lista Comune, il partito arabo più votato, Yousef Jabareen festeggia dopo la diffusione dei primi exit poll, il 27 ottobre a Nazareth (EPA/JAMAL AWAD)

L’affluenza è stata altissima: ha votato il 77,7 per cento degli aventi diritto, il dato più alto dal 1999. È stata alta anche tra le persone palestinesi che hanno la cittadinanza israeliana, che votano storicamente meno degli ebrei israeliani perché sono sfiduciate, boicottano le istituzioni israeliane oppure non si sentono rappresentate dai partiti.

È probabile che lo scrutinio vada per le lunghe. Anche perché i voti di chi non ha votato nel proprio seggio, come per esempio i riservisti, verranno contati nei prossimi giorni. In tutto sono circa 600mila schede, e potrebbero spostare fino a 15 seggi o distribuirsi equamente e non cambiare nulla (in base alla proporzione tra votanti e numero di seggi, un seggio vale circa 40mila voti).

Lo scrutinio potrebbe protrarsi fino a giovedì. In seguito il cerimoniale prevede che il presidente Isaac Herzog faccia un giro di consultazioni tra i partiti, prima di incaricare un primo ministro, che poi deve ottenere la fiducia del parlamento. Potrebbe scegliere il leader del partito più votato, quindi Netanyahu, o quello con maggiori chance di ottenere la fiducia, quindi Eisenkot o un’altra persona dell’opposizione a Netanyahu.

Queste elezioni sono state le prime dagli attacchi di Hamas in Israele del 7 ottobre 2023, e quindi le prime dall’inizio della guerra nella Striscia di Gaza e delle successive operazioni militari di Israele in Medio Oriente. Tutti i principali leader politici avevano presentato le elezioni come decisive per il futuro di Israele, e hanno fatto appelli continui per dire alle persone di andare a votare.