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  • Mercoledì 28 ottobre 2026

Sul caso di David Rossi ora si indaga per omicidio

L'ipotesi che il manager di Monte dei Paschi non si sia suicidato è sostenuta anche da una commissione parlamentare d'inchiesta

Il monumento a Sallustio Bandini di fronte alla sede della banca Monte dei Paschi di Siena, ottobre 2016 (EPA/MATTIA SEDDA)
Il monumento a Sallustio Bandini di fronte alla sede della banca Monte dei Paschi di Siena, ottobre 2016 (EPA/MATTIA SEDDA)
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Alla Direzione distrettuale antimafia (DDA) della procura di Firenze è in corso un’indagine per omicidio sul caso di David Rossi, ex responsabile della comunicazione della banca Monte dei Paschi di Siena. Rossi è morto la sera del 6 marzo 2013 precipitando dalla finestra del suo ufficio, al terzo piano di Palazzo Salimbeni, sede storica di Monte dei Paschi (oggi MPS) nel centro di Siena. In un primo momento era prevalsa l’ipotesi che Rossi si fosse suicidato, e per due volte le indagini furono archiviate. Ma nel tempo cominciò a essere messa in discussione: dai familiari di Rossi, da una nuova perizia svolta dal Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri nel 2025 e da una commissione parlamentare d’inchiesta incaricata di indagare sulla vicenda.

Il nuovo fascicolo di indagine era stato aperto inizialmente a Siena, dopo un esposto dei familiari di Rossi, ma poi è passato per competenza alla DDA di Firenze. L’indagine è incentrata anche sugli atti trasmessi nei mesi scorsi dalla commissione parlamentare d’inchiesta creata nel 2023, che è composta da venti deputati e ha poteri simili a quelli dei pubblici ministeri che coordinano le indagini giudiziarie.

Durante i lavori la commissione ha chiesto nuove perizie e sentito alcuni testimoni concludendo innanzitutto che Rossi sarebbe morto per omicidio o in conseguenza di un altro reato: sarebbe stato tenuto appeso fuori dalla finestra del suo ufficio, forse con lo scopo di spaventarlo o minacciarlo, da qualcuno che lo avrebbe preso per il polso sinistro e poi lo avrebbe fatto cadere, non si sa se volontariamente.

Circa dieci giorni fa il presidente della commissione Gianluca Vinci ha poi riferito in una conferenza stampa i nomi di due persone sospettate di aver avuto un ruolo nella morte di Rossi: l’ex presidente di MPS Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli detto “Zena”, ex giocatore del calcio storico fiorentino (una rievocazione del gioco diffuso a Firenze a partire dal Cinquecento).

L’ipotesi della commissione – costruita sulla base di due testimoni, un imprenditore calabrese considerato vicino alla ‘ndrangheta e un cittadino brasiliano, entrambi in carcere ed entrambi già condannati per calunnia – è che Mussari e Ceccherelli sarebbero stati rispettivamente il mandante di un’intimidazione e la persona che «avrebbe organizzato e scelto le persone, al momento non ancora individuate, da coinvolgere nella fase esecutiva» di quello che poi si sarebbe trasformato in un omicidio. Secondo la tesi della commissione Mussari avrebbe ordinato l’intimidazione per convincere Rossi a gestire le sponsorizzazioni di MPS che aveva a disposizione (pari a 50 milioni di euro l’anno) accettando le condizioni imposte da un gruppo criminale vicino al boss Nicolino Grande Aracri.

Le modalità adottate dal presidente della commissione Vinci, la conferenza stampa e la platealità delle rivelazioni sono state molto criticate, anche perché sono stati resi pubblici nomi di persone attualmente non indagate. I diretti interessati hanno negato qualsiasi coinvolgimento, mettendo in dubbio l’attendibilità dei due testimoni, Mussari ha minacciato di querelare la commissione e l’avvocato di uno dei due testimoni ha contestato il modo con cui il suo assistito è stato sentito dal consulente della commissione (un colloquio a due in assenza di un legale durante il quale gli sarebbero state fatte pressioni).

Criticando la commissione, infine, l’Unione camere penali italiane, cioè l’organizzazione che rappresenta gli avvocati penalisti, ha parlato di uno sconfinamento dalle proprie competenze istituzionali, di una «grave lesione della presunzione di innocenza» e di una violazione delle linee guida sulla comunicazione degli uffici giudiziari, che deve essere «obiettiva, misurata, verificabile» e tutelare la reputazione delle persone coinvolte.

La procura di Firenze ha già sentito diversi testimoni, compresi alcuni già ascoltati dalla commissione: non si sa se anche i due testimoni centrali per la tesi della commissione stessa. Il Corriere di Siena scrive poi che sulla morte di David Rossi, oltre alla DDA di Firenze, stanno indagando anche le DDA di Brescia e di Bologna: al centro del fascicolo di Brescia c’è un conto aperto in provincia di Mantova intestato a un presunto prestanome della cosca Grande Aracri e collegato alle sponsorizzazioni che Rossi gestiva. La DDA di Bologna, invece, sta indagando sui legami tra alcuni gruppi criminali infiltrati in regione e un importante esponente politico emiliano.

Nel frattempo Ceccherelli ha ritirato la sua disponibilità a prendere parte all’audizione in commissione inizialmente fissata per il 3 novembre.

La morte di Rossi avvenne in un periodo in cui la magistratura stava indagando sulla gestione di Monte dei Paschi. Secondo alcuni testimoni, Rossi avrebbe manifestato la preoccupazione di esservi coinvolto. La procura di Siena chiese l’archiviazione solo pochi mesi dopo la sua morte, nel 2014, e fece distruggere i reperti trovati nell’ufficio di Rossi. La famiglia contestò la superficialità delle indagini, ritenendo che ci fossero ancora molti punti da chiarire. Nel 2015 la procura riaprì le indagini e svolse nuove perizie, analisi e simulazioni, ma la tesi del suicidio fu confermata e il caso di nuovo archiviato nel 2017.