Di cosa è accusato Youssef Siher

Per la procura è l'amministratore della pagina Movimento 17 ottobre, ma non è la «mente» dei disordini avvenuti a Milano

Scontri tra manifestanti e polizia in Lungo Dora a Torino, 24 ottobre 2026 (Mauro Ujetto/LaPresse)
Scontri tra manifestanti e polizia in Lungo Dora a Torino, 24 ottobre 2026 (Mauro Ujetto/LaPresse)
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L’uomo ritenuto essere l’amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram “Movimento 17 ottobre”, che è stato fermato sabato a Milano, ha 30 anni e si chiama Youssef Siher. La procura di Milano lo accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche: quest’ultimo è un nuovo reato introdotto dall’ultimo decreto sicurezza in risposta ai disordini del 17 e del 18 ottobre, che punisce anche chi promuove la formazione di un gruppo che poi agisce con violenza durante le manifestazioni.

Nessuna delle accuse rivolte a Siher riguarda quel weekend, nonostante molti media lo abbiano presentato come la «mente» dei disordini avvenuti a Milano. I fatti di cui parla il provvedimento di fermo sono avvenuti in date successive, e riguardano l’attività svolta online.

Secondo la procura Siher avrebbe approfittato delle proteste avvenute nei giorni prima in varie città italiane, organizzate tra gli altri da un altro gruppo noto come “Italia In Piazza”, per creare il gruppo su Telegram in cui sono poi entrate migliaia di persone: lo scopo di quel gruppo, per chi indaga, sarebbe stato quello di attuare «un progetto» eversivo, di protesta contro il governo, che avrebbe poi comportato spingere altre persone a commettere reati contro l’ordine pubblico. Le azioni di Siher, secondo la tesi di chi indaga, avrebbero suscitato una forte tensione sociale, da qui l’aggravante del terrorismo.

Il presunto piano si sarebbe dovuto concretizzare lo scorso sabato, quando il Movimento 17 ottobre aveva convocato manifestazioni in otto città per alimentare la protesta contro il carovita iniziata il fine settimana precedente. Non è andata così: sia perché il Movimento venerdì aveva annunciato che i luoghi delle mobilitazioni erano cambiati sia perché sabato Siher è stato fermato, e la polizia postale ha bloccato l’invio programmato dei messaggi che avrebbero comunicato i nuovi punti di ritrovo per i manifestanti.

Siher è in carcere da sabato: secondo i pubblici ministeri c’era il rischio che potesse scappare. Secondo quanto emerge da fonti della procura contattate dall’agenzia ANSA, l’interrogatorio di convalida del fermo dovrebbe tenersi martedì davanti alla giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni. I reati per cui è indagato prevedono pene da uno a cinque anni di carcere. È indagata per istigazione a delinquere anche una donna di 32 anni, sposata con Siher, perché ritenuta amministratrice del gruppo Telegram del movimento insieme al marito. Lei non è in prigione.

Bologna, 24 ottobre 2026 (ANSA/MAX CAVALLARI)

Il Movimento, anche noto come M1710, ha una connotazione vicina alla sinistra radicale e ai collettivi cosiddetti antagonisti. Il logo è una M bianca su sfondo nero, cerchiata e con all’interno i numeri 17 e 10. Su Instagram il primo comunicato pubblicato diceva: «non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli. Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere. Siamo giovani che hanno deciso di smettere di aspettare».

I contenuti della pagina Instagram amministrata da Siher sono tuttora online e consultabili. Oltre alle convocazioni per il 24 ottobre, contiene alcuni post con slogan piuttosto generici: il provvedimento di fermo cita come esempio di «contenuto violento» un post che dice “Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese, noi dichiariamo guerra a questo futuro infame”.

Nel provvedimento di fermo di Siher si legge che il gruppo Telegram è stato creato domenica 18 ottobre alle 19:58. A Siher gli investigatori sono risaliti perché dopo i disordini e i saccheggi avvenuti in particolare a Milano la polizia postale aveva cominciato a indagare per ricostruire chi fosse dietro ai molti gruppi aperti sia su WhatsApp che su Telegram in cui si parlava delle proteste. La scorsa settimana molti di questi gruppi sono stati chiusi e poi riaperti varie volte, cambiando nomi e amministratori.

Stando al provvedimento, il Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia postale di Firenze ha ottenuto da Telegram i dati relativi all’utenza di Siher, che hanno permesso di identificarlo. Contrariamente a quanto avveniva in passato, da due anni Telegram collabora più attivamente con le autorità giudiziarie: fornisce loro gli indirizzi IP delle connessioni per risalire all’identità delle persone e i numeri di telefono degli utenti nel caso di procedimenti legali nei loro confronti. Prima lo faceva solo nel caso in cui questi fossero sospettati di attività terroristiche.

La polizia postale della Lombardia ha quindi rintracciato Siher in una casa a Milano, nel quartiere Corvetto, a sudest del centro, dopo averlo cercato a casa della madre in provincia di Brescia. Lì Siher, che era insieme alla moglie e ad altre due donne, è stato perquisito. Sul computer di Siher gli agenti hanno trovato i due messaggi programmati sul gruppo Telegram di M1710 che alle 14:31 e alle 15:31 del 24 ottobre avrebbero dovuto dare indicazioni sui nuovi luoghi di ritrovo nelle varie città italiane. L’invio, si legge nel provvedimento, è stato bloccato dalla polizia postale: è per questo che sabato nelle sezioni locali del gruppo M1710 non sono arrivate istruzioni sulle manifestazioni.

Una manifestante si protegge dagli idranti della polizia a Torino, 24 ottobre 2026 (Mauro Ujetto/LaPresse)

In varie città le manifestazioni ci sono state comunque, come a Bologna, a Torino e a Roma, anche perché c’erano cortei già organizzati da altri collettivi e associazioni. A Milano si temevano i disordini maggiori, invece non ci sono stati affatto; a Bologna, Roma e Torino i manifestanti si sono scontrati con la polizia, che ha cercato di disperderli con cariche, lacrimogeni e getti d’acqua sparati in maniera ravvicinata e violenta sui manifestanti.

– Leggi anche: Gli scontri più pesanti di sabato sono avvenuti a Bologna

Per la procura i post pubblicati sulla pagina Instagram di M1710 includono «contenuti violenti, volti a raccogliere diverse forme di disagio e insoddisfazione». Tra i messaggi inviati sul gruppo Telegram e riportati nel provvedimento ce ne sono alcuni come quello di un utente che si fa chiamare “Maurice” che scrive a un certo punto: «spaccare gli istituti di credito è giusto». La tesi della procura è che Siher, convocando le proteste, abbia istigato gruppi di persone inclini alla violenza. Avrebbe inoltre dato loro istruzioni su come comportarsi nei cortei del 24 ottobre anche per contrastare le forze di polizia.

Il riferimento è a un documento inviato nei giorni prima intitolato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”. Il testo ribadisce gli obiettivi della mobilitazione – manifestare dissenso nei confronti del governo di Giorgia Meloni ed espandere la protesta – e dà una serie di indicazioni pratiche per i cortei.

Tra le altre cose viene suggerito come vestirsi per proteggersi dai lacrimogeni della polizia: si consiglia di indossare occhiali protettivi, felpe col cappuccio per proteggere la faccia, sciarpe o mascherine per coprire la bocca. Nel documento non ci sono professioni di violenza: a un certo punto si invita a «sfondare» eventuali sbarramenti delle forze di sicurezza se queste dovessero fermare il corteo. Per il resto, si esortano le persone a comportarsi con cautela per la sicurezza propria e degli altri manifestanti. Il provvedimento di fermo cita, come altro esempio di messaggio inviato da Siher su Telegram, uno in cui dice: «dobbiamo fare come la Francia, li sono ben organizzati e soprattutto attivi».

Siher, che è nato in provincia di Brescia e ha origini marocchine, ha una laurea triennale in Scienze della comunicazione conseguita all’università Statale di Milano. Il professore che lo ha seguito per la tesi lo ha descritto al Corriere della Sera come «uno studente eccellente» e uno dei migliori del suo corso. In seguito Siher ha frequentato un master in Scienze politiche e sempre all’università di Milano aveva fatto parte del Senato accademico e dell’associazione studenti musulmani.

Nel 2024 ha svolto come stagista un periodo di ricerca all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), uno dei centri di ricerca più importanti in Italia, concentrandosi sul Medio Oriente e sul Nord Africa. Sul suo profilo Instagram ha pubblicato vari post riferiti ad articoli su Marocco, Striscia di Gaza e questione palestinese, temi relativi al colonialismo. Non è chiaro che lavoro faccia: i giornali ne hanno parlato genericamente come di un ricercatore, lui in una diretta su YouTube del 2023 si era presentato come giornalista freelance che collaborava tra gli altri con Il Fatto Quotidiano.