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  • Martedì 27 ottobre 2026

Ora il movimento degli studenti in Serbia ha due cose importanti da decidere

Il nome del prossimo primo ministro e il rapporto che vuole avere con i deputati eletti, che non sono studenti

Una manifestazione spontanea nata per celebrare la vittoria della Lista studentesca alle elezioni del 25 ottobre 2026 (AP Photo/Armin Durgut)
Una manifestazione spontanea nata per celebrare la vittoria della Lista studentesca alle elezioni del 25 ottobre 2026 (AP Photo/Armin Durgut)
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In Serbia la vittoria della Lista studentesca (Studentska lista) alle elezioni parlamentari di domenica è stata eccezionale per molti motivi, ma soprattutto per il modo con cui è stata ottenuta.

Il movimento degli studenti non esisteva fino a due anni fa e in pochissimo tempo è riuscito a mobilitare una grossa fetta dell’elettorato, fino a sconfiggere il partito dell’ex presidente Aleksandar Vučić. Negli ultimi mesi ha messo insieme la Lista senza prendere la forma di un partito tradizionale, senza avere un leader riconosciuto né esprimerne uno che potesse essere individuato come primo ministro in caso di vittoria.

Lista studentesca ha partecipato alle elezioni come “gruppo di cittadini”, e tutte le decisioni del movimento vengono prese nelle assemblee delle università, in un modo completamente diverso da come agiscono solitamente i partiti tradizionali.

Alcune di queste caratteristiche hanno favorito la sua vittoria: per esempio il fatto di essere senza leader non ha permesso ai media controllati dal governo di avviare campagne di diffamazione contro persone specifiche, una pratica comune nella Serbia di Vučić. Allo stesso tempo, ora queste stesse caratteristiche potrebbero rendere la vita difficile al movimento nel doversi adeguare alla politica tradizionale e alle istituzioni serbe.

Ci sono due questioni particolarmente delicate, su cui si concentreranno gli sforzi del movimento nei prossimi giorni e settimane: definire chi sarà primo ministro e chiarire quali saranno i rapporti tra il movimento degli studenti e i candidati eletti, che peraltro non sono studenti ma persone scelte nelle assemblee universitarie.

Una manifestazione spontanea nata per celebrare la vittoria della Lista studentesca alle elezioni del 25 ottobre 2026 (AP Photo/Marko Drobnjakovic)

La questione più imminente riguarda l’indicazione del primo ministro, che in Serbia viene proposto dal presidente della Repubblica dopo le consultazioni e deve ricevere la fiducia del parlamento, più o meno come in Italia. Di solito è indicato dalla maggioranza (anche se negli ultimi due anni i primi ministri erano stati scelti direttamente da Vučić), ma la Lista studentesca non ha un capo.

Come detto, i candidati sono stati scelti dalle assemblee con voto di maggioranza dei partecipanti, cioè solo studenti universitari iscritti. Dopo la prima selezione c’è stata una specie di secondo turno, in cui tutte le assemblee hanno potuto votare sui candidati scelti dalle altre, ed escluderli se la maggioranza era contraria. Deliberatamente, all’interno della lista non sono state create gerarchie e non ci sono studenti: i candidati sono perlopiù professionisti, atleti, artisti, intellettuali.

In base a come hanno agito finora è possibile che gli studenti scelgano un candidato primo ministro facendo votare le assemblee, ma non è stato ancora annunciato.

Il movimento ha scelto sin dall’inizio di avere un rapporto molto cauto con la stampa: non comunica le sue discussioni interne, ma solo le sue decisioni, una volta che vengono approvate dalle assemblee. Questo anche per evitare la gogna mediatica a cui sarebbero stati sottoposti gli attivisti sui media filogovernativi. In ogni caso in base ai seggi ottenuti in parlamento la Lista studentesca dovrebbe riuscire ad approvare qualsiasi candidato senza fare alleanze con altri partiti.

Un’ipotesi che sta circolando in queste ore è che il candidato primo ministro possa essere il cardiologo Ilija Srdanović, una delle persone più esposte. Un altro nome che i giornali serbi menzionano è Dejan Šoškić, economista ed ex governatore della Banca Centrale, che si è candidato con la Lista studentesca.

Dato che Vučić si era dimesso dal ruolo di presidente appena prima delle elezioni con lo scopo di candidarsi a primo ministro e rimanere al potere aggirando il vincolo di mandati previsto dalla Costituzione, entro tre mesi in Serbia ci saranno anche le elezioni presidenziali. La presidente attuale è Ana Brnabić, un’esponente di spicco del partito di Vučić e una sua fedelissima.

Un cartellone mostra l’ex presidente Aleksandar Vučić, a Belgrado, campeggiare sulla folla di persone che celebrano la sua sconfitta, 25 ottobre 2026 (AP Photo/Armin Durgut)

La seconda grossa questione riguarda appunto i rapporti tra le assemblee e i deputati eletti. Non è chiaro se i deputati saranno liberi di decidere da soli, o se le assemblee continueranno a votare di volta in volta le linee da seguire. Il movimento ha sempre detto, in modo vago, che i deputati e le deputate risponderanno del loro lavoro “ai cittadini”, lasciando presumere che rimarranno perlopiù liberi di decidere.

Al tempo stesso, ogni persona che si è candidata con Lista studentesca ha dovuto firmare una dichiarazione in cui dice: «non voterò mai a favore di proposte contrarie al programma dell’organizzazione politica che mi ha candidato». È difficile dire però ora quanto questo sia vincolante, o come le assemblee riusciranno a far rispettare le loro indicazioni senza operare dentro strutture definite.

C’è anche da tenere a mente che la legge serba tutela l’indipendenza dei deputati e impedisce ai partiti di rimuoverli dall’incarico. Nelle ultime settimane sui giornali serbi si è parlato anche dell’ipotesi che il movimento studentesco si faccia da parte e lasci ai deputati la libertà di decidere come votare.