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  • Martedì 27 ottobre 2026

Abderrahim Fakir sarebbe morto anche a causa dell’intervento dei poliziotti

Lo sostengono i consulenti della procura, mentre gli avvocati degli agenti avevano sempre puntato su problemi cardiaci e uso di cocaina

La manifestazione al Pilastro di Bologna in memoria di Abderrahim Fakir, a Bologna il 26 luglio 2026 (ANSA/MAX CAVALLARI)
La manifestazione al Pilastro di Bologna in memoria di Abderrahim Fakir, a Bologna il 26 luglio 2026 (ANSA/MAX CAVALLARI)
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I risultati della consulenza tecnica ordinata dalla procura di Bologna indicano che tra le cause della morte di Abderrahim Fakir per insufficienza respiratoria ci sarebbe anche la manovra a cui è stato sottoposto per immobilizzarlo, oltre che l’assunzione di cocaina e i suoi problemi cardiaci. Abderrahim Fakir era l’uomo marocchino di 42 anni morto a Bologna il 19 luglio mentre due poliziotti lo immobilizzavano a terra, e il risultato è rilevante perché assegnerebbe parte della responsabilità della sua morte ai poliziotti che intervennero.

Del caso si era parlato molto e sono coinvolte sei persone: sono i quattro addetti della Croce Rossa che avevano tentato di soccorrerlo indagati per omicidio colposo e i due poliziotti, che però secondo le nuove norme sullo scudo penale non sono tecnicamente indagati. I pubblici ministeri dovranno ora decidere come procedere: se approfondire ulteriormente le indagini, ed eventualmente capire chi indagare formalmente, o archiviare il caso.

L’intervento di immobilizzazione da parte dei poliziotti è un elemento centrale di questa indagine. La difesa dei poliziotti ha sempre puntato sul fatto che Fakir fosse morto per le sue condizioni di salute precarie e per l’uso di cocaina. Al contrario, l’avvocato che assiste la famiglia di Fakir, Fabio Anselmo, ha detto all’AGI che secondo i consulenti «l’asfissia è stata la vera causa della morte»: se non fosse stato schiacciato, ha detto Anselmo, i problemi al cuore e la cocaina non sarebbero stati sufficienti a provocarne la morte.

Quel giorno la polizia era intervenuta dopo aver ricevuto una segnalazione secondo cui Fakir era «in escandescenza»: nell’audio della telefonata una persona dice che stava urlando e prendendo a calci i portoni dei garage di un palazzo nel quartiere popolare del Pilastro, nella periferia di Bologna. Gli agenti erano arrivati sul posto e avevano chiamato un’ambulanza. Avevano poi deciso di immobilizzarlo a terra.

Dai video si vede che dopo oltre due minuti di grida e lamentele, Abderrahim Fakir smette di gridare e di muoversi, mentre gli agenti procedono a bloccargli polsi e caviglie con delle fascette. Una volta terminata l’operazione, un poliziotto si accorge che l’uomo non sta più reagendo e gli dà due piccoli colpi sulla guancia senza ottenere reazione. Il primo soccorritore si avvicina a Fakir dopo circa 30 secondi, il suo corpo viene girato su un fianco, ma l’uomo non dà più segni di vita.

I consulenti hanno puntato l’attenzione soprattutto sulla posizione prona a cui è stato costretto Fakir: l’uomo è rimasto fermo in quella posizione per 6 minuti e 27 secondi, con un agente a cavalcioni sulla schiena e le braccia bloccate. I soccorritori poi lo hanno tenuto sul fianco destro per 3 minuti e 41 secondi. Secondo gli studi analizzati, la posizione prona ha aggravato le condizioni respiratorie di una persona già al limite.

In merito all’intervento dei soccorritori, l’uomo avrebbe dovuto essere trattato come un caso di arresto cardiaco perché risultava incosciente e con un respiro lento. Invece il massaggio cardiaco è iniziato in ritardo ed è stato eseguito mentre Fakir era ancora ammanettato. I consulenti stimano però che le possibilità di sopravvivenza sarebbero state del 15 per cento anche con soccorsi corretti.

– Leggi anche: Perché gli agenti coinvolti nella morte di Abderrahim Fakir a Bologna non sono indagati