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  • Martedì 27 ottobre 2026

Finora l’affluenza in Israele è la più alta da decenni

Alle 14 era del 44,9 per cento: foto e notizie sulle elezioni per rinnovare il parlamento israeliano

Un colono israeliano con una mitraglietta a tracolla in fila per votare a Kiryat Arba, Cisgiordania (AP Photo/Leo Correa)
Un colono israeliano con una mitraglietta a tracolla in fila per votare a Kiryat Arba, Cisgiordania (AP Photo/Leo Correa)
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Alle 14 di martedì più di tre milioni di persone israeliane avevano già votato per rinnovare i 120 membri della Knesset, il parlamento unicamerale del paese, che poi dovrà votare la fiducia a un nuovo governo. La Commissione elettorale centrale ha detto che l’affluenza è stata del 44,9 per cento, di molto superiore al 38,9 alle elezioni del 2022 alla stessa ora, e in generale la più alta degli ultimi decenni.

Le elezioni sono molto sentite: sono le prime dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre del 2023 e il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu si gioca qualcosa di più della sopravvivenza politica. Netanyahu guida una coalizione di estrema destra, di cui fanno parte il suo partito Likud, lo storico partito della destra israeliana; i partiti di estrema destra Potere ebraico, del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, e Sionismo religioso, del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich; e i due partiti ultraortodossi, Ebraismo della Torah Unito (UTJ) e Shas.

A sfidarlo c’è una eterogenea coalizione di opposizione sionista, cioè favorevole all’esistenza di Israele come stato ebraico, guidata dal generale Gadi Eisenkot e dal suo partito conservatore Yashar. Della coalizione fa parte anche la lista di centrodestra Insieme in cui si sono uniti Naftali Bennett e Yair Lapid; la lista di destra laica Yisrael Beitenu di Avigdor Lieberman; e ciò che è rimasto della sinistra israeliana, ormai marginale: i Democratici di Yair Golan.

Questi partiti sono accumunati soprattutto da una forte ostilità politica nei confronti di Netanyahu e del modo in cui ha governato negli ultimi anni, sfruttando l’incarico di primo ministro per sottrarsi ai processi per corruzione e per impedire la creazione di una commissione d’indagine indipendente sugli errori e sui fallimenti che permisero l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Nessuno mette però davvero in discussione le guerre che Netanyahu ha iniziato in Medio Oriente: casomai se ne contesta la gestione, ritenendola o troppo oltranzista o troppo morbida.

Il risultato delle elezioni è molto incerto: è plausibile, guardando i sondaggi, che nessuno dei due blocchi raggiunga la maggioranza di 61 seggi in parlamento. Potrebbe quindi essere decisivo il terzo blocco, quello formato dalle liste arabe: la più conservatrice Ra’am e la Lista comune, che riunisce un partito comunista, uno più tradizionale e uno nazionalista. Queste due liste si attendono un risultato storico che dipenderà soprattutto da quanto riescono a mobilitare al voto gli elettori arabi, che sono oltre un milione (su sette totali) ma che storicamente votano meno degli altri.

I seggi hanno aperto alle 7 ora locale. Hanno già votato molti leader politici, compresi i due principali sfidanti: Netanyahu a Gerusalemme, e Eisenkot, nella città di Herzliya vicino a Tel Aviv. Prima di andare a votare Eisenkot ha visitato la tomba del figlio che morì a 25 anni nel dicembre del 2023 durante un’operazione di salvataggio di ostaggi di Hamas a Gaza. Nelle immagini che arrivano dai seggi si vedono militari impegnati nei controlli di sicurezza, gruppi di ebrei ultraortodossi e famiglie di coloni armati.

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