Perché ci sono stati molti passaggi di parlamentari da un partito all’altro

Sono mosse tattiche in vista del voto del 2027, e sono i primi effetti – non proprio virtuosi – della nuova legge elettorale

Alessandro Onorato e Giuseppe Conte in occasione degli Stati generali per il programma di Progetto Civico Italia, Roma, 24 ottobre 2026 (Foto Mauro Scrobogna/LaPresse)
Alessandro Onorato e Giuseppe Conte in occasione degli Stati generali per il programma di Progetto Civico Italia, Roma, 24 ottobre 2026 (Foto Mauro Scrobogna/LaPresse)
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Le ultime settimane sono state piuttosto movimentate in parlamento: vari deputati e senatori hanno abbandonato il proprio gruppo, d’accordo col loro partito, per costituire nuove componenti; altri, pur avendo storie e culture molto diverse, si sono uniti per formare gruppi più numerosi. Sono rimescolamenti dettati da convenienze tattiche: la nuova legge elettorale rende molto più agevole la vita di quei partiti, più o meno piccoli, che hanno già una rappresentanza in parlamento.

Il cosiddetto Stabilicum prevede infatti che i partiti che non sono in parlamento debbano raccogliere almeno 6.000 firme in ogni collegio plurinominale – 49 per la Camera e 26 per il Senato – in cui è suddiviso il territorio italiano. È una novità, finora i requisiti per quei partiti erano assai più bassi: 1.500 firme per ciascun collegio. La legge prevede però delle esenzioni. Per i partiti che alla data di entrata in vigore definitiva della legge, e cioè il 24 ottobre, hanno una rappresentanza in parlamento è sufficiente raccoglierne solo 1.500, di firme.

Per questo vari piccoli partiti hanno ottenuto un beneficio da parte di quelli più grandi. L’interesse è duplice: da un lato i piccoli ottengono un vantaggio notevole, dovendo raccogliere meno firme; dall’altro i grandi si garantiscono che i voti di quei piccoli aiutino la propria coalizione a vincere le elezioni. Per come funziona la legge elettorale, del resto, anche minime percentuali di consenso possono risultare decisive per determinare il vincitore.

Il primo caso è stato quello del senatore Luigi Nave, che l’8 ottobre scorso ha lasciato il gruppo del Movimento 5 Stelle per entrare nel Gruppo Misto, e lì costituire la componente Avanti PSI – Progetto Civico Italia. Mentre per costituire un gruppo è necessario un numero minimo di senatori, per creare una componente nel Misto basta un solo membro. Avanti PSI – Progetto Civico Italia è la denominazione che fa riferimento all’alleanza tra il Partito Socialista Italiano di Enzo Maraio, piccolissimo partito di centrosinistra, e Progetto Civico, il movimento guidato dall’assessore romano Alessandro Onorato, composto per lo più da amministratori locali di orientamento progressista moderato.

Non è un caso che sia stato il Movimento 5 Stelle a prestare un senatore a Onorato e Maraio: da mesi Giuseppe Conte favorisce la visibilità e la crescita di questo movimento, che finora non ha mai partecipato a elezioni di una qualche importanza, con l’obiettivo di limitare il ruolo e lo spazio dell’altra componente centrista, quella che fa più o meno direttamente riferimento a Matteo Renzi.

Anche a destra ci sono movimenti analoghi. Giorgia Meloni sa che la sua coalizione rischia di essere meno competitiva del centrosinistra al Sud, e per questo s’è premurata di assicurarsi l’accordo con Sud chiama Nord, un movimento radicato nella Sicilia orientale e che fa capo a Cateno De Luca, funambolico sindaco di Taormina, in provincia di Messina. De Luca è un personaggio molto controverso: ha sempre adottato atteggiamenti spregiudicati, linguaggi violenti e sessisti, metodi clientelari. Ha più volte criticato, anche con durezza, l’operato del governo Meloni, e molte delle posizioni sostenute dai dirigenti di Sud chiama Nord sono in antitesi con quelle del centrodestra.

Ma queste contraddizioni risultano marginali di fronte alle esigenze elettorali: alle ultime elezioni regionali in Sicilia, nel 2022, De Luca ha ottenuto oltre 500mila voti, quasi tutti concentrati tra Messina e Catania, e quei voti sono ambitissimi, per Meloni. Per questo ha ordinato a Luca Sbardella e a Manlio Messina di unirsi a Francesco Gallo, unico deputato di Sud chiama Nord eletto nel 2022 grazie alla vittoria nel collegio uninominale di Messina.

Sbardella è un importante deputato laziale di Fratelli d’Italia. Messina è un deputato catanese eletto con Fratelli d’Italia, da cui però era uscito nel 2025 per via di conflitti locali in Sicilia: da tempo aveva manifestato l’intenzione di rappacificarsi con Meloni. In tre, che è il numero minimo in questi casi alla Camera, lo scorso 12 ottobre Sbardella, Messina e Gallo hanno così potuto costituire la componente Sud chiama Nord nel Misto.

Il 22 ottobre, invece, Andrea Crisanti, il senatore virologo eletto nel 2022 come indipendente nelle liste del Partito Democratico, ha annunciato il suo passaggio nel Gruppo Misto, dove ha creato, da solo, la componente Partito della Rifondazione Comunista. Non è stata una sua scelta autonoma: è stato il capogruppo Francesco Boccia, su ordine di Elly Schlein, a chiedergli questo trasferimento. Anche in questo caso la scelta è tattica: Schlein vuole includere nella coalizione di centrosinistra anche pezzi della sinistra radicale, e tra questi c’è senz’altro il partito di Rifondazione, guidato da Maurizio Acerbo.

Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Elly Schlein e Maurizio Acerbo durante la manifestazione “La via maestra”, promossa dalla CGIL a Roma, il 17 ottobre 2026 (Roberto Monaldo/LaPresse)

Nel 2022, in coalizione con Potere al Popolo, altro movimento di sinistra estrema, Acerbo si presentò alle elezioni con Unione Popolare, ottenendo oltre 400mila voti, cioè l’1,4 per cento. E soprattutto, per Schlein, l’accordo con Acerbo serve a provare ad attirare un elettorato giovane e radicale che è in parte quello che ha contribuito alla vittoria del referendum sulla giustizia a marzo.

Anche in questo caso, la convenienza elettorale spinge a soprassedere sulle divergenze politiche: le posizioni oltranziste di Acerbo sull’Europa, sulla NATO, su Israele e Palestina, nonché sulle politiche fiscali sono del tutto inconciliabili con quelle di buona parte del PD. Ma siccome, in base allo Stabilicum, vince chi prende un voto più dell’altro, ogni contributo può risultare decisivo.

Più controverso è il caso di Antonio Guidi, politico di lunga esperienza, già ministro per la Famiglia nel primo governo di Silvio Berlusconi nel 1994. Dopo vari riposizionamenti, tra la destra e il centrosinistra del Partito Socialista, nel 2022 era stato rieletto con Fratelli d’Italia. Il 20 ottobre Guidi ha annunciato il suo passaggio al Misto, creando una componente rinominata Italia Domani, il partito guidato da Marco Rizzo, ex esponente della sinistra comunista che da anni è a capo di varie formazioni sovraniste ma di sinistra, caratterizzate da un misto di ideologie nazionaliste e anticapitaliste radicali.

Marco Rizzo, leader di Italia Domani, al teatro comunale di Fiuggi, il 26 settembre (Valentina Stefanelli/Lapresse)

In questo caso la dinamica è più contorta. Un parlamentare di Fratelli d’Italia prestato a Rizzo fa presupporre un accordo elettorale tra Meloni e un leader storico della sinistra comunista. L’intesa che s’intravede va letta dunque alla luce dell’interesse di Meloni di limitare Roberto Vannacci, fondatore e leader di Futuro Nazionale: Rizzo ha a lungo vagheggiato una possibile alleanza con lui ma non si è mai concretizzato nulla. Ora la scelta di Guidi, che è affetto da tetraplegia spastica e che da anni conduce battaglie in favore dei diritti delle persone disabili, è a suo modo simbolica: «Di fronte a Vannacci che fa proposte oscene sulle classi separate per bambini con disabilità, la nostra scelta è invece chiara», dice Rizzo.

C’è poi il caso del segretario di Più Europa Riccardo Magi, che è un po’ diverso dagli altri. Magi lamenta una norma a suo dire discriminatoria contenuta nello Stabilicum, quella che esenta del tutto dalla raccolta delle firme i partiti che avevano una rappresentanza parlamentare sotto forma di gruppo autonomo entro la data arbitraria del 31 dicembre 2025. Più Europa è una componente del Gruppo Misto, non un gruppo a sé: è stata composta, fin dall’inizio della legislatura, da Magi, Benedetto Della Vedova e Luca Pastorino. Dopo aver a lungo chiesto un aiuto, cioè un prestito di deputati, al PD, Magi ha infine deciso di fare un accordo con Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro. Tutti insieme, in cinque, il 22 ottobre hanno chiesto l’autorizzazione al presidente della Camera di costituire un nuovo gruppo.

Anche in questo caso, le sensibilità sono assai diverse. Si va da Tabacci, parlamentare di lunghissima esperienza con origini nella Democrazia Cristiana e vari trascorsi in partiti di centro moderati, fino a Soumahoro, ex sindacalista di sinistra radicale, eletto nel settembre 2022 con Alleanza Verdi e Sinistra, prima di esserne espulso in seguito ad alcune vicende giudiziarie che avevano coinvolto la sua famiglia. Ottenere il riconoscimento di gruppo autonomo per Magi è importante, perché gli consentirà di presentare ricorso alla Corte costituzionale contro la legge elettorale.