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  • Giovedì 22 ottobre 2026

Come Vučić si è preso la Serbia

L'ex presidente candidato a primo ministro ha costruito un sistema in cui si vota regolarmente e lui vince quasi sempre

di Rodolfo Toè

L'ex presidente serbo e leader del Partito Progressista Serbo (SNS) Aleksandar Vučić a un comizio a Belgrado, il 3 ottobre 2026 (AP)
L'ex presidente serbo e leader del Partito Progressista Serbo (SNS) Aleksandar Vučić a un comizio a Belgrado, il 3 ottobre 2026 (AP)
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Aleksandar Vučić è al potere in Serbia dal 2014. È stato primo ministro e poi presidente, e ha accentrato su di sé un potere enorme, come non era riuscito a nessuno dalla fine della dittatura di Slobodan Milošević, nel 2000. A fine settembre si è dimesso da presidente perché il 25 ottobre ci sono le elezioni parlamentari: è arrivato al limite di due mandati, e così si è candidato primo ministro. Anche se non ha più un ruolo ufficiale è ancora l’uomo più potente della Serbia.

Vučić ha 56 anni, è un politico populista e nazionalista, e con lui la Serbia è diventata un paese sempre più autoritario e illiberale. Lo ha fatto senza cambiare la Costituzione, ma semplicemente estendendo la propria influenza e quella del suo partito, il Partito Progressista Serbo (SNS).

In Serbia sulla carta esiste la separazione dei poteri. Le elezioni sono libere, però sono molto sbilanciate a favore del governo, che sfrutta anche il controllo dei giornali, dei servizi di intelligence e dell’apparato giudiziario contro i suoi oppositori. Era lo stesso modo con cui Milošević rimase al potere dal 1989 al 2000, come presidente della Serbia e poi della Repubblica Federale di Jugoslavia, formata da Serbia e Montenegro. Milošević era un politico ultranazionalista: nel 2001 venne estradato nei Paesi Bassi, accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi in Kosovo, Croazia e Bosnia Erzegovina (morì nel 2006, in attesa di giudizio).

Il punto è che dopo la fine del suo regime la Serbia non è mai riuscita a democratizzarsi: chi controlla il governo ha poteri ampissimi, e Vučić ne ha approfittato per costruire il suo.

Un paio di calzini con il ritratto di Aleksandar Vučić in vendita a una bancarella del mercato a Belgrado (AP/Darko Vojinovic)

Un paio di calzini con il ritratto di Aleksandar Vučić in vendita a una bancarella del mercato a Belgrado (AP/Darko Vojinovic)

Il modo migliore per descrivere il sistema di potere creato da Vučić è partire dalla popolarità enorme del suo partito. L’SNS dice di avere circa 750mila iscritti. Sono tantissimi, sia tenendo in considerazione la popolazione della Serbia (6,6 milioni di abitanti), sia in termini assoluti. È possibile che i dirigenti gonfino i numeri, ma la cifra viene generalmente presa per buona.

Non è che centinaia di migliaia di serbi condividano le idee dell’SNS: il punto è che il governo controlla in modo clientelare l’amministrazione pubblica, e per lavorarci spesso è necessario essere iscritti al partito.

Ovviamente chi è stato assunto grazie al legame con l’SNS poi deve sostenerlo: andando ai comizi, partecipando alle manifestazioni e soprattutto votando nel modo suggerito dal partito. Gli stessi dirigenti dell’SNS parlano apertamente di come questi elettori vengano mobilitati a sostegno del governo: li chiamano sigurni glasovi, voti sicuri.

Una sostenitrice di Vucic in posa con un suo ritratto a un comizio del suo partito, il 16 ottobre 2026, a Novi Sad (AP/Darko Vojinovic)

Una sostenitrice di Vučić in posa con un suo ritratto a un comizio del suo partito, il 16 ottobre 2026, a Novi Sad (AP/Darko Vojinovic)

I dipendenti pubblici subiscono pressioni per votare SNS, e chi è a capo di un’azienda pubblica o di un’amministrazione locale deve garantire una quota di voti. Per controllare che le persone votino nel “modo giusto” viene ordinato loro di fotografare il voto o di usare un simbolo riconoscibile; o ancora vengono date loro schede compilate in anticipo.

L’SNS governa (da solo o in coalizione) praticamente in tutti i comuni serbi, il che facilita il compito.

Dal 2014 l’SNS ha vinto tutte le elezioni, quasi sempre con margini ampi. Per essere ancora più sicuro di vincere, Vučić spesso ha fatto ricorso anche a un altro trucco (in questo senso sfruttando una pratica comunque diffusa e non esclusiva della Serbia): organizzare elezioni parlamentari anticipate per sfruttare i momenti in cui il suo partito ha la massima popolarità e così aumentare la maggioranza. È successo nel 2014, nel 2016, nel 2022 e nel 2023.

Vincendo le elezioni, formalmente Vučić può sostenere che la Serbia è un paese democratico e che lui è stato eletto regolarmente: può quindi legittimarsi di fronte ai paesi occidentali e all’Unione Europea.

Un manifesto elettorale di Vučić a Belgrado, il 18 ottobre 2026 (AP/Darko Vojinovic)

Un manifesto elettorale di Vučić a Belgrado, il 18 ottobre 2026 (AP/Darko Vojinovic)

Alle elezioni del 25 ottobre il principale sfidante di Vučić è una lista formata da un movimento di studenti universitari che organizza enormi proteste contro di lui dal novembre del 2024. Le proteste sono iniziate dopo il crollo di una tettoia della stazione di Novi Sad, la seconda città della Serbia, in cui erano morte 16 persone. Col tempo si sono allargate e sono diventate le più grandi dai tempi della caduta di Milošević.

Vučić ha già affrontato diverse grandi proteste contro di lui: non le ha mai proibite, sostenendo che siano una prova del fatto che la Serbia è un paese democratico. Per lo stesso motivo in genere evita di ricorrere ad arresti di massa di attivisti e oppositori.

Poliziotti in assetto antisommossa a Belgrado durante una protesta organizzata dal movimento degli studenti, il 23 maggio 2026 (AP/Armin Durgut)

Poliziotti in assetto antisommossa a Belgrado durante una protesta organizzata dal movimento degli studenti, il 23 maggio 2026 (AP/Armin Durgut)

La repressione in Serbia funziona in modo più subdolo: il governo si serve dei giornali e delle televisioni che controlla per diffamare le persone che lo criticano, incitare un clima d’odio contro di loro e costringerle a lasciare il paese.

Oltre a usare la polizia per reprimere le proteste, Vučić spesso incoraggia i sostenitori del governo ad aggredire gli oppositori e chi manifesta contro di lui. In alcuni casi gli aggressori sono piccoli criminali o appartengono a gruppi di tifosi organizzati; in altri sono membri dell’SNS. Nel 2025, per esempio, quattro membri del suo partito vennero arrestati dopo aver picchiato alcuni studenti con mazze da baseball. Vučić li ha graziati e li ha definiti «eroi».

Una protesta di sostenitori dell'SNS e di Vučić, a Belgrado, il 2 novembre 2025 (AP Photo/Marko Drobnjakovic)

Una protesta di sostenitori dell’SNS e di Vučić, a Belgrado, il 2 novembre 2025 (AP/Marko Drobnjakovic)

Vučić è riuscito ad aumentare il proprio sostegno anche usando due grandi argomenti. Il primo è l’economia.

Durante il suo governo, la disoccupazione è passata dal 20 per cento al 7,2. I salari medi da una cifra tra i 320 e i 360 euro a mille. Vučić ha sostenuto la crescita attirando grandi investimenti dall’estero e in particolare dalla Cina, spesso però in modi opachi e controversi. La tettoia della stazione di Novi Sad, crollata nel 2024, era stata appena ristrutturata da un’azienda cinese. I manifestanti hanno visto il crollo come una dimostrazione di un lavoro fatto male, e quindi della corruzione e dell’inefficienza del governo.

L’altro argomento usato da Vučić è stato il nazionalismo, in particolare per quanto riguarda la questione del Kosovo, che prima di diventare indipendente nel 2008 era stato una provincia serba. Vučić ha sempre rifiutato di riconoscere la sua indipendenza, e spesso si è presentato come il protettore della minoranza serba che ci vive e che è concentrata soprattutto nel nord del territorio kosovaro.

È un argomento che ha funzionato molto, visto che in Serbia sono ancora forti i sentimenti nazionalistici in tutte le principali forze politiche, anche per esempio nel movimento degli studenti che si oppone a Vučić.

Il presidente cinese Xi Jinping consegna un'onorificenza ad Aleksandar Vučić, a Pechino, il 25 maggio 2026 (AP/Tingshu Wang)

Il presidente cinese Xi Jinping consegna un’onorificenza ad Aleksandar Vučić, a Pechino, il 25 maggio 2026 (AP/Tingshu Wang)

Anche la politica estera è stata un’importante fonte di legittimazione. L’Unione Europea ha tollerato il governo autoritario di Vučić, perché convinta che fosse necessario avere una situazione stabile in Serbia e impedire che governassero politici ancora più estremisti di lui. È un paese candidato a far parte dell’Unione dal 2012.

La Serbia però ha mantenuto relazioni strettissime anche con la Russia e con la Cina, ottenendo sostegno e investimenti da questi governi. L’SNS ha firmato accordi di collaborazione con il partito del presidente russo Vladimir Putin, Russia Unita; la Serbia è anche uno dei pochissimi paesi europei che non hanno approvato sanzioni contro la Russia.