Il Paris Saint-Germain è ancora la miglior squadra d’Europa
In una settimana ha segnato 8 gol a Manchester City e Barcellona; si è appena infortunato Khvicha Kvaratskhelia, però
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Il Paris Saint-Germain, o PSG, ha dimostrato un’altra volta di essere oggi la squadra maschile di calcio migliore al mondo. Nell’ultima settimana ha battuto in Champions League il Manchester City e il Barcellona, due delle squadre più forti e ricche (pur con i rispettivi problemi finanziari). Entrambe le volte ha segnato 4 gol e ha dato l’impressione di poter imporre il proprio gioco a prescindere dagli avversari. Nelle partite più importanti riesce ormai sempre ad alzare il proprio livello e a giocare con una consapevolezza, un’intensità e una qualità fuori dal comune.
E pensare che aveva iniziato male la stagione. Pur avendo vinto la Supercoppa Europea, aveva perso quella francese contro il Lens e nelle prime tre partite di campionato non aveva mai vinto. Ci si era arrivati a chiedere, evidentemente con troppa fretta, se il PSG fosse ancora quello degli ultimi anni: un mese e mezzo dopo l’ultima sconfitta, la risposta è sì. Ha vinto sette partite di fila, comprese le prime tre di Champions League. La partita con il Barcellona ha portato però con sé anche una brutta notizia: il grave infortunio al ginocchio dell’attaccante georgiano Khvicha Kvaratskhelia.
Negli anni Dieci e nei primi anni Venti il PSG, che ha vinto le ultime due edizioni della Champions League, era stato tutt’altro: una squadra fortissima e piena di talento, ma al contempo fragile, incapace di reagire nei momenti di difficoltà. Quando al PSG giocavano tre degli attaccanti più forti di sempre (Lionel Messi, Neymar e Kylian Mbappé) la squadra era fin troppo offensiva e sbilanciata, e non vinse mai la Champions League.
Oggi, grazie soprattutto all’allenatore spagnolo Luis Enrique, è una squadra «seria, collettivamente organizzata». Nella formazione attuale (e in quelle che hanno vinto nove trofei nelle ultime due stagioni) i migliori giocatori sono ben integrati nei princìpi di gioco. Contro il Barcellona, che fino a ieri aveva vinto tutte le 11 partite giocate in stagione, segnando ben 48 gol, il PSG ha tirato 14 volte in porta ed è sembrato in controllo della partita per buona parte del tempo, mettendo in difficoltà gli avversari con il suo pressing a tutto campo e la qualità delle sue giocate.
I tre attaccanti Khvicha Kvaratskhelia, Ousmane Dembélé e Désiré Doué, ma anche i loro sostituti, funzionano bene proprio perché collaborano tra loro e con il resto della squadra. Dembélé vinse il Pallone d’oro (il principale premio individuale del calcio) nel 2025 e Kvaratskhelia potrebbe vincerlo quest’anno. Entrambi sono attaccanti versatili e dinamici, che grazie a molti movimenti creano con costanza azioni offensive pericolose.
È tutto dire che il meno affermato dei tre sia il 21enne Doué, che già nel maggio del 2025, a 19 anni, segnò una doppietta nella finale di Champions League contro l’Inter. In questa stagione ha fatto un assist o un gol ogni 84 minuti di gioco, una media notevole; come gli altri due è veloce, abile nel dribbling e nel calciare il pallone con entrambi i piedi. Secondo il sito specializzato Transfermarkt vale 120 milioni di euro.
Dietro di loro giocano centrocampisti fenomenali, come Fabián Ruiz e Vitinha, entrambi a segno contro il Barcellona, e pure João Neves e Warren Zaïre-Emery. Ma il PSG è una squadra con tanti calciatori forti, che con Luis Enrique ruota parecchio i titolari con le riserve: dall’agosto del 2023 nel campionato francese ha messo in campo la stessa formazione titolare per due partite consecutive solo una volta.
Ci riesce perché i giocatori nuovi che vengono inseriti in squadra trovano spesso un contesto ideale per funzionare. Durante il calciomercato estivo ha ceduto quattro calciatori molto forti per quasi 300 milioni di euro (tra gli altri Bradley Barcola al Liverpool e Gonçalo Ramos al Milan), e ne ha acquistati altri forse meno forti ma più duttili e adatti al gioco di Luis Enrique (Ferran Torres dal Barcellona, Mika Godts dall’Ajax e Maghnes Akliouche dal Monaco, ciascuno per circa 50 milioni di euro).
Ferran Torres, che ha segnato il gol decisivo nell’ultima finale dei Mondiali, ha fatto 6 gol nelle prime 5 partite con il PSG. Lui e Akliouche saranno ancor più coinvolti da qui in avanti, visto che Kvaratskhelia si è rotto il legamento crociato del ginocchio.

Désiré Doué, Ferran Torres e Fabián Ruiz festeggiano uno dei gol segnati dal PSG contro il Barcellona il 20 ottobre 2026 (AP Photo/Thibault Camus)
Oltre a essere molto forte con la palla tra i piedi, il PSG di Luis Enrique è anche una squadra molto aggressiva in fase difensiva. Tutti sono coinvolti in un pressing intenso e costante, cosa che richiede una grande organizzazione. Spesso i difensori del PSG devono difendere lontano dalla propria porta: è una strategia rischiosa ma anche proficua, che Luis Enrique può permettersi anche perché ha alcuni dei migliori al mondo in questo.
Difficilmente una partita del PSG finirà senza gol: nelle ultime 133 partite che ha giocato, cioè dall’inizio della stagione 2024/25, uno zero-a-zero è successo solo due volte. Il PSG spesso subisce gol, ma il suo stile di gioco «comporta un rapporto tra rischi e ricompense» che è spesso favorevole, scrive l’apprezzato opinionista di The Athletic Michael Cox. Il risultato a volte sono partite come la semifinale di andata della scorsa edizione della Champions League, un memorabile 5-4 contro il Bayern Monaco, o come i 4-2 con cui ha battuto il City e il Barcellona.
Barney Ronay sul Guardian scrive che il PSG è in grado di essere pericoloso per tutta la durata di una partita. Ha una gran quantità di opzioni offensive, tra cui il velocissimo terzino destro Achraf Hakimi. E in questo momento sta giocando senza il terzino sinistro titolare, il 24enne portoghese Nuno Mendes, probabilmente il migliore al mondo nel suo ruolo. Il suo sostituto, Lucas Hernández, ha segnato contro il Barcellona. Al netto dell’infortunio di Kvaratskhelia, insomma, il Paris Saint-Germain è di nuovo la favorita per vincere la Champions League: quella contro il Barcellona era solo la terza di otto partite della fase a campionato, ma aveva già l’aria di una «prova» della finale.
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