Cos’è successo nella prima notte di NBA
LeBron James e i 76ers hanno rovinato la festa ai Knicks, Paul George ha iniziato bene (i Celtics meno), Spurs e Thunder se le sono date
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Nella notte italiana tra martedì e mercoledì è iniziata l’81esima stagione dell’NBA, il campionato nordamericano di basket. Si sono giocate solo tre delle 1.230 partite della regular season (la prima parte di campionato, quella prima dei playoff), tutte molto attese. Al Madison Square Garden i New York Knicks hanno festeggiato il titolo vinto la scorsa stagione, per poi perdere contro i Philadelphia 76ers, la nuova squadra di LeBron James. E gli Oklahoma City Thunder hanno battuto i San Antonio Spurs, i loro grandi rivali dell’ultimo periodo, in una partita molto impegnativa e combattuta.
Combattuta, anche letteralmente
La primissima partita della serata è stata quella tra Boston Celtics e Detroit Pistons, attualmente due delle migliori squadre della Eastern Conference, uno dei due grandi gruppi in cui è divisa l’NBA. Quest’estate i Celtics, la squadra più vincente nella storia dell’NBA, avevano ceduto per ragioni soprattutto economiche uno dei loro migliori giocatori, Jaylen Brown, in cambio del 36enne Paul George – uno che era forte, ma che negli ultimi anni aveva avuto parecchi problemi fisici.
Non hanno cominciato bene: Detroit è apparsa ancora la squadra giovane ed energica dello scorso anno e ha infine battuto i Celtics 121 a 113. Nell’ultimo quarto, i Pistons sono riusciti persino a fare 24 punti consecutivi. La cosa positiva per i Celtics è stata (inaspettatamente) proprio Paul George, che ha segnato 38 punti ed è tornato, almeno per una serata, il giocatore di una volta. Non solo: è stato il miglior esordio di sempre per un giocatore dei Celtics.
Jaylen Brown ha esordito poco dopo con la sua nuova squadra, nel palazzetto più famoso del mondo, il Madison Square Garden.
Prima della partita c’era stata la cerimonia con cui la squadra di casa dei New York Knicks ha festeggiato la vittoria della scorsa NBA. Nonostante i biglietti costassero tantissimo, in media migliaia di euro, il Madison Square Garden era pieno, anche perché per quasi tutti i presenti era la prima volta: i Knicks non vincevano l’NBA dal 1973.
La cerimonia si è svolta come al solito. Prima i giocatori hanno ricevuto l’anello, il prezioso simbolo della vittoria che viene consegnato a tutti i componenti della squadra campione. Poi sono stati alzati i due striscioni: quello della NBA Cup, il torneo meno importante che si gioca nel mezzo della stagione, e quello, più prestigioso, del titolo. A consegnare gli anelli eccezionalmente non c’era il capo dell’NBA Adam Silver, ma Walt Frazier, uno dei vincitori del secondo (e non più ultimo) anello dei Knicks.
La partita è stata meno entusiasmante per i Knicks: hanno perso 106 a 100 contro i 76ers, una squadra sulla carta meno rodata. Quest’estate, infatti, i 76ers avevano cambiato due dei loro cinque titolari, scambiando Brown per George e prendendo soprattutto LeBron James, che nonostante i suoi 41 anni sembra ancora in grande forma. Durante la partita contro i Knicks hanno entrambi giocato bene: Brown ha segnato 19 punti, James 14.
Nonostante abbia già vinto tutto e detenga numerosissimi record, James è sembrato anche molto motivato:
In generale, i 76ers hanno giocato bene. In attacco sono già stati capaci di coinvolgere i loro giocatori migliori, e in difesa Joel Embiid (il loro giocatore più rappresentativo di questi anni) sembra tornato in buone condizioni, dopo i brutti infortuni degli ultimi anni.
A volte in attacco si è trovato un po’ più in difficoltà: ha comunque segnato 13 punti
Infine c’è stata Spurs-Thunder, la partita tra le due squadre forse più quotate a vincere l’NBA, dove giocano due dei migliori giocatori del campionato: Victor Wembanyama nella prima, Shai Gilgeous-Alexander nella seconda. Nella scorsa stagione si erano affrontate nelle finali della Western Conference, in sette partite spettacolari e molto dure fisicamente.
Lo è stata anche la partita di ieri sera, molto sentita da entrambe le squadre. Nel secondo quarto c’è stato un accenno di rissa, dopo che De’Aaron Fox ha fatto cadere a terra Chet Holmgren, circa 25 centimetri più alto di lui. Alla fine i Thunder si sono presi la loro rivincita: sono stati la squadra più disciplinata e aggressiva e hanno vinto 116-104. Shai Gilgeous-Alexander è stato il migliore in campo, con 32 punti.
Wembanyama, invece, ha segnato un solo tiro su 13. A un certo punto è stato persino stoppato dallo spagnolo Aday Mara, alto 2,21 metri, al suo esordio in NBA.



